Nella liturgia della parola di questa domenica di fine agosto, ci viene proposto Gesù che ha sedotto gli apostoli, ma non per farli contenti, e perentoriamente dice: "chi mi vuol seguire, prenda la sua croce…"

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  Anche quando le proposte di Dio sono sconvolgenti, tuttavia non si riesce ad abbandonarlo. E’ il caso di Geremia(prima lettura)nato ad Anatot, a 5 chilometri da Gerusalemme, 650 anni a. c. , che per ordine espresso di Dio, rimane celibe, e diventa profeta. Nella sua missione viene contestato, vorrebbe lasciare tutto, ma non può resistere a Dio e alla sua parola che lo brucia. Così sarà per gli apostoli. Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: ”Dio te ne scampi, Signore, questo non ti accadrà mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: ”lungi da me, satana, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!…. . se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
E nonostante i loro limiti, miserie, debolezze, alla fine avranno il coraggio di prendere ognuno la propria croce e daranno la testimonianza di seguaci di Cristo, con la loro vita.
Noi non siamo chiamati ad atti di eroismo, non ne saremmo capaci, ma l’accettazione quotidiana delle nostre croci, sarà pegno sicuro di ricompensa eterna.
 



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