Castro
è
conosciuta
per
essere
l'antica
capitale
del
Ducato
omonimo.
La
città
ideale
che
papa
Paolo
III
ha
voluto
per
valorizzare
quello
Stato
che
affidò
al
suo
primogenito
Pierluigi
e
che
fu
rasa
al
suolo
nel
1649
per
volere
di
un
altro
papa,
Innocenzo
X.
Il
nostro
tour
è
però
orientato
alla
scoperta
della
Castro
più
antica,
quella
di
età
etrusco-romana,
che
ci
ha
lasciato
testimonianze
molto
interessanti
e
significative.
La
nostra
passeggiata
inizia
dal
piazzale
del
Crocefisso
di
Castro,
dove
si
trova
la
chiesetta
mèta
di
pellegrinaggio
da
parte
degli
abitanti
dei
paesi
facenti
parti
dell'antico
Ducato.
Proprio
sulla
rupe
di
fronte
alla
chiesetta
si
trova
una
tomba
a
dado
etrusca
del
VI
secolo
a.C.
che purtroppo
è
stato notevolmente danneggiato da
uno sbancamento. Si estende sul fronte per una lunghezza
di ca. 13 m. e presenta una planimetria interna
caratterizzata da tre camere affiancate, di cui quella centrale funge da
vestibolo. La copertura doveva essere a doppio spiovente e columen centrale,
con protomi d’angolo scolpite a testa di ariete e a forma di leone,
oggi conservate presso il museo di Ischia di Castro.
La funzione della
struttura non è comunque certa: taluni ritengono che
non si tratti propriamente di una tomba ma di un grande altare monumentale.
Per altro il monumento è conosciuto come “Ara del Crocifisso”.
Di
fianco
alla
chiesetta
ci
sono
due
strade
possibili,
le
scalette
conducono
ai
resti
della
città,
noi
proseguiamo
sulla
strada
carrabile
e
dopo
alcune
centinaia
di
metri
giungiamo
alla
tomba
della
Biga:
qui nel 1967
è stato rinvenuto in buono stato di conservazione un rarissimo esemplare di
biga etrusca da parata, attualmente in esposizione nel Museo Archeologico
Nazionale della Rocca Albornoz di Viterbo. La tomba, alla quale si accede
tramite un lungo dromos a cielo aperto, è suddivisa in vestibolo e
camera. Si presume appartenesse ad un alto esponente del ceto aristocratico:
insieme alla biga sono stati infatti sepolti nel dromos - o per meglio dire
nel vestibolo, anch’esso a cielo aperto - anche i due cavalli che la
trainavano, come dimostrano i due scheletri ben conservati ivi rinvenuti.
Proseguendo
sulla
stessa
strada
che
scende
verso
la
valle
dell'Olpeta,
sulla
destra
si
scopre
la
tomba
del
principe
Massimo,
una
tomba
etrusca
di
età
arcaica
a
vestibolo
aperto
detta
del
Principe
Massimo.
L’ambiente
interno
è
conformato
ad
“L
”,
con
una
piccola
cella
sul
lato
destro.
Caratteristico
è il
soffitto
ornato
da
travetti
paralleli
e
longitudinali
nella
parte
anteriore
e da
sottili
linee
trasversali
in
quella
di
fondo.
Purtroppo
l'ipogeo
è
perennemente
allagato
e
per
visitare
l'interno
occorrono
un
paio
di
buoni
stivali
da
pescatore.
Poco
più
avanti,
sempre
sulla
destra,
si
trova
un
bel
colombario
di
età
romana
con
la
sua
tipica
struttura
a
cellette.
Ora
si
continua
a
scendere
e ci
si
addentra
nel
bosco
che
ci
condurrà
al
letto
dell'Olpeta,
il
sentiero
è
comunque
sempre
ben
segnato
e
riconoscibile.
Arrivati
al
fosso
si
vede
sulla
sinistra
un
vecchio
ponte
crollato,
cerchiamo
un
punto
dove
guadare
e
passiamo
dall'altra
parte,
a
pochi
metri
troviamo
l'ingresso
della
tagliata
di
Castro,
un
profondo
taglio
nel
tufo di circa 20 mt. di altezza e 80 mt. di lunghezza. Iniziata in epoca etrusca
e più volte modificata fino al Rinascimento, è considerata da alcuni
studiosi un tratto della via Clodia.
Di particolare interesse la scritta in caratteri etruschi su una parete.
 |
 |
| Tomba a dado |
Tomba della biga |
 |
 |
| La biga di Castro
esposta al museo archeologico di Viterbo |
La tomba del principe
Massimo |