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Vi
siete mai chiesti perché i cuccioli suscitano tanta simpatia e tenerezza in
grandi e bambini? Avete mai riflettuto sul fatto che anche l'animale più
pericoloso e temibile visto da piccolo non provoca alcuna paura o imbarazzo
ma solo un istintivo senso di protezione ed affetto? E' il fascino delle
“piccole taglie”. Un leoncino o un tigrotto attirano i nostri sorrisi e le
nostre carezze ma, una volta divenuti adulti, ci guardiamo bene
dall'avvicinarli... basta un semplice loro ruggito a tenerci a debita
distanza. Forse la natura ha voluto preservarli nel momento in cui sono più
fragili e indifesi utilizzando la loro bellezza come una corazza.
Tutto questo
curiosamente non vale per gli uccelli. Suscita più emozione un cigno che
sguazza sulla riva di un lago o un pellicano che dispiega le sue rosee ali
che cento cardellini che cantano
nascosti tra i rami degli alberi. Questo naturalmente perché i piccoli
uccelli non sono facili da avvicinare, anzi volano via al solo rumore dei
nostri passi e quindi non ci è quasi mai consentito di poterli ammirare da
vicino.
A tutto ciò
pone rimedio il nuovo reportage di Pietro Iannetta che puntando il suo
teleobiettivo tra le fratte, gli alberi e i cespugli dell'oasi WWF di
Alviano mette a fuoco una incredibile varietà di piccoli uccelli, uccellini
appunto, come quelli che danno il nome ad un famoso film di Pasolini girato
proprio nella Tuscia o risuonano in una nota canzone di Luca Carboni.
Ecco a voi
quindi la cinciarella, la capinera, il codirosso, il codibugnolo, il
fringuello, il picchio, il verzellino... e tanti altri i cui nomi riempiono
i cataloghi ornitologici ma che che per noi sono e restano, appunto,
semplicemente “uccellini”.
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| Femmina di fringuello |
Codirosso Spazzacamino |
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| Codibugnolo, un bonbon
pennuto alla panna e cioccolato |
Lo chiamano 'il filosofo' |
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| Cianciarella a ventaglio |
Capinera maschio |
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| Arrivo della Cincia Bigia |
Verzellino, Alviano |
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Picchio verde
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