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Gesù, saputo dell’imprigionamento del
Battista, ordinato da Erode Antipa, per allontanarsi dal pericoloso
controllo dell’empio sovrano, ritorna in Galilea.
E’ questo il momento in cui “la sua fama si diffuse in tutta la regione.
Insegnava nelle sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi”. Si recò a
Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di
sabato nella sinagoga e si alzò a leggere”.
Ogni centro palestinese aveva almeno una sinagoga(= luogo di preghiera e
di istruzione).
Era costituita da una sala a tre navate ( contornata da un matroneo per
le donne), orientata in modo che i fedeli fossero rivolti verso
Gerusalemme, con un atrio dove era la vasca per le abluzioni, e qualche
stanza adiacente per la scuola dei fanciulli e per ospizio dei
pellegrini; in un armadio della sala, erano sistemati i rotoli dei libri
sacri.
Le riunioni si tenevano specialmente il sabato ( ma anche il lunedì e
giovedì). Si iniziava con la preghiera comune(“sema”=ascolta, Israele);
seguiva la “semònèesrè”( diciotto benedizioni o preghiere); si leggeva
quindi la Bibbia, prima in ebraico, poi in aramaico, lingua allora
parlata dal popolo. Seguiva una esortazione e infine un’altra preghiera
e la benedizione.
Gesù si regola in tutto da buon israelita; entra nella sinagoga, in
giorno di sabato, si offre di leggere e, secondo la consuetudine, si
alza in piedi. “.. gli occhi di tutti, nella sinagoga, stavano fissi su
di Lui, in trepida attesa delle rituali esortazioni..”. E Gesù si
qualifica come Messia (ma il discorso non è riportato dall’evangelista
Luca).
Da questo breve spaccato della vita pubblica di Cristo, cogliamo due
insegnamenti, certamente utili per noi.
E’ sorprendente la religiosità del popolo israelita e il suo bisogno
dell’ascolto della parola di Dio, se la paragoniamo alla nostra aridità
ed insofferenza ad una meditazione lenta, per assimilare ogni
particolare.
Ci pensate, a volte, il nostro gradimento va per quella Chiesa, dove la
Messa è corta( come si dice in gergo popolare) ; così in una manciata di
minuti, ci sembra di aver assolto al precetto festivo ed usciamo di
Chiesa, come siamo entrati, con la nostra aridità.
Ci sono i lettori che non sempre sono di nostro gradimento, o simpatia,
e quando siamo fuori del tempio, c’è una apparente critica benevola, ma
pungente, perché inconsciamente, scatta in noi un vago sentimento di
invidia….
E’ quello che avvenne tra i paesani di Gesù. Avevano seguito con
raccoglimento la preghiera, le letture,e le esortazioni, ma poi, in
piazza, è spontaneo, anche per loro, dire: “… ma questo non è il figlio
di Giuseppe ?…e chi si crede di essere ?….
Signore mio, sgombra dalla mia mente ogni riferimento o raffronto,
perché, nel mio cuore, la parola di Dio diventi feconda e mi guidi nei
meandri del mio quotidiano.
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