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CENTENO E PROCENO

 

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di Paola Panetti

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Centeno, vecchio palazzo, sede dell'antica dogana pontificia

  Centeno, veduta del borgo 
Centeno, veduta del borgo
 

 

Veduta di Proceno con il Castello

Il piccolo borgo di Centeno deriva il suo nome dalla distanza da Roma, al centesimo miglio della strada che, nel corso del Medioevo, costituiva l’ultimo tratto della via Francigena. Fino al 1870 Centeno, allora come oggi situato presso il confine con la Toscana, fu sede della dogana pontificia, ebbe una stazione di posta e una locanda. Sembra che nel febbraio del 1625 vi abbia dimorato addirittura Galileo Galilei, in viaggio verso Roma, dove lo attendeva il giudizio del Santo Uffizio. Oggi Centeno è una frazione del comune di Proceno, vi restano poche case e un edificio storico piuttosto fatiscente, forse l'antica dogana.

La tradizione vuole che Proceno sia un centro di origine etrusca fondato da Porsenna, lucumone della vicina Chiusi. In effetti nel suo territorio sono stati rinvenuti reperti che conducono alla civiltà dei Tirreni. Poco prima dell’anno mille esistono tracce della nascita del castrum, sorto con lo scopo di proteggere i propri abitanti dalle continue invasioni di quel periodo. Assoggettato alla potenza orvietana nel 976 fu nuovamente fortificato da papa Gregorio V nel 997 quando molto probabilmente fu edificata anche la “Rocca”. Nel 1083 fu investito e distrutto dalle truppe imperiali al seguito di Enrico IV e fu ricostruito nel 1097 grazie all’opera dei conti Bovacciani di Chiusi.  Agli inizi del XII secolo Proceno fu sotto la signoria di Bernardino ed Ildebrandino de Calmanaire che tra il 1158 ed il 1159 cedettero prima una metà e poi l’altra al papa Adriano IV. Durante i conflitti tra guelfi e ghibellini Proceno rimase sotto il dominio di Guglielmo del Nero già tiranno di Acquapendente, schierandosi con la fazione guelfa fino a che fu occupato dai fuoriusciti ghibellini orvietani che, per poter rientrare nella loro città chiesero aiuto agli imperiali che a loro volta sotto il comando del figlio dell’imperatore Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI, assediarono Orvieto. I ghibellini liberarono Proceno soltanto quando un accordo tra Enrico IV e Napoleone Orsini come legato papale, consentì loro di poter rientrare in Orvieto. Proceno tornò ancora sotto il dominio degli imperiali con Ottone IV nel 1210 dove fu messo a capo un maresciallo tedesco ma ritornò di nuovo sotto la S. Sede nel 1221 quando papa Onorio III stabili che fosse governato da fiorentino Mosca. Nel 1243 papa Innocenzo IV cedeva le rendite di Proceno a Giovanni Ugolino della Grega di Orvieto ma sembra che costui non ne godette mai poiché il territorio di Proceno fu almeno fino al 1249, dominio degli imperiali di Federico II. Per potersi liberare dal dominio viterbese, nel 1251 Proceno fa un atto volontario di sottomissione ad Orvieto, e da questo momento la santa sede riuscirà a recuperarlo senza intermediari solo nella seconda metà del XIV secolo. Proceno passò sotto i senesi durante lo scisma d’occidente ed entrò quindi prima a far parte del patrimonio dell’antipapa Clemente VII nel 1394 e poi di Giovanni XXIII che lo cedette agli Orsini. Successori degli Orsini furono gli Sforza che ne acquistarono la signoria intorno all’anno 1433, e Francesco Sforza ne fu investito ufficialmente nel 1434. Proceno però tornò molto presto e per l’ennesima volta alla Santa Sede quando Francesco Sforza si trasferì nelle Marche nel settembre 1433. Tuttavia duemila fanti agli ordini di Castel S. Angelo non ebbero vita facile nell’espugnare la dura resistenza del castellano di Proceno Bernardo d’Utri che ial comando di trecento uomini riuscì a tenere testa per diversi mesi all’attacco fino a che non capitolò solo per fame il 5 febbraio del 1444. Terminato il lungo tunnel del medioevo Proceno passa sotto il controllo degli Sforza e in particolare di Guido Ascanio che ne ottiene il governo a vita. Dalla famiglia Sforza si passa a quella dei Mozzanti e infine ai Selvi prima di tornare per l’ultima volta sotto il dominio dello stato pontificio per restarci fino all’unità d' Italia.

