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San Martino si trova sul percorso alternativo
alla via Cassia moderna. Chi sceglieva di
passare per questo caratteristico borgo
percorreva la cosiddetta Cassia Cimina fino a
Ronciglione per ricongiungersi a Monterosi alla
strada principale.
L'antico centro medioevale si è
sviluppato, intorno all'abbazia
cistercense ed è stato riadattato nel XVII
secolo secondo il gusto dell'epoca,
conservandone tracce della vecchia cinta muraria
e dell'originaria struttura urbanistica. Gran
parte del merito dell'espansione del paese è
dovuto a Olimpia Maidalchini, cognata del papa
Innocenzo X che fece costruire anche il possente
Palazzo Pamphili. |
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L'abbazia.
L'edificio
presenta una facciata ornata da un rosone e da
una grande polifora gotica: ai lati si ergono
due basse torri campanarie sormontate da cuspidi
piramidali. Il retro presenta un'abside
poligonale di pietra. Sul fianco della chiesa si
aprono i resti del chiostro di cui non restano
che poche colonne sobrie ed eleganti. L'interno,
semplice ed austero, ricorda le grandi
cattedrali gotiche e le abbazie cistercensi per
l'altissimo soffitto a crociera, le ampie
finestre ed il colonnato con pilastri a croce.
L'abbazia è direttamente collegata
con il vicino palazzo Doria Pamphili, tramite
una specie di corridoio costruito sopra un arco
che collega il chiostro con la piazza
retrostante la stessa abbazia. Nella parte
sottostante ci sono alcuni locali oggi sede
della confraternita, all'interno dei quali, in
una vela del soffitto di una piccola stanza, è
raffigurato in un affresco, il castello di
Montecalvello, feudo della famiglia Pamphili e
successivamente, proprietà di Donna Olimpia.
All'interno dell'abbazia, nella navata centrale
è sepolta Donna Olimpia Maidalchini, morta di
peste a San Martino al Cimino il 26 settembre
1657 all'età di 63 anni.
Il Palazzo Pamphilj. La costruzione di
Palazzo Doria-Pamphili, sugli antichi ambienti
dell’Abbazia, si deve a Olimpia Maidalchini
(1594-1657) che, intorno alla metà del XVII
secolo, affidò all’architetto Marcantonio De
Rossi la trasformazione radicale del tessuto
urbano di San Martino al Cimino. Il centro
urbano fu strutturato con case addossate le une
alle altre e schierate in funzione della grande
Abbazia e del Palazzo usato originariamente dai
monaci e trasformato, in quest’occasione, in un
sontuoso palazzo signorile utilizzando materiali
provenienti dalla ristrutturazione del palazzo
di famiglia in piazza Navona a Roma dove Donna
Olimpia abitò fino alla morte del cognato, papa
Innocenzo X, che le aveva procurato il titolo di
Principessa di San Martino al Cimino e fatto
costruire il borgo.
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