Gran Tour degli Autori

Sei grandi viaggi alla scoperta dei luoghi della Tuscia, una terra che non cessa di stupire


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di Giacomo Mazzuoli e Giuseppe Moscatelli

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  A.D. 1997: Gran Tour delle periferie degradate di Roma

(alla scoperta di un paese che ancora c'è)
  Il Palazzo della Civiltà e del Lavoro all'EUR La Basilica di S. Paolo all'EUR Cimitero di auto alla Magliana   Il gigantesco agglomerato di Corviale   Particolare di Corviale
Il Palazzo della Civiltà e del Lavoro all'EUR La Basilica di S. Paolo all'EUR Cimitero di auto alla Magliana Il gigantesco agglomerato di Corviale Particolare di Corviale

Nel corso degli anni i nostri Gran Tour estivi avevano già “violato” i confini della Tuscia per spingersi più o meno in profondità nell’agro romano, toccando territori comunque contigui a quello viterbese e a questo legati da vincoli archeologici, storici e culturali.

Nell’agosto del 1997 si optò per una decisa svolta di carattere socio-geografico: non più la Tuscia ma Roma; non più le campagne ma gli agglomerati urbani; non più i beni archeologici e storici ma quanto di più lontano si possa ipotizzare... le periferie degradate romane! Dal bello e nobile che rischia di scomparire al brutto e deplorevole che avanza e si consolida; dalle bellezze paesaggistiche ai quartieri cementificati.

Si, le periferie degradate. Anch’esse, in fondo, un luogo del pensiero, dell’immaginario collettivo che le ha rese quasi mitiche: tutti a parlarne, stampa, TV, sociologi, intellettuali, per esprimere spregio e riprovazione. Ma quanti in effetti le hanno visitate (a parte evidentemente chi ci abita)? Ecco noi volevamo visitarle. Si dirà: un turista che va a Roma ha senz’altro cose più interessanti da vedere della Magliana e di Tor Bella Monaca. Ma la Magliana (anche per via della tristemente famosa “banda”) ha più citazioni giornalistiche del Colosseo... e allora perché non visitarla? Se non con intenti turistici almeno per curiosità socio-antropologica...

Eccoci quindi di nuovo in macchina (sempre quella di G. che comunque non è sempre la stessa, visto che nel corso degli anni l’ha cambiata diverse volte... ma sempre con l’aria condizionata, dovendo per di più affrontare gli asfalti roventi e i torridi ambienti urbani di agosto). Prima tappa Corviale: cosa può esserci di più degradato e degradante, alienato e alienante di una unica immensa costruzione lunga più di un chilometro, una sorta di muraglia cinese in mattoni e cemento armato abitata da tanta gente che potrebbe riempire un paese? Tutti gomito a gomito, sugli stessi immensi corridoi, balconati, portoni, porticati... livello su livello. Prima delusione: ai nostri occhi i luoghi non appaiono così degradati. Intanto non si vede nessuno: circolano pochissime persone e non quel formicaio umano che ci aspettavamo. Il livello di manutenzione poi è quello medio delle costruzioni urbane: niente aree fatiscenti, muri crollati, mondezzai in bella vista... Forse spingendo lo sguardo dentro gli scantinati... ma intanto sono chiusi. Insomma il “serpentone”, il palazzo più lungo del mondo (è una nostra supposizione) si porta bene e non sfigura troppo. Ci allontaniamo alla ricerca di un degrado più eclatante...

Eccoci al Trullo, alla borgata del Trullo. Ah, il termine “borgata” quante suggestioni letterarie, sociologiche e cinematografiche ci ispira, da Pasolini in poi... Il quartiere ci appare tranquillo, frequentato si, come un grosso paese; tante macchine, parcheggi selvaggi, smog... sembra di stare in centro! Entriamo in un baretto di quelli in cui tutti si conoscono e parlano ad alta voce e ci gustiamo un caffè: incomparabili i caffè romani! per gusto, aroma, suggestione... ovunque lo si consumi...dal caffè Greco ad un occasionale baretto del Trullo.

