Gran Tour degli Autori

Sei grandi viaggi alla scoperta dei luoghi della Tuscia, una terra che non cessa di stupire


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di Giacomo Mazzuoli e Giuseppe Moscatelli

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Secondo Grand Tour degli Etruschi A.D. 1996: L'Etruria delle necropoli rupestri
  La tomba del dado nella necropoli della Peschiera a Tuscania La tomba del dado nella necropoli della Peschiera a Tuscania Grotta Porcina   Norchia, necropoli rupestre   Necropoli di San Giuliano a Barbarano Romano
La tomba del dado nella necropoli della Peschiera a Tuscania Grotta Porcina Norchia, necropoli rupestre Necropoli di San Giuliano a Barbarano Romano

Nell’agosto del 1996 ci sembrò abbastanza scontato che il Gran Tour di quell’anno avesse come oggetto ancora una volta gli etruschi. Il giro dell’anno precedente, intenso ma pressoché improvvisato, ci era servito a comprendere che la quantità di testimonianze che la civiltà etrusca ha lasciato nel nostro territorio è tale da meritare ben altro interesse e attenzione. Eccoci quindi di nuovo “on the road” con la macchina di G. (nuova e sempre con l’aria condizionata) alla scoperta di tombe isolate e necropoli. Quest’anno una novità, che non si ripeterà negli anni a venire: non siamo soli, con noi c’è anche il comune amico R. che dopo non poche insistenze si è deciso a seguirci.

Prima tappa a Tuscania, il luogo a noi più prossimo e accessibile. Il territorio della città è assai ricco di necropoli, ma il nostro interesse si concentra su quella della Peschiera, per la presenza di un monumento pressoché unico: la famosa tomba a dado, con la sua caratteristica forma a casa, con tanto di tetto spiovente e divisione in vani. Arrivarci non è stato facile e non tanto per la solita carenza di indicazioni, quanto per il fatto che pur essendo uno dei monumenti più insigni della civiltà etrusca l’accesso al sito è ostacolato da recinzioni in filo spinato, che naturalmente non ci hanno trattenuto.

Il nostro tour continua con Norchia, uno dei luoghi più affascinanti e spettacolari dell’intera Etruria, con le sue grandiose e scenografiche tombe rupestri. Il nostro tempo è limitato e il sito piuttosto impervio, per di più comincia a piovere: ci sfuggono le tombe doriche e anche la Norchia medievale, ma vi ritorneremo più volte negli anni a seguire.

Dopo Norchia un sito isolato e, allora, poco conosciuto e valorizzato: quello di Grotta Porcina, nel territorio di Blera. Il nome del luogo lascia ben intendere quale fosse il suo utilizzo in epoca neanche tanto lontana: ma ciò non ha pregiudicato le emergenze archeologiche che vi si ammirano, tra le più misteriose e inquietanti di tutta l’Etruria. Un gigantesco tumulo alla cui sommità si accede da un ponte risparmiato nel tufo di uno sperone roccioso, un altare rupestre tra due gradinate, forse un teatro, e tanto altro.

Ancora una tomba isolata, nel territorio di Barbarano Romano, in località Valle Cappellana. Una cosa che non ti aspetti. Un piccolo dromos introduce in un ambiente davvero monumentale: due stanze dal soffitto scolpito con travi sono separate da due possenti colonne scanalate, con letti funebri sulle pareti laterali.

Intanto ha smesso di piovere e si è fatta ora di pranzo. Considerato il poco tempo a disposizione e il fatto che siamo in aperta campagna consumiamo il nostro pasto a base di panini e acqua minerale al fresco di un anfratto, tra i borbottii di R. al quale avevamo prospettato ben altra situazione.

Ci dirigiamo verso la non lontana Necropoli di San Giuliano, nell’ambito del medesimo comune. E qui l’esperienza è davvero esaltante. Nel caldo spossante del primo pomeriggio entriamo in un bosco magico, la cui rigogliosa verdura ci protegge dal sole ma non ci risparmia l’afa. Tra i tronchi, i rami, le foglie spuntano tombe, imponenti portali, grandiosi fregi architettonici. Non seguiamo un percorso prestabilito, andiamo dove ci porta l’istinto e ci guida l’occhio. “Guarda laggiù!”... “Anche qui!”...”Dov’è finito R.?”...

Ci piace perderci e forse ci perdiamo. Guadiamo un torrente per poi attraversare altra macchia e ritrovarci all’aperto, in una campagna dai colori caldi e dagli orizzonti aperti. Davanti a noi i ruderi di una chiesa. E’ chiusa, ma da una finestrella protetta da una grata metallica spingiamo il nostro sguardo all’interno ad ammirare, tra un desolato abbandono di architetture e suppellettili, affreschi stupendi e ben conservati. Un posto veramente incantato.

Il nostro tour si conclude nella non lontana Blera, sulla strada del ritorno. Anche qui necropoli rupestri, non così spettacolari e imponenti come quelle di Norchia, ma per noi non meno suggestive. Una tomba a dado in particolare, non meno bella di quella di Tuscania, attira la nostra attenzione: ha il portale racchiuso nella classica cornice rilevata a forma di “T”, una serie di ben definite cornici di coronamento e scala laterale per accedere alla piattaforma (il tetto della tomba) dove al  modo degli antichi etruschi ci lasciamo andare a simulazioni di riti apotropaici...

Ci guardiamo intorno: eh si, anche R. ora ride, vuol dire che valeva la pena.

 

 Giuseppe Moscatelli

 
  Ingresso della tomba principale del tumulo Cima a San Giuliano   Necropoli di San Giuliano a Barbarano Romano
Ingresso della tomba principale del tumulo Cima a San Giuliano Necropoli di San Giuliano a Barbarano Romano  
Tombe gemelle a San Giuliano Valle Cappellana, interno di tomba con colonne tuscaniche  
Tombe gemelle a San Giuliano Valle Cappellana, interno di tomba con colonne tuscaniche  

Affreschi nella chiesetta di San Giuliano

Colombario di epoca romana a Blera

 

Affreschi nella chiesetta di San Giuliano

Colombario di epoca romana a Blera