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La Rocca di Piansano
Magia, visione, presagio |
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Vai a parte:
1 |
Parte Seconda |
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di
Giulio Gambacorta |
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Forse mi sarei dovuto spaventare per la presenza di due
estranei, ma ciò non accadde. Come mai erano li? come e da dove
erano venuti? e da quando? non lo saprò mai. A me apparvero così
improvvisamente che quasi non me ne accorsi. Nulla sapevo di
loro, e loro non conoscevano me. Nessuna cattiva impressione si
opponeva tra di noi: la conversazione silenziosa continuava
semplice e sincera. Domande reciproche avvenivano attraverso un
flusso di intuizione. Stava creandosi tra di noi una serena
conversazione, quasi amichevole; stava nascendo in me una sorta
di ammirazione che mi attraeva a conversare con loro
Una cosa era certa: le loro risposte erano limitate, sembrava che certe
cose potessero dirle, altre no. Quando io ad esempio chiedevo:
cercate qualcuno? la risposta era no; avete necessità di
qualcosa? rispondevano: abbiamo tutto; se ci serve qualcosa il
cielo pensa a noi. Un po’ mi dispiacque questa espressione.
E se io volessi domandare a voi qualche cosa? Ci sono risposte
che si possono dare altre no. Per me va bene, e poi non voglio
farvi trasgredire a ciò che non potete; vi sono grato della
vostra compagnia: stare con voi mi procura una serenità mai
provata, una fiducia tale che vi racconterei come in confessione
tutto quello che c’è stato in me di buono e cattivo. Credo che
ci sia in voi tanta saggezza e bontà da fare invidia, se io in
questo momento potessi darvi un nome, vi chiamerei ANGELI.
A questo punto si ebbe una brusca interruzione della visione e fu cosi
rapida che ne rimasi stordito e sconcertato: come chi si sveglia
all'improvviso da un piacevole sonno. Provavo un leggero torpore
negli arti e un formicolio nella pelle: con una scrollata
ritornò in me la lucidità di mente e come indolenzito mi guardai
intorno cercando con lo sguardo i due esseri che fino a poco
prima erano li. |
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Cantina scavata nel tufo con croce
scolpita
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Vecchia porta di cantina alla Rocca
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L'antica
Fonte del Giglio con stemma del 1585 |
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Il "cuore di tufo" della Rocca |
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Ma di loro più nulla, svaniti: rimasi un pò male, con un
senso di timore addosso. Proprio al mio fianco c’era uno scalino
di ruvida vecchia pietra: mi sedetti su di esso e riprendendomi
completamente cercai di mettere a punto tutto ciò che era
avvenuto.
Pian piano incominciai a rimettere in ordine le mie idee,
ricordarmi tutto fin dall’inizio.
Eravamo giunti a PIANSANO, con mia moglie Clelia, e avevamo comprato una
casa dove vivere in tutta tranquillità: nulla ci mancava,
avevamo un ottimo rapporto con la gente del luogo che ci
rispettava e che noi ricambiavamo; le amicizie aumentavano di
giorno in giorno, e la nostra vita scorreva serenamente. La vita
in paese, giorno per giorno, diventava per noi sempre più
famigliare, e aumentava la stima che ci circondava.
Avevo cominciato ad andare a pesca e per me era stata una
scoperta meravigliosa: andavo con gli amici nei posti più
pescosi non lontano dal paese. Nelle conversazioni che si
facevano, nell’attesa che il pesce abboccasse, sentivo parlare
della Rocca, un posto molto antico del centro storico, dove si
fondavano le origini di PIANSANO. Cresceva sempre più in me la
curiosità di conoscere quel vecchio posto, cosi un giorno decisi
di andare a visitarlo.
Mentre salivo per una stradina semicurva, tutta in salita, percorribile
soltanto a piedi, vagando con lo sguardo qua e là notavo la
pavimentazione tutta di pietre mal fatte e malmesse; a destra
una porta di abitazione quasi sgangherata, a sinistra una di
stalla ancor peggio; qualche rattoppamento alla meglio nella
porta di un grottino, usato come ricovero per legna da
caminetto: e sì che me ne intendo di porte, nella vita ho fatto
il falegname. Non mancava la sporcizia, il male odore pure: cosi
arrivai un po’ stanco in cima ad una piazzetta, chiamata appunto
“La Piazzetta”.
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Pensai alla povera gente che lì era vissuta: vedendo quel
posto si immaginava la miseria, le privazioni, la mancanza di
quasi tutte le cose di prima necessità. Alcuni nomi mi
sovvennero come per una improvvisa ispirazione: Nazareno
Melaragni detto 'l Citto, Francesco Lucci detto 'l Fabbretto,
Marco Rocchi 'l Fabbro, Giovan Battista Baffarelli lo scopino,
Romeo Lucci 'l Molinaro, Francesco Fronda "Pippaforte", Vincenzo
Baffarelli "Scannagrille", Romeo De Carli "la Starna", Mario
Mattei, Mario Eusepi, e Mario Coltelli tutti e tre detti "l
Moretto"… tutti nati alla Rocca, tutti operai e contadini.
M'ero seduto su una pietra non perchè stanco, ma piuttosto perché ero un
po’ stordito alla vista di quel posto. Meditavo. Mi accorsi
allora che sul muricciolo, vicino a me, correva una piccola
bestiola: un ragno con una mosca in bocca. Stavo per intervenire
in aiuto di quella povera preda. Ma poi esitando mi fermai
pensando che, se ne soccorrevo uno, avrei tolto il pranzo
all'altro. Decisi di lasciare le cose come stavano. E non mi
accorsi dell'apparizione di quelle due ombre. Sconcertato e
stupito, nessun timore in me, restai a guardare: erano due forme
senza vita.
Ritornato in me stesso, e scendendo da dove ero salito, nella mia testa
una dopo l'altra si formavano centinaia di domande: cos'era
accaduto? come era possibile tutto ciò? avevo visto o avevo
sognato? Ma poi, pensai, che importanza ha? Perché farsi troppe
domande.
Tutto intorno a me era MISTERO, o forse soltanto PRESAGIO.
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La "Piazzetta"
della Rocca |
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Costruzione sulla "Piazzetta" |
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