Padre Vincenzo Bordo dalla Corea ci offre le sue riflessioni sui valori evangelici della povertà, umiltà, semplicità e perdono, insieme ad una spregiudicata analisi del concetto e della funzione del missionario

 

Per favore non chiamatemi più missionario. Non voglio essere più considerato tale! "Oddio, Vincenzo si è ammattito?" penserà qualcuno. No, non sono andato via di testa, forse sono più savio che mai. Solo che non desidero essere più incluso tra i missionari se con questa parola si intende un uomo che, forte delle sue convinzioni e sicuro della sua fede, va con coraggio indomito in luoghi lontani e pericolosi a fare proseliti per la sua religione; ad elargire del bene con l'intenzione di accalappiare persone innocenti per la propria chiesa e convincerle con la forza persuasiva dei propri soldi, che questa è la religione vincente perché ha il potere di costruire ospedali, chiese, ambulatori, scuole. No, non mi ci ritrovo più in questa parola così abusata e privata del suo significato più vero. Provate a leggere con attenzione ciò che segue, poi ne riparleremo. "Salutiamo i missionari sparsi nel mondo ed i loro sforzi per diffondere la fede, Dio è con loro e li difende. Abbiamo tra di noi dei missionari che sono morti a causa della fede. Dio li ha onorati e li ha resi capaci di essere campioni della nostra religione. Vedo loro come semi di Dio piantati saldi nella sua fede e radicati nella sua obbedienza. Possa Dio benedirli in eterno. Quei giovani missionari, morti per la fede, hanno compreso il significato della frase: "C'e un solo vero Dio e per lui si sono immolati" ciò è il cuore della nostra religione. Essi hanno mostrato la veridicità della loro fede offrendo se stessi per la salvezza di Dio. Quando Dio chiama a diffondere la sua fede, bisogna rispondere con prontezza e generosità alla sua chiamata-appello. Dio benedica tutti i missionari morti a causa della fede". Parole belle, piene di fede e di zelo missionario, ma che ne dite se vi dico che questo è uno stralcio del discorso che Bin Laden ha fatto nell'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle di New York elogiando ed esaltando quei terroristi che, come veri "missionari" della fede islamica, hanno sacrificato la loro vita per la religione, per Dio (=Allah)? E che dire di quei "bravi indù" che in nome della loro fede, nel nord est dell'India, hanno massacrato, a colpi di accetta e machete, gli infedeli di altre religioni? e di quei devoti buddisti che in Sri Lanka da 20 anni fomentano la guerra civile in quella nazione pur di difendere la loro santa religione? e di quegli encomiabili fondamentalisti cristiani che annientano spregiudicatamente le culture africane, perché ritenute "frutto del diavolo"? Anche loro si gloriano di essere chiamati fedeli missionari di Gesù. Se si intende per missionario un uomo/donna che, al di là del rispetto per ogni essere umano ed ignorando la ragione, dono di Dio, propaga la sua fede con presunzione assoluta di verità, con un orgoglio sicuro di autenticità incontrastata e bieco cinismo… beh, allora io non ci sto. Non voglio essere messo in questa categoria, anche se per la missione ho dato gli anni più belli della mia gioventù. Sapete quando è nata la parola missionario, usata nel concetto che noi l'adoperiamo? Nel 1600, nel contesto della Controriforma quando nacque Propaganda Fide con i suoi territori di missione "da conquistare". Quindi è una parola abbastanza recente nella storia della Chiesa. Nella prima comunità cristiana c'era questa figura di "annunciatore" ma veniva chiamato apostolo, testimone, termini che esprimono concetti ben lontani da un certo complesso di superiorità e di disprezzo che la parola missionario, oggi, porta con sé. Al contrario, il termine "testimone" veicola maggiormente l'idea della missione non tanto come funzione da svolgere, ma come vita da condividere nella semplicità e nell'umiltà; un incontro da consumarsi nel dialogo e nell'ascolto reciproco, una esperienza da proporre nel silenzio delle parole e nella gioia della vita, senza nessuno stupido fanatismo; anche se si è disposti a sacrificare la propria vita per amore di Gesu' e dei fratelli (=Martire). Una certa sensibilità moderna è più attenta alle persone vere che agli eroi costruiti per illudere la gente con un immaginario falso, fatto ad hoc, solo per fare il gioco di chi detiene il potere. Gli uomini e le donne del nostro tempo mi sembrano più attratti da persone autentiche che con cuore sincero cercano il bene vero degli altri e di aiutare, senza chiasso e con molta umiltà, chi è nel bisogno. Paolo VI era solito affermare: "Il mondo ed ancora di più l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri e se ascolta i maestri lo fa se sono testimoni". Non a caso una piccola e fragile donna come Madre Teresa ha incantato il mondo. Forse per la sua inconfutabile dialettica dottrinale con la quale predicava la verità del Vangelo? o non forse per la sua carità incarnata, umile e silenziosa nei confronti dei più poveri? La devozione che oggi la gente ha per Padre Pio è forse dovuta alle sue eloquenti prediche oppure alla sua umiltà tante volte disarmante? La mia vita in un piccolo limbo di terra dell'Estremo Oriente desidera rimanere in questa linea di testimonianza silenziosa e fedele alla misericordia di Dio, al Suo amore infinito, al Suo messaggio di perdono, di pace e fratellanza umana, più che tradursi in una presuntuosa proclamazione della verità missionaria ed in ottuso proselitismo. Ciò non significa che sono un testimone fedele e perfetto del messaggio evangelico e dei suoi appelli; tutt'altro, ma è altrettanto vero che con umiltà e rispetto cerco di accogliere ogni essere umano, di amare con generosità pronta chi è nel bisogno e di essere vicino a chi è provato dalla vita, come Gesù mi ha insegnato e Lui stesso ha fatto. Mi ritrovo nelle parole di Laura Pausini che in "Gente" canta: "Non siano angeli in volo venuti dal cielo/ ma gente comune che ama davvero/ gente che vuole un mondo più vero/la gente che insieme lo cambierà/gente comune che ama davvero/ gente che proverà insieme/ci proverà, ci riuscirà". Non sono un asettico angelo venuto dal cielo. Non sono neanche un eroe forte ed indomito della fede. Tanto meno un modello moralmente perfetto ed impeccabile. Anzi mi scopro ogni giorno più fragile e peccatore, ma vorrei proclamare con Paolo: "Quando sono debole è allora che sono forte perché la Grazia di Dio si manifesta pienamente nella mia debolezza" (2 Cor. 12, 9). Con certezza assoluta posso affermare soltanto che Gesù vivo mi è venuto incontro ed io l'ho visto. Questi, abbracciandomi con la sua tenera dolcezza, mi ha ricolmato di sanante misericordia; perdonandomi senza se o ma mi ha pacificato con me stesso e con il mondo; amandomi incommensurabilmente mi ha preso per mano e mi ha condotto dagli altri fratelli/sorelle desiderosi della stessa salvezza fonte di pace e di gioia. Sono consapevole che questo "stupendo tesoro è custodito in un fragile vaso di creta" (2 Cor. 4,7) ma ciò non mi frena dal testimoniare a tutti questa buona novella, questo amore infinito. Nella mia povera vita ho incontrato un Risorto che mi ha aperto a spazi infiniti di libertà di amore e di gioia ed a tutti vorrei raccontare di questo grande Amico che amo più di me stesso. Buona Pasqua, con l'augurio che ciascuno di voi incontri il Vivente presente in mezzo a noi.
Con affetto sincero, Padre Vincenzo Bordo



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