CAPRANICA

 

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di Paola Panetti

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Veduta di Capranica

  I ruderi di età romana in località Querce d'Orlando  Ruderi medievale in località Querce d'Orlando La  chiesa di San Francesco Portale dell’Ospedale di San Sebastiano
I ruderi di età romana in località Querce d'Orlando Ruderi medievale in località Querce d'Orlando La  chiesa di San Francesco Portale dell’Ospedale di San Sebastiano

Posta su una rupe a schiena d'asino Capranica si raccoglie tutta intorno a una via centrale con accesso su due ingressi contrapposti. Caratteristico il borgo antico, formato prevalentemente da case e palazzetti del XVI secolo, ma dove è possibile ammirare edifici anche più antichi. I primi insediamenti sul territorio dell'attuale Capranica risalgono all'epoca etrusca, ma le prime notizie certe si collocano intorno al 1050. Fino al 1300 Capranica è posta, come i comuni limitrofi, sotto la giurisdizione del convento sutrino dei SS.Cosma e Damiano. Nel 1305 fa la sua apparizione nel borgo la famiglia Anguillara, che ne farà uno dei più importanti dell'epoca. Nel 1337, sotto Orso degli Anguillara, soggiornò a Capranica Francesco Petrarca.

Gli Anguillara dominarono spesso su Capranica e furono in perenne conflitto con altre famiglie per contendersi il dominio sulle terre circostanti.  Dopo la loro estinzione il paese fu guidato da varie signorie, alle quali venne affidato dai diversi papi.

Sotto il papato di Urbano VIII, che deviò il percorso della via Cassia spostandola su questo versante dei Cimini, Capranica acquisì una buona posizione strategica. Il periodo di massimo splendore si deve al cardinale Altemps che, verso la fine del XVI secolo, mise a punto un piano di ristrutturazione urbanistica ed architettonica, facendo costruire palazzi, strade e chiese. Nel corso dei secoli l'antico borgo di Capranica si estese notevolmente senza subire gravi sconvolgimenti e l'assetto urbano si divise in tre zone; la più antica, con il vecchio castello Anguillara - alla quale si accede dalla Porta del Ponte, il quartiere rinascimentale - incastonato tra le due porte - e la zona più recente, fuori delle mura.

La chiesa di San Rocco

La chiesa della Madonna delle Grazie Santuario della Madonna del Piano
La chiesa di San Rocco La chiesa della Madonna delle Grazie Santuario della Madonna del Piano
   

Chiesa di San Francesco  (Sec XIII) La chiesa è ricca di richiami artistici di varia natura: sul fondo del presbiterio, davanti all'abside si erge solenne il monumento funebre dei conti gemelli Francesco e Nicola, opera di Paolo da Gualdo (1400), poi l’affresco di Sant’Antonio da Padova tra S. Sebastiano e S. Rocco, attribuito per la sua raffinatezza, composizione e spessore artistico a Michelangelo. Sulla parete destra è visibile invece un affresco con Sant'Antonio Abate o San Terenziano, tra S. Sebastiano e S. Rocco, opera attribuita ad Antonio del Massaro, detto il Pastura (fine '400).

Portale dell’Ospedale di San Sebastiano  (Sec. XII) Sul Corso F. Petrarca è visibile il bel portale dell’Ospedale di San Sebastiano, attribuito a maestri comacini attivi nel XII sec. a Tuscania. La lunetta proviene probabilmente dalla demolita Collegiata di San Giovanni Evangelista, dove era stata trasportata forse dalla diruta abbazia di Santa Maria in Campis, nei pressi di Vico Matrino (loc. le Torri).

Santuario della Madonna del Piano ( Sec. XVI - XVII) La costruzione ebbe inizio il 3 settembre 1559 su disegno del Vignola. Al suo interno un pregevole ciclo di affreschi attribuiti a Francesco Cozza, mentre la pala raffigurante la Madonna col bambino è attribuita ad Andrea Vanni.

Chiesa della Madonna delle Grazie  (Sec. XIV-XV) L'umile chiesa rurale sorge ai margini di un antico crocevia dove l'asse della Cassia medievale o Via Francigena incontrava le strade che univano la valle del Tevere con la costa tirrenica. E’ stata ampliata per offrire ai pellegrini un rifugio e un luogo di preghiera lungo la via per Roma.

Chiesa di San Rocco  (Sec. XV) La costruzione, conservatasi nel tempo semplice ed originale, mostra elementi di transizione tra il romanico e il gotico. La tradizione popolare lega le benefiche proprietà delle acque dell’omonima fonte al passaggio e alla permanenza nella zona del Santo Pellegrino

Il complesso detto “Torri d’Orlando” si trova in uno dei tratti più suggestivi della Francigena laziale, sulla Via Cassia antica, immerso nei noccioleti che caratterizzano questa parte del percorso. Le Torri asono ruderi di epoca romana, posti sui due lati della strada e da identificare molto probabilmente con ciò che resta di sepolcri destinati agli antichi proprietari di queste terre. Il loro soprannome deriva dalla particolare altezza di almeno due di essi, il più alto, composto da un tumulo cilindrico su base quadrangolare, raggiunge i quindici metri. Accanto ai ruderi romani c’è un’altra Torre, ma di epoca medievale. Si tratta di un campanile diroccato, in blocchi di tufo e con le pareti decorate da archetti pensili e lesene, che apparteneva a una chiesa oggi non più esistente, i cui resti sono stati oggetto di indagini archeologiche negli anni ’60 del Novecento. L’edificio era lungo 37 metri e largo 21, aveva tre navate, tre absidi, una cripta e un’unica porta in facciata. Alcuni studiosi la identificano con la chiesa di Santa Maria in Campis, nota solo dalle fonti.

 

 

 

 

 

 

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