“egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se se curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero: Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai servi: il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze: Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempi di commensali. Il re entrò per vedere i commensali, e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come sei potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì…Allora il re ordinò ai servi: legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridor di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.” Al tempo di Gesù non esisteva il viaggio di nozze, ma la festa nuziale si svolgeva per vari giorni con banchetti fuori casa, all’aperto, per molti e vari invitati. Era soltanto il re che dava il banchetto in un salone del palazzo e prima di accedere a tutti gli invitati veniva fatta indossare una tunica che offriva il re stesso (in tal modo anche gli straccioni, i diseredati, i poveri, potevano partecipare alla festa senza disagio) . Il grande insegnamento della parabola sta nel valore di questa veste=opere buone. Per poter partecipare un giorno al banchetto del cielo, il biglietto d’ingresso saranno le opere buone che avrai compiuto nella tua vita terrena. Non dovrai tanto rendere conto delle tue miserie, debolezze, sbagli, errori, peccati, ma di quello che avrai fatto di bene a te stesso, alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi di lavoro ecc…e le occasioni non mancano certamente! Un giorno Gesù disse: “non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli (non basta pregare soltanto e stare a mani giunte…) ma chi al termine della vita terrena può dire: qualcosa di buono ho cercato di fare” |