Ma noi cerchiamo un degrado autentico e allora via alla Magliana! Che poi non è che sia stato così facile individuarla, perché mica c’è un cartello che ti indica: “quartieri degradati della Magliana”. Intorno a noi anonimi palazzoni di sette otto piani, con struttura a “isolato” e strade che si incrociano perpendicolarmente piene di macchine. E questo certo si può anche definire degrado... ma in fondo tutta New York è costruita così, con la differenza che lì i palazzi sono molto più alti... però è uno dei posti più affascinanti del  mondo! Ma noi non ci arrendiamo: il degrado c’è, lo abbiamo visto in televisione e poi lo dicono tutti, tutto sta a trovarlo.

Ed ecco che sotto un ponte stradale vediamo rifiuti di un certo ingombro e carcasse di automobili. Ci siamo! Scendiamo e raggiungiamo compiaciuti i luoghi: di fronte ai nostri occhi si apre a cent’ottanta gradi, come le gambe di un compasso, un meraviglioso cimitero di automobili! cioè... meraviglioso rispetto ai fini e agli intenti del nostro tour. Ci facciamo qualche foto cercando di esaltare lo sfondo di ferraglie arrugginite accatastate.

Ora che lo abbiamo beccato non ce lo facciamo certo sfuggire, il degrado. Si va a colpo sicuro, a Tor Bella Monaca. Quartiere ampio, arioso, luminoso... pulito. Palazzoni certo, ma non ammassati come alla Magliana. Sembra che vi sia una maggiore cura architettonica, un design più uniforme. Tante finestre tutte uguali che bucano una parete grigia e piatta o meglio priva di convessità, effetto dato dalla mancanza di balconi. Poca gente tranquilla per le strade, qualcuno alla finestra, in cerca di un improbabile refrigerio. Degrado? Qualche lattina e rifiuti vari negli angoli degli spiazzi, raccolti dal vento; scritte e murales su pareti di edifici di servizio: niente che non si trovi un pò ovunque.

E’ ora di pranzo: prendiamo una strada di collegamento rapido, tipo “bretella” e ci fermiamo in un fast food per automobilisti di passaggio. Eh sì... degrado fino in fondo, anche a tavola! Ci sono ancora un paio di luoghi, per quanto fuori tema, che ci piacerebbe visitare subito... senza dover impiegare un altro Gran Tour. Il primo è la Moschea di Monte Antenne, progettata da Portoghesi, luogo di cui tutti (almeno in quegli anni) si sono sentiti in diritto di parlare... ma quanti effettivamente l’hanno vista? Arriviamo in un pomeriggio assolatissimo e torrido. L’ambiente è deserto. Un grande recinto chiude l’area in cui sorge la moschea: intravediamo l’esile minareto e parte della semplice cupola con mezzaluna. Ci aggiriamo come fantasmi cercando un orientamento, qualcosa di simile ad un ingresso.  Troviamo un piccolo cancello con un piccolo biglietto con su scritto in italiano corretto che la moschea è chiusa. Ci facciamo qualche foto a ridosso della cancellata, cercando di prendere sullo sfondo almeno il minareto.

Ed eccoci infine tra le architetture metafisiche del’EUR, ultima tappa. Il quartiere lo conosciamo, per esserci tante volte transitati. A noi interressa il Palazzo della Civiltà del Lavoro, il “Colosseo quadrato”, tante volte intravisto sullo sfondo dai vetri di un’automobile o di un autobus, ma mai colto da vicino. Ci siamo, il palazzo è chiuso, ma non ha alcuna importanza. Tutta la sua forza espressiva e simbolica è nel suo apparato esterno, in quella serie infinita di aperture ad arco che forano le sue quattro facciate. Bello, semplice, elegante. Ci abbandoniamo a foto “metafisiche” con la mente rivolta alle piazze e ai manichini di De Chirico...

 

 

 Giuseppe Moscatelli

 
 
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  Via del Trullo   Grattacieli a Tor Bella Monaca
Via del Trullo Grattacieli a Tor Bella Monaca  
La Moschea di Roma La Moschea di Roma  
La Moschea di Roma