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Secondo Grand Tour degli Etruschi A.D. 1996:
L'Etruria delle necropoli rupestri
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La tomba del dado nella necropoli
della Peschiera a Tuscania |
Grotta Porcina |
Norchia, necropoli rupestre |
Necropoli di San Giuliano a
Barbarano Romano |
Nell’agosto del 1996
ci sembrò abbastanza scontato che il Gran Tour di quell’anno avesse
come oggetto ancora una volta gli etruschi. Il giro dell’anno
precedente, intenso ma pressoché improvvisato, ci era servito a
comprendere che la quantità di testimonianze che la civiltà etrusca
ha lasciato nel nostro territorio è tale da meritare ben altro
interesse e attenzione. Eccoci quindi di nuovo “on the road” con la
macchina di G. (nuova e sempre con l’aria condizionata) alla
scoperta di tombe isolate e necropoli. Quest’anno una novità, che
non si ripeterà negli anni a venire: non siamo soli, con noi c’è
anche il comune amico R. che dopo non poche insistenze si è deciso
a seguirci.
Prima tappa a
Tuscania, il luogo a noi più prossimo e accessibile. Il territorio
della città è assai ricco di necropoli, ma il nostro interesse si
concentra su quella della Peschiera, per la presenza di un
monumento pressoché unico: la famosa tomba a dado, con la sua
caratteristica forma a casa, con tanto di tetto spiovente e
divisione in vani. Arrivarci non è stato facile e non tanto per la
solita carenza di indicazioni, quanto per il fatto che pur essendo
uno dei monumenti più insigni della civiltà etrusca l’accesso al
sito è ostacolato da recinzioni in filo spinato, che naturalmente
non ci hanno trattenuto.
Il nostro tour
continua con Norchia, uno dei luoghi più affascinanti e
spettacolari dell’intera Etruria, con le sue grandiose e
scenografiche tombe rupestri. Il nostro tempo è limitato e il sito
piuttosto impervio, per di più comincia a piovere: ci sfuggono le
tombe doriche e anche la Norchia medievale, ma vi ritorneremo più
volte negli anni a seguire.
Dopo Norchia un sito
isolato e, allora, poco conosciuto e valorizzato: quello di Grotta
Porcina, nel territorio di Blera. Il nome del luogo lascia ben
intendere quale fosse il suo utilizzo in epoca neanche tanto
lontana: ma ciò non ha pregiudicato le emergenze archeologiche che
vi si ammirano, tra le più misteriose e inquietanti di tutta l’Etruria.
Un gigantesco tumulo alla cui sommità si accede da un ponte
risparmiato nel tufo di uno sperone roccioso, un altare rupestre
tra due gradinate, forse un teatro, e tanto altro.
Ancora una tomba
isolata, nel territorio di Barbarano Romano, in località Valle
Cappellana. Una cosa che non ti aspetti. Un piccolo dromos
introduce in un ambiente davvero monumentale: due stanze dal
soffitto scolpito con travi sono separate da due possenti colonne
scanalate, con letti funebri sulle pareti laterali.
Intanto ha smesso di
piovere e si è fatta ora di pranzo. Considerato il poco tempo a
disposizione e il fatto che siamo in aperta campagna consumiamo il
nostro pasto a base di panini e acqua minerale al fresco di un
anfratto, tra i borbottii di R. al quale avevamo prospettato ben
altra situazione.
Ci dirigiamo verso
la non lontana Necropoli di San Giuliano, nell’ambito del medesimo
comune. E qui l’esperienza è davvero esaltante. Nel caldo spossante
del primo pomeriggio entriamo in un bosco magico, la cui rigogliosa
verdura ci protegge dal sole ma non ci risparmia l’afa. Tra i
tronchi, i rami, le foglie spuntano tombe, imponenti portali,
grandiosi fregi architettonici. Non seguiamo un percorso
prestabilito, andiamo dove ci porta l’istinto e ci guida l’occhio.
“Guarda laggiù!”... “Anche qui!”...”Dov’è finito R.?”...
Ci piace perderci e
forse ci perdiamo. Guadiamo un torrente per poi attraversare altra
macchia e ritrovarci all’aperto, in una campagna dai colori caldi e
dagli orizzonti aperti. Davanti a noi i ruderi di una chiesa. E’
chiusa, ma da una finestrella protetta da una grata metallica
spingiamo il nostro sguardo all’interno ad ammirare, tra un
desolato abbandono di architetture e suppellettili, affreschi
stupendi e ben conservati. Un posto veramente incantato.
Il nostro tour si
conclude nella non lontana Blera, sulla strada del ritorno. Anche
qui necropoli rupestri, non così spettacolari e imponenti come
quelle di Norchia, ma per noi non meno suggestive. Una tomba a dado
in particolare, non meno bella di quella di Tuscania, attira la
nostra attenzione: ha il portale racchiuso nella classica cornice
rilevata a forma di “T”, una serie di ben definite cornici di
coronamento e scala laterale per accedere alla piattaforma (il
tetto della tomba) dove al modo degli antichi etruschi ci lasciamo
andare a simulazioni di riti apotropaici...
Ci guardiamo
intorno: eh si, anche R. ora ride, vuol dire che valeva la pena.
Giuseppe
Moscatelli |