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Grand Tour del viterbese A.D. 1994:
Marta, Soriano, la Faggeta, Chia, Mugnano, Vitorchiano
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Marta, la Torre |
Soriano nel Cimino, Fonte
Papacqua |
Sullo sfondo la rupe di Chia |
Nell’agosto del 1994
pensai di riproporre a G. l’esperienza del “Gran Tour”, anche
perché l’anno precedente ci eravamo divertiti e il “Viterbese” era
ancora tutto da girare. In effetti più di una volta avevamo
accennato scherzosamente a questa ipotesi, per cui non c’è stato
bisogno di insistere. Eccoci quindi ancora in macchina: la sua, per
via dell’aria condizionata. Un unico, piccolo, rammarico: non esser
riusciti a coinvolgere alcun altro in questa “goliardata”, per i
soliti pretesti del caldo, della stanchezza, degli impegni già
presi...
L’itinerario è
venuto...strada facendo e se proprio vogliamo individuare un tratto
comune tra le località visitate potremmo ritrovarlo nella
suggestività dei borghi... “Gran Tour dei borghi viterbesi”
potremmo chiamarlo.
Prima tappa, per
niente scontata (data la prossimità del luogo): Marta, il più bel
colpo d’occhio sul lago di Bolsena. Quante volte eravamo andati a
Marta? Infinite... Quante volte eravamo entrati nel suo bel centro
storico? Nessuna. E ne è valsa la pena: ci siamo ritrovati a godere
il fresco di viuzze riparate dal sole in un intrico di vicoli,
archetti, scalette, finestrelle e angoli fioriti di straordinaria
suggestione. Siamo poi saliti alla Torre dell’orologio, non ancora
deturpata dai recenti restauri, che si stagliava con la sua mole
contro l’azzurro acceso del cielo d’agosto, superba dominatrice del
lago che placido dilagava oltre i tetti delle case...
Via, alla volta di
Soriano. Dal lago ai monti Cimini, il salto potrebbe sembrare
ardito, ma non è così. Intanto anche Soriano ha un pregevole centro
storico...certo più esteso, meno raccolto di quello di Marta, ma
altrettanto piacevole. E poi a noi interessavano le particolarità
artistiche e architettoniche...e Soriano ne ha una veramente
singolare: la Fonte Papacqua. Ne avevo sentito parlare ed ero
curioso di vederla. Però, una volta sul posto, non ci siamo messi a
considerare i suoi significati esoterici o a cercar di interpretare
le sue misteriose simbologie: ci siamo semplicemente arrampicati
sopra, per cercare qualche scatto originale!
Abbiamo quindi
trascurato l’imponente castello Orsini (peraltro non visitabile) la
cui massiccia sagoma grava sul grumo di case del centro antico con
straordinario effetto scenografico e ci siamo diretti verso la
Faggeta, una delle realtà ambientali e paesaggistiche più
rilevanti del nostro territorio, a cercare un pò di refrigerio dal
sole di mezzogiorno. Ritrovarsi immersi nel verde di un bosco da
favola, con piante alte e ombrose, è stato un piacevole contrasto
rispetto alle altre tappe del tour ed un’utile opportunità per
sedersi a tavola in un ristorante niente male a consumare un menù
quasi “montanaro” a base di tagliatelle ai funghi porcini (per
cominciare...). Non so se è stato più gratificante o alienante il
fatto che del locale eravamo gli unici avventori e tutti si
prodigavano intorno a noi che ne avremmo fatto volentieri a meno...
Dopo Soriano eccoci
a Chia, altro minuscolo borgo ricco di suggestioni. Ci incuriosiva
la “Torre di Pasolini”, un’alta ed esile costruzione merlata che si
erge isolata e come claudicante in mezzo alla campagna, residuo di
chissà quale rocca o maniero cui poggiava con uno dei suoi lati. Il
famoso scrittore e regista, amante delle campagne viterbesi in cui
aveva ambientato vari dei suoi film, l’aveva comprata per farne il
suo “buen ritiro”: il suo pensatoio e il suo giardino di delizie.
Avendola tante volte vista transitando sulla superstrada Viterbo –
Orte, ci sarebbe piaciuto visitarla. Ma il nostro desiderio era
destinato a rimanere inappagato: infatti non solo non vi siamo
entrati, essendo la costruzione di proprietà privata, ma non
abbiamo potuto neanche avvicinarci, per averne una visone più
diretta e completa. Ci siamo quindi immersi nel “cuore di tufo” del
borgo di Chia, baciato dai raggi del sole del primo pomeriggio.
Discinte prostitute, dagli svincoli della superstrada alle
piazzuole delle stradine di campagna, davano a tutto l’ambiente
un’atmosfera vagamente pasoliniana.
Da borgo a borgo: da
Chia a Vitorchiano. Qui ci richiamavano le reminiscenze di un film
“mitico” che aveva grandemente valorizzato molti luoghi della
Tuscia, ma Vitorchiano in particolare: “L’armata Brancaleone” di
Mario Monicelli, con Vittorio Gassman. Come non ricordare le
claustrofobiche scene girate tra le stradine strette e buie del
centro medievale con Gassman attirato in un convegno amoroso che se
la da precipitosamente a gambe quando scopre che in paese c’è la
peste? Ma a Vitorchiano vi è un altro monumento “erratico”, del
tutto avulso dal contesto culturale-storico-geografico del paese, e
forse per questo ancor più interessante. Si tratta di un monumento
unico nel suo genere: un autentico “Moai”, uno di quegli enormi
faccioni in pietra per cui è famosa l’isola di Pasqua, scolpito in
peperino sul posto da artisti provenienti da quei lontanissimi
lidi. E’ sistemato, felicemente incongruo, al centro di una
piazzetta e visitarlo ci risparmia la fatica e le insidie di un
volo transoceanico...
Ultima tappa del
nostro tour Mugnano in Teverina, altro borgo all’ombra di una
possente torre, nobile nella sua decadente fatiscenza, percorsa da
crepe profonde e ramificate incrinature in tutta la sua superficie
cilindrica, di un color bruno che ci rammenta il trascorrere del
tempo e che nessuno, si spera, si prenderà mai la briga di voler
restaurare. In paese abbiamo anche vissuto l’inaspettata esperienza
di uno splendido Palazzo Orsini, con una grande loggia fiorita
annunciata da una pregevole balaustra e ripartita da sei grandi
colonne che conferiscono all’insieme monumentalità e eleganza.
Ma si è fatta sera e
siamo ormai sulla strada del ritorno.
Giuseppe Moscatelli
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