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Si tratta di luoghi, monumenti e ambienti, pur non particolarmente noti,
già censiti e oggetto di studi scientifici. Può sorprendere quindi che
un'emergenza come quella che andiamo ad enunciare sia rimasta, a quanto
sembra, pressoché sconosciuta alla letteratura.
Portiamoci quindi in una
radura, che qualcuno anche recentemente ha avuto il buon gusto di
smacchiare, piccola enclave semi-sommersa in una vegetazione più che
rigogliosa. Siamo, credo, sul territorio di Valentano, non lontano dalla
frazione “Le Fontane”. Il
sentiero che percorriamo è invaso da una fitta coltre di erbe infestanti
che ostacolano il cammino. Alla nostra sinistra, tra il verde intenso
delle foglie i cui rami
protendono sul viottolo, scorgiamo il nero cupo dell'imbocco di una
piccola grotta. E' poco profonda e piuttosto bassa, poco più di una
tana. Ci colpisce sulla parete di fondo una banchina scolpita per tutta
la sua lunghezza. Poco più avanti ci inoltriamo per pochi metri nella
macchia, seguendo la traccia quasi impercettibile di un calpestio ed
eccoci finalmente sulla radura. Davanti a noi si erge il fronte di una
modesta scarpata tufacea sulla quale si aprono le gole di alcune grotte.
Iniziamo dalla prima, alla nostra destra. E' un piccolo antro dal
soffitto annerito e con il pavimento invaso da pietrame, laterizi e
residui di riuso. L'apertura è tamponata con selci di tufo che
risparmiano un ingresso sormontato da un semplice architrave. Non è
escluso che in origine l'accesso fosse chiuso da una porta, ora
mancante. Quello che colpisce è la presenza sulla parete di fondo
di un'ampia cavità, sorta di piramide tronca scavata nella
roccia, che ha tutta l'aria di essere un focolare, anzi sicuramente lo è
visto che, portandoci sotto la nicchia e guardando in alto, si può
scorgere la presenza di un stretto e profondo camino che sfocia sulla
sommità della collinetta, tant'è che da sotto si intravede il cielo. Ora
è chiaro perché la grotta è annerita dalla fuliggine ed è anche evidente
che il luogo è stato utilizzato a lungo come rifugio o quantomeno come
ricovero non occasionale, probabilmente dagli stessi pastori che
adibivano ad ovili le altre grotte. Da quando e fino a quando? Da epoca
antichissima, come vedremo; e fino all'altro ieri, se non proprio ieri,
come documenta la presenza nelle grotte di numerosi oggetti di uso
comune, come ad es. una “ghirba” per il latte e paratie in rete
metallica per le greggi. L'ambiente descritto è affiancato da un altro
piccolo antro con analogo architrave e tamponatura d'accesso, ma senza
camino.
Segue una grotta parzialmente scavata, o meglio un inizio di scavo
perché, evidentemente, gli esecutori, per una ragione che non
conosciamo, hanno preferito abbandonare il lavoro poco dopo averlo
iniziato. La grotta successiva è praticamente un ovile e molto
difficilmente si potrebbe sostenere che sia stata in origine una tomba.
Semplice ed essenziale nella struttura: poco profonda, un grande
ingresso ad arco e volta a botte parzialmente displuviata. E' cosparsa
di abbondante paglia e conserva di lato una rete metallica srotolabile
che conferma il suo utilizzo assai recente, se non attuale, quale
rimessa per il bestiame. Ancora una grotta, decisamente piu'
interessante. Più profonda della precedente, ha il soffitto displuviato
e, sul fondo, un'ampia e bassa banchina di cui non è chiara la funzione.
Anche qui sono depositati attrezzi legati all'allevamento del bestiame:
mangiatoie metalliche ed abbeveratoi. La particolarità del soffitto è
una sorta di “becco”, molto accentuato sul lato destro, scavato nella
roccia per tutta la profondità dell'antro laddove lo spiovente fa perno
sulla parete, con effetto a casetta. Sulla parete di fondo, proprio
sotto il vertice della displuviatura, è incisa una croce tipo “scacciadiavoli”
e, al di sotto, troviamo una sorta di