Viterbo, la chiesa di Santa Maria Nuova a 360°

 

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di Giacomo Mazzuoli

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La fontana di piazza delle Erbe

Le prime notizie scritte sulla chiesa di S. Maria Nuova, situata in pieno centro storico di Viterbo, risalgono al 1080 quando un tale Biterbo ne faceva dono a un gruppo di ecclesiastici con il vincolo di impiegarla come ospizio per i pellegrini diretti a Roma. Nella storia di Viterbo questa chiesa ha assunto inizialmente un ruolo importante con il privilegio di custodire le casse comunali e lo statuto della città redatto nel 1251. Tra gli inizi del XV secolo e il 1574 è stata sede degli archivi cittadini. Il suo declino iniziò nel 1567, quando una bolla di papa Pio V la declassò aggregandola alla cattedrale. L’edificio è in stile romanico con pianta a tre navate terminanti con un sistema triabsidato. La facciata, semplice, è conclusa da un tetto a capanna e presenta un portale e tre lunghe finestre. Sull’angolo sinistro si trova un pulpito che la tradizione vuole fosse utilizzato da Tommaso d’Aquino nel 1266. Le tre navate interne sono divise da dodici colonne e quattro semicolonne arricchite da preziosi capitelli. La grande unicità della chiesa è costituita dal soffitto che è interamente ricoperto dalle originali pianelle di terracotta a tempera. Molto interessanti e pregevoli i numerosi affreschi che ancora decorano le pareti e un trittico del SS Salvatore tra la Madonna e San Giovanni di scuola romana del XIII secolo. All’esterno, dietro l’abside, quel che resta di un chiostro sottoposto a continui rimaneggiamenti e sconvolgimenti.  

 

 

 Crocifissione con S. Giovanni Battista, la Vergine, s. Giovanni Evangelista, S. Giacomo Maggiore e la Maddalena; sui montanti compaiono due scene con apparizioni di angeli a due santi, mentre nell’intradosso dell’arco sono dipinti entro clipei circoscritti da cornici a finte tarsie marmoree il Cristo benedicente con ai lati i ritratti di santi e sante. Il dipinto datato alla prima metà del Trecento si presenta di qualità molto sostenuta e risente di palesi influenze delle più alte manifestazioni artistiche senesi afferenti ai modi di Simone Martini e dei Lorenzetti, S. Gerolamo tra i santi Giovanni Battista e Lorenzo. Prima cappella sulla parete sinistra. inizi del XVI secolo. l’affresco raffigurante S. Gerolamo tra i santi Giovanni Battista e Lorenzo e donatore (il mercante Baptista Mariani. Opera attribuita a Antonio del Massaro detto il Pastura
Crocifissione, seconda cappella di sinistra San Giovanni Battista, San Girolamo e San Lorenzo
Vergine che allatta Gesù tra i Santi Bartolomeo e Lorenzo. Navata destra. (sec. XV-XVI). Tavola a tempera di scuola di Monaldo Trofi. Sull’altare laterale è conservato il pregevole trittico su cuoio di scuola romana del XIII secolo con la raffigurazione del SS. Salvatore tra la Madonna e S. Giovanni. Sul retro compaiono, S. Michele Arcangelo nella tavola centrale e, su quelle laterali s. Paolo e s. Pietro
Vergine che allatta Gesù tra i Santi Bartolomeo e Lorenzo SS. Salvatore tra la Madonna e S. Giovanni.

Il palazzo Gatti

La facciata della chiesa

La navata centrale

  Scorcio della piazza

  La fontana nel 1877

Il pulpito esterno Il chiostro  
Crocifissione con la Madonna, S. Giovanni, S. Barbara e S. Nicola e donatore, quest’ultimo inginocchiato ai piedi del Crocifisso porta una berretta ed è rivestito di un lungo robbone rosso con larghe bordature bianche che ne documenta l’appartenenza all’aristocrazia civile cittadina, sulla fascia inferiore del dipinto compaiono gli stemmi familiari – banda d’argento in campo rosso – e l’iscrizione con il nome del prestigioso personaggio: HIC REQUIESCIT D.NUS MONALDUS FORTIGUERRA DE VITERB.SUB A. D. MCCLXXXXIII M.AG. D. X. Scuola toscana fine XIII secolo La piazza nel XIX secolo  
Crocifissione, seconda cappella di destra Particolare del soffitto con piastrelle  
Crocifissione con la Madonna, s. Giovanni, s. Ambrogio che raccomanda un chierico inginocchiato. Prima cappella navata destra. Affresco (sec. XV) attribuito a Francesco D’Antonio Zacchi detto Il Balletta Terza cappella navata sinistra. Affresco. Sui montanti compaiono un santo non identificato ed un santo vescovo, mentre l’intradosso è trattato come quello della cappella vicina con il Cristo benedicente con ai lati i ritratti di santi e sante, sempre inscritti in clipei dipinti. L’affresco venuto alla luce durante i lavori di restauro del 1907/11 è stato attribuito da Faldi al Balletta.  
Crocifissione con la Madonna, s. Giovanni, s. Ambrogio Madonna in trono col Bambino, s. Giovanni Battista, la committente in ginocchio, Cristo portacroce  
     
     
     
     
     
     
     
     
 

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