Gran tour di Castro (etrusco-romana)

 
 

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di Giacomo Mazzuoli

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La tagliata di Castro

 


Castro è conosciuta per essere l'antica capitale del Ducato omonimo. La città ideale che papa Paolo III ha voluto per valorizzare quello Stato che affidò al suo primogenito Pierluigi e che fu rasa al suolo nel 1649 per volere di un altro papa, Innocenzo X.

Il nostro tour è però orientato alla scoperta della Castro più antica, quella di età etrusco-romana, che ci ha lasciato testimonianze molto interessanti e significative. La nostra passeggiata inizia dal piazzale del Crocefisso di Castro, dove si trova la chiesetta mèta di pellegrinaggio da parte degli abitanti dei paesi facenti parti dell'antico Ducato.

Proprio sulla rupe di fronte alla chiesetta si trova una tomba a dado etrusca del VI secolo a.C. che purtroppo è stato notevolmente danneggiato da uno sbancamento. Si estende sul fronte per una lunghezza di ca. 13 m. e presenta una planimetria interna caratterizzata da tre camere affiancate, di cui quella centrale funge da vestibolo. La copertura doveva essere a doppio spiovente e columen centrale, con protomi d’angolo scolpite a testa di ariete e a forma di leone, oggi conservate presso il museo di Ischia di Castro. La funzione della struttura non è comunque certa: taluni ritengono che non si tratti propriamente di una tomba ma di un grande altare monumentale. Per altro il monumento è conosciuto come “Ara del Crocifisso”.

Di fianco alla chiesetta ci sono due strade possibili, le scalette conducono ai resti della città, noi proseguiamo sulla strada carrabile e dopo alcune centinaia di metri giungiamo alla tomba della Biga: qui nel 1967 è stato rinvenuto in buono stato di conservazione un rarissimo esemplare di biga etrusca da parata, attualmente in esposizione nel Museo Archeologico Nazionale della Rocca Albornoz di Viterbo. La tomba, alla quale si accede tramite un lungo dromos a cielo aperto, è suddivisa in vestibolo e camera. Si presume appartenesse ad un alto esponente del ceto aristocratico: insieme alla biga sono stati infatti sepolti nel dromos - o per meglio dire nel vestibolo, anch’esso a cielo aperto - anche i due cavalli che la trainavano, come dimostrano i due scheletri ben conservati ivi rinvenuti.

Proseguendo sulla stessa strada che scende verso la valle dell'Olpeta, sulla destra si scopre la tomba del principe Massimo, una tomba etrusca di età arcaica a vestibolo aperto detta del Principe Massimo. L’ambiente interno è conformato ad “L ”, con una piccola cella sul lato destro. Caratteristico è il soffitto ornato da travetti paralleli e longitudinali nella parte anteriore e da sottili linee trasversali  in quella di fondo. Purtroppo l'ipogeo è perennemente allagato e per visitare l'interno occorrono un paio di buoni stivali da pescatore. Poco più avanti, sempre sulla destra, si trova un bel colombario di età romana con la sua tipica struttura a cellette.

Ora si continua a scendere e ci si addentra nel bosco che ci condurrà al letto dell'Olpeta, il sentiero è comunque sempre ben segnato e riconoscibile. Arrivati al fosso si vede sulla sinistra un vecchio ponte crollato, cerchiamo un punto dove guadare e passiamo dall'altra parte, a pochi metri troviamo l'ingresso della tagliata di Castro, un profondo taglio nel tufo di circa 20 mt. di altezza e 80 mt. di lunghezza. Iniziata in epoca etrusca e più volte modificata fino al Rinascimento, è considerata da alcuni studiosi un tratto della via Clodia.
Di particolare interesse la scritta in caratteri etruschi su una parete. 

La tomba etrusca a dado di Castro La tomba della biga
Tomba a dado Tomba della biga
La biga di Castro esposta al museo archeologico di Viterbo La tomba del principe Massimo
La biga di Castro esposta al museo archeologico di Viterbo La tomba del principe Massimo
Il colombario Il ponte crollato sull'Olpeta La tagliata di Castro
Il colombario Il ponte crollato sull'Olpeta La tagliata di Castro
 

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