Siamo ormai in prossimità della chiusura dell’anno liturgico
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 e la Liturgia di questa XXXIII domenica del tempo ordinario, presenta ancora una parabola di Gesù: quella dei talenti, per sottolineare l’aspetto della operosità. “ …un uomo partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, ad un altro due, ad un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone..” TALENTO: il talento greco d’argento era di uso corrente al tempo di Gesù e costituiva la più alta unità monetaria dell’epoca, corrispondente a circa 25 chilogrammi d’argento ed a 6000 dramme, pari a seimila giornate lavorative. Questi talenti vengono distribuiti dal padrone ai suoi servi, secondo le proprie capacità. Chi ebbe un solo talento aveva minori capacità e si preoccupò solo di non perderlo, non di farlo fruttificare: il suo è un atteggiamento accidioso. “.. dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele- gli disse il padrone-, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone…. Si presentò anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo.. Il padrone gli rispose: servo malvagio e pigro.. avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con gli interessi. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti..”. Utile per la nostra riflessione, considerare l’atteggiamento del servo che simboleggia l’accidia spirituale di chi si illude di conservarsi in grazia di Dio senza alcuno sforzo per corrispondere agli aiuti della grazia. Chi non corrisponde agli impulsi della grazia divina, che sono necessari per vincere le passioni disordinate, si abituerà sempre ad accontentare se stesso, finendo per cadere nel peccato grave e così perdere tutto. E Gesù ci ammonisce che anche per ciascuno di noi verrà il momento della resa dei conti. I talenti particolari che abbiamo ricevuti sono: INTELLIGENZA: motore che guida tutte le nostre azioni . VOLONTA’: capacità di percorrere quelle vie dolorose che la vita ci riserva. GRAZIA DIVINA: alimento indispensabile per il sostentamento dell’anima. LIBERO ARBITRIO: se seguo le vie comode ed allettanti che il mondo mi propone, non produrrò mai frutti per la vita eterna. Quando mi presenterò davanti al tribunale di Dio, se cominciassi a fare l’elenco di quante Messe ho celebrate, ci quanti rosari ho recitato ecc, mi sentirei chiedere dal Giudice Divino: quali sono le opere buone che hai fatto? Come hai messo a frutto i doni che ti ho concesso nella vita terrena? Signore, ti prego , fa che io non rimanga ammutolito, perché tu potresti dire anche a me…” servo malvagio e pigro…”. fonte: www.viedellospirito.it
 

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