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La chiesa di San Francesco a Vetralla è uno
dei monumenti più rilevanti del viterbese. E’ situata sulla via
Francigena, alla confluenza con l’attuale Aurelia bis che
conduce a Tarquinia. Fu edificata sui resti di un tempio
paleocristiano del IX secolo denominato Santa Maria in valle
Cajano. La prima fase costruttiva riguarda probabilmente un
settore dell’attuale cripta e potrebbe risalire all’XI secolo,
di sicuro che il successivo ampliamento della cripta e la
costruzione della basilica superiore così come la vediamo oggi
porta il suo coronamento nelle date del papato di Clemente III
(1187 – 91), in cui fu consacrato l’altare maggiore e il 1207 in
cui si ebbe la visita di Innocenzo III che probabilmente
assistette al completamento dei lavori. La chiesa fu dedicata a
San Francesco nei primi anni del XV secolo. La cripta è stata
ricavata nel masso tufaceo e presenta una disposizione su pianta
trapezoidale con tre absidi e due scale che ne consentono
l'accesso dalle navate laterali della chiesa superiore. Vi si
contano ventisette colonne, alcune incassate nelle pareti del
perimetro ed in gran parte di reimpiego come molti dei
capitelli. L’interno della chiesa superiore, che presenta molte
analogie con S. Maria Nuova di Viterbo, è a tre navate e tre
absidi con due file di 6 colonne e capitelli scolpiti con temi
vegetali. Notevole e ben conservato risulta il pavimento
cosmatesco. Nella
navata destra si trovano affreschi della seconda metà del sec.
XV, pregevole una S. Orsola con le undicimila vergini, con
evidente influsso dell'arte di Benozzo Gozzoli. Nel presbiterio,
a destra c’è il pregevole sarcofago di Briobris, figlio naturale
di Giovanni Di Vico (m. nel 1353), opera dei primi anni del
'400, di Paolo da Gualdo Cattaneo detto Paolo Romano. La
facciata, anch’essa molo simile alla chiesa di Viterbo, è molto
semplice
e presenta un doppio spiovente e un solo portale a doppio
rincasso con un archivolto liscio in marmo che risalta sul fondo
della muratura.
Il campanile si affianca al lato destro della chiesa a livello
delle absidi ed ha una semplice struttura. Una cornice delimita
la cella campanaria aperta da un ordine di bifore. La struttura
interna ha subito numerosi rimaneggiamenti il più invadente dei
quali è stato nel 1612 per opera del Padre Maestro Bona ventura
Onofri, il quale fece costruire grandi altaroni barocchi di
stucco, chiuse le finestre laterali, decorò la navata maggiore
di pitture, facendo malamente restaurare le antiche. Anche
nell'abside centrale fu elevato un grande altare che la ostruiva
completamente. Forse allora fu chiusa anche la cripta
trasformandola in sepolcreto. Nel 1894 fu eseguito l’ultimo
intervento di rilievo che ha restituito gran parte dell’apparato
romanico e la riapertura della cripta, anche se, nell’opera di
ripulitura della medesima, andarono perduti gran parte degli
affreschi che la decoravano.
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