SAN MARTINO AL CIMINO

 

Home La via Francigena nella Tuscia  

Stampa

di Paola Panetti

Clicca sull'immagine per corrispondere con l'autore


L'abbazia di San Martino al Cimino

  Il Palazzo Pamphilj a San Martino  La sala Innocenzo X del Palazzo Scorcio del paese Case a schiera
Il Palazzo Pamphilj a San Martino La sala Innocenzo X del Palazzo Scorcio del paese Case a schiera

San Martino si trova sul percorso alternativo alla via Cassia moderna. Chi sceglieva di passare per questo caratteristico borgo percorreva la cosiddetta Cassia Cimina fino a Ronciglione per ricongiungersi a Monterosi alla strada principale. L'antico centro medioevale si è sviluppato,  intorno all'abbazia cistercense ed è stato riadattato nel XVII secolo secondo il gusto dell'epoca, conservandone tracce della vecchia cinta muraria e dell'originaria struttura urbanistica. Gran parte del merito dell'espansione del paese è dovuto a Olimpia Maidalchini, cognata del papa Innocenzo X che fece costruire anche il possente Palazzo Pamphili.

 

L'abbazia. L'edificio presenta una facciata ornata da un rosone e da una grande polifora gotica: ai lati si ergono due basse torri campanarie sormontate da cuspidi piramidali. Il retro presenta un'abside poligonale di pietra. Sul fianco della chiesa si aprono i resti del chiostro di cui non restano che poche colonne sobrie ed eleganti. L'interno, semplice ed austero, ricorda le grandi cattedrali gotiche e le abbazie cistercensi per l'altissimo soffitto a crociera, le ampie finestre ed il colonnato con pilastri a croce. L'abbazia è direttamente collegata con il vicino palazzo Doria Pamphili, tramite una specie di corridoio costruito sopra un arco che collega il chiostro con la piazza retrostante la stessa abbazia. Nella parte sottostante ci sono alcuni locali oggi sede della confraternita, all'interno dei quali, in una vela del soffitto di una piccola stanza, è raffigurato in un affresco, il castello di Montecalvello, feudo della famiglia Pamphili e successivamente, proprietà di Donna Olimpia.  All'interno dell'abbazia, nella navata centrale è sepolta Donna Olimpia Maidalchini, morta di peste a San Martino al Cimino il 26 settembre 1657 all'età di 63 anni.

Il Palazzo Pamphilj. La costruzione di Palazzo Doria-Pamphili, sugli antichi ambienti dell’Abbazia, si deve a Olimpia Maidalchini (1594-1657) che, intorno alla metà del XVII secolo, affidò all’architetto Marcantonio De Rossi la trasformazione radicale del tessuto urbano di San Martino al Cimino. Il centro urbano fu strutturato con case addossate le une alle altre e schierate in funzione della grande Abbazia e del Palazzo usato originariamente dai monaci e trasformato, in quest’occasione, in un sontuoso palazzo signorile utilizzando materiali provenienti dalla ristrutturazione del palazzo di famiglia in piazza Navona a Roma dove Donna Olimpia abitò fino alla morte del cognato, papa Innocenzo X, che le aveva procurato il titolo di Principessa di San Martino al Cimino e fatto costruire il borgo.

 

 

 

TORNA SU