Il monumento che caratterizza Proceno è sicuramente il Castello, che risale al XII - XIII secolo e domina tutto il centro abitato. Nella Piazza centrale del paese si erge invece, anch'esso imponente, il Palazzo Sforza, fatto costruire dal cardinale Guido Ascanio Sforza poco dopo il 1550. La costruzione si rese necessaria allorché il cardinale Guido Ascanio primogenito di Bosio II Sforza e Costanza Farnese, fu nominato Camerlengo di Santa Romana Chiesa e Governatore di Proceno, feudo della famiglia dal 1417. La facciata si presenta con un grandioso bugnato in pietra dura che sorregge il balcone sotto il quale è scolpito il nome del Cardinale. Al piano nobile ci sono sette grandi finestre rettangolari in travertino bianco, di forme classiche. Le feritoie che si vedono immediatamente sotto di esse danno luce ed aria ad alcuni locali di servizio tra il piano terra e il piano nobile. Altre sette finestre, sempre in travertino ma quadrate davano luce alle enormi soffitte. Al Piano terra sei finestroni in pietra scura completano le aperture sulla facciata principale. All'interno nelle sue stanze è ancora possibile apprezzare gli affreschi con cui erano decorate le grosse sale.

Le chiese:

La chiesa di San Martino, in stile gotico, risale al XIII secolo e faceva parte di una struttura che comprendeva anche un convento. La facciata, rivolta verso oriente, è quasi vuota, il portale in travertino è sormontato da un rosone rientrante dello stesso materiale. Il campanile a vela è sostenuto da un muro che parte da una decina di metri sotto il livello della chiesa e si eleva sopra di essa per qualche metro. Al suo interno sono ancora apprezzabili alcuni resti di affreschi sui muri, il soffitto del presbiterio è a vele, i quattro costoloni che lo determinano sono di tufo. In fondo c'è un ampio finestrone a sesto acuto.

La chiesa del SS Salvatore. Si trova proprio al centro del paese ed è incerta la sua datazione di origine. L’ultimo intervento, di notevole importanza, fu realizzato nel 1919, dopo il terremoto che fece crollare completamente la volta. Al suo interno la chiesa presenta una struttura a navate lungo i due lati che conducono all’altare, il suo pavimento di marmo fu rifatto dopo il terremoto. La parte inferiore della facciata è in tufo squadrato e non intonacata, il portale è formato da un arco gotico di travertino con lunette in cotto raffiguranti Madonna con Bambino e angeli.

La chiesa della Madonna del Giglio. Sorge sopra un piccolo poggio, alla confluenza della vecchia strada che porta al  paese e la circonvallazione. La sua costruzione si fa risalire al XIV - XV secolo. La parte più antica è certamente quella che comprende il presbiterio, la nicchia e l’immagine della Madonna.

La chiesa della Madonna delle Piane. Questa chiesa sorge in aperta campagna a qualche chilometro da Proceno, in località Le Piane, nei pressi del confine regionale con la Toscana. La tradizione narra che nel 1088 fu ritrovata fortunosamente un’immagine della Madonna e, a seguito di questo ritrovamento, fu costruita una chiesa. Dopo essere stata abbandonata per secoli, negli ultimi anni è stata completamente restaurata ed aperta al pubblico

Proceno, la chiesa di San Martino    Proceno, la chiesa della Madonna delle Piane  Proceno, la chiesa di S. Agnese     Proceno, la chiesa della Madonna del Giglio 

Proceno, la chiesa di San Martino

Proceno, la chiesa della Madonna delle Piane

Proceno, la chiesa di S. Agnese Proceno, il Palazzo Sforza

Proceno, la chiesa della Madonna del Giglio

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