La liturgia di questa domenica ci insegna a gridare come Pietro in mezzo alle difficoltà: “Signore salvami”, a non contare sulle nostre forze, ma soltanto su Gesù il Salvatore.

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  Il desiderio intimo di ogni uomo è quello di incontrare Dio. Ma il tempo, il luogo, il modo dell’incontro, è Dio stesso che lo realizza. La liturgia odierna, come esempio e prova, ci propone un brano del primo libro dei Re(19, 9, 11-13) ”… in quei giorni, essendo giunto Elia al monte del Signore, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: “ esci e fermati sul monte alla presenza del Signore” . Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma Il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coperse il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
  Sempre misteriose, per noi esseri umani, le manifestazioni di Dio. Nella nostra vita quotidiana di fronte a guai, problematiche serie, contrarietà di ogni genere, quando le situazioni negative si risolvono noi le sintetizziamo con l’espressione “ per fortuna ora tutto è passato…” . Quel per fortuna non è altro che la Grazia di Dio che ha operato in noi, ancora una volta, con la Sua infinita misericordia.
 



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