Gran Tour degli Autori

Sei grandi viaggi alla scoperta dei luoghi della Tuscia, una terra che non cessa di stupire


Gran Tour del viterbese 1993

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di Giacomo Mazzuoli e Giuseppe Moscatelli

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Grand Tour del viterbese A.D. 1994: Marta, Soriano, la Faggeta, Chia, Mugnano, Vitorchiano
  Marta, la Torre   Il moai di Vitorchiano   Soriano nel Cimino, Fonte Papacqua   Soriano nel Cimino, Fonte Papacqua   Sullo sfondo la rupe di Chia
Marta, la Torre Soriano nel Cimino, Fonte Papacqua Sullo sfondo la rupe di Chia

Nell’agosto del 1994 pensai di riproporre a G. l’esperienza del “Gran Tour”, anche perché l’anno precedente ci eravamo divertiti e il “Viterbese” era ancora tutto da girare. In effetti più di una volta avevamo accennato scherzosamente a questa ipotesi, per cui non c’è stato bisogno di insistere. Eccoci quindi ancora in macchina: la sua, per via dell’aria condizionata. Un unico, piccolo, rammarico: non esser riusciti a coinvolgere alcun altro in questa “goliardata”, per i soliti pretesti del caldo, della stanchezza, degli impegni già presi...

L’itinerario è venuto...strada facendo e se proprio vogliamo individuare un tratto comune tra le località visitate potremmo ritrovarlo nella suggestività dei borghi... “Gran Tour dei borghi viterbesi” potremmo chiamarlo.

Prima tappa, per niente scontata (data la prossimità del luogo): Marta, il più bel colpo d’occhio sul lago di Bolsena. Quante volte eravamo andati a Marta? Infinite... Quante volte eravamo entrati nel suo bel centro storico? Nessuna. E ne è valsa la pena: ci siamo ritrovati a godere il fresco di viuzze riparate dal sole in un intrico di vicoli, archetti, scalette, finestrelle e angoli fioriti di straordinaria suggestione. Siamo poi saliti alla Torre dell’orologio, non ancora deturpata dai recenti restauri, che si stagliava con la sua mole contro l’azzurro acceso del cielo d’agosto, superba dominatrice del lago che placido dilagava oltre i tetti delle case...

Via, alla volta di Soriano. Dal lago ai monti Cimini, il salto potrebbe sembrare ardito, ma non è così. Intanto anche Soriano ha un pregevole centro storico...certo più esteso, meno raccolto di quello di Marta, ma altrettanto piacevole. E poi a noi interessavano le particolarità artistiche e architettoniche...e Soriano ne ha una veramente singolare: la Fonte Papacqua. Ne avevo sentito parlare ed ero curioso di vederla. Però, una volta sul posto, non ci siamo messi a considerare i suoi significati esoterici o a cercar di interpretare le sue misteriose simbologie: ci siamo semplicemente arrampicati sopra, per cercare qualche scatto originale!

Abbiamo quindi trascurato l’imponente castello Orsini (peraltro non visitabile) la cui massiccia sagoma grava sul grumo di case del centro antico con straordinario effetto scenografico e ci siamo diretti verso la Faggeta, una delle realtà ambientali  e paesaggistiche più rilevanti del nostro territorio, a cercare un pò di refrigerio dal sole di mezzogiorno. Ritrovarsi immersi nel verde di un bosco da favola, con piante alte e ombrose, è stato un piacevole contrasto rispetto alle altre tappe del tour ed un’utile opportunità per sedersi a tavola in un ristorante niente male a consumare un menù quasi “montanaro” a base di tagliatelle ai funghi porcini (per cominciare...). Non so se è stato più gratificante o alienante il fatto che del locale eravamo gli unici avventori e tutti si prodigavano intorno a noi che ne avremmo fatto volentieri a meno...

Dopo Soriano eccoci a Chia, altro minuscolo borgo ricco di suggestioni. Ci incuriosiva la “Torre di Pasolini”, un’alta ed esile costruzione merlata che si erge isolata e come claudicante in mezzo alla campagna, residuo di chissà quale rocca o maniero cui poggiava con uno dei suoi lati. Il famoso scrittore e regista, amante delle campagne viterbesi in cui aveva ambientato vari dei suoi film, l’aveva comprata per farne il suo “buen ritiro”: il suo pensatoio e il suo giardino di delizie.  Avendola tante volte vista transitando sulla superstrada Viterbo – Orte, ci sarebbe piaciuto visitarla.  Ma il nostro desiderio era destinato a rimanere inappagato: infatti non solo non vi siamo entrati, essendo la costruzione di proprietà privata, ma non abbiamo potuto neanche avvicinarci, per averne una visone più diretta e completa. Ci siamo quindi immersi nel “cuore di tufo” del  borgo di Chia, baciato dai raggi del sole del primo pomeriggio. Discinte prostitute, dagli svincoli della superstrada alle piazzuole delle stradine  di campagna, davano a tutto l’ambiente un’atmosfera vagamente pasoliniana.

Da borgo a borgo: da Chia a Vitorchiano. Qui ci richiamavano le reminiscenze di un film “mitico” che aveva grandemente valorizzato molti luoghi della Tuscia, ma Vitorchiano in particolare: “L’armata Brancaleone” di Mario Monicelli, con Vittorio Gassman. Come non ricordare le claustrofobiche scene girate tra le stradine strette e buie del centro medievale con Gassman attirato in un convegno amoroso che se la da precipitosamente a gambe quando scopre che in paese c’è la peste? Ma a Vitorchiano vi è un altro monumento “erratico”, del tutto avulso dal contesto culturale-storico-geografico del paese, e forse per questo ancor più interessante. Si tratta di un monumento unico nel suo genere: un autentico “Moai”, uno di quegli enormi faccioni in pietra per cui è famosa l’isola di Pasqua, scolpito in peperino sul posto da artisti provenienti da quei lontanissimi lidi. E’ sistemato, felicemente incongruo, al centro di una piazzetta e visitarlo ci risparmia la fatica e le insidie di un volo transoceanico...

Ultima tappa del nostro tour Mugnano in Teverina, altro borgo all’ombra di una possente torre, nobile nella sua decadente fatiscenza, percorsa da crepe profonde e ramificate  incrinature in tutta la sua superficie cilindrica, di un color bruno che ci rammenta il trascorrere del tempo e che nessuno, si spera, si prenderà mai la briga di voler restaurare. In paese abbiamo anche vissuto l’inaspettata esperienza di uno splendido Palazzo Orsini, con una grande loggia fiorita annunciata da una pregevole balaustra e ripartita da sei grandi colonne che conferiscono all’insieme monumentalità e eleganza.

Ma si è fatta sera e siamo ormai sulla strada del ritorno.

 Giuseppe Moscatelli

 

 
  Mugnano, la Torre degli Orsini   La Faggeta di Soriano nel Cimino
Mugnano, la Torre degli Orsini La Faggeta di Soriano nel Cimino  
Sutri, Anfiteatro Il moai di Vitorchiano  
la Faggeta di Soriano nel Cimino Il moai di Vitorchiano