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Per loro compie prodigi, come moltiplicazione
dei pani, sana malati, addirittura risuscita un suo amico, Lazzaro. Lo
seguono folle immense, lo ammirano, lo applaudono, perché pensano che
Lui veramente risolverà tutti i loro problemi.
Ma ci sono due categorie di persone con le quali avrà rapporti
difficili, tesi: i Sadducei e i Farisei.
I Sadducei, così detti, perché attenevano alla sola giustizia legale (la
sola legge di Mosè) a differenza dei Farisei che ammettevano
obbligatorie le osservanze tradizionali, erano scettici, epicurei e
negavano non solo la risurrezione dei corpi, ma anche l’immortalità.
Nella sua missione itinerante in mezzo alle folle, ci sono sempre alcuni
Farisei e Sadducei; lo seguono apparentemente con interesse, pongono
quesiti, chiedono spiegazioni al Maestro, ma solo, come riportano gli
evangelisti, per tentarlo, per metterlo alla prova.
Nei brano di Vangelo di Marco, proposto nella Liturugia di questa XXXII
domenica dell’anno, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: “Guardatevi
dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti
nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei
banchetti.
Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere ;essi
riceveranno una condanna più grave”…Poi Gesù dall’atrio del tempio dove
si trovava, passa all’atrio delle donne, detto così perché dalla
galleria che lo circondava da tre parti, le donne potevano assistere ai
sacri riti, e “sedutosi di fronte al tesoro…osservava come una povera
vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino…”
E’ impressionante la ricchezza dei contenuti di ogni riga del Vangelo.Gesù
stigmatizza il comportamento dei Farisei, usa anche parole dure, ma la
Sua amarezza sta nel costatare la ostinazione di quella categoria che
Lui vorrebbe redimere,salvare, mentre sono e rimarranno sordi ai suoi
inviti. Ed è proprio per questo che traspare sempre dal volto del Messia
una velata malinconia.
Quanto siamo diversi noi! Quando scarichiamo i nostri risentimenti verso
chi ci fa del male, il nostro atteggiamento esprime, in modo evidente,
il risentimento, la rabbia, che traspare anche dai nostri occhi. Ci
sembra anacronistico, impossibile il principio evangelico di conservare
sempre, al primo posto, sentimenti di carità fraterna.
E di fronte la vedova che offre tutto il suo avere? La nostra generosità
è troppo condizionata dai nostri interessi ed arriviamo, quasi sempre, a
dare solo una piccolissima parte di quello che consideriamo superfluo.
Signore,mio Dio, ti chiedo il dono della virtù dell’ equilibrio nei miei
rapporti con il prossimo.
Vorrei provare, nei miei atti caritativi, a privarmi di qualcosa di cui
credo di non poter fare a meno. Tu hai detto che assaporerei una
grandissima felicità.
Ma sarà proprio vero? Fammi toccare con mano la veridicità delle tue
parole.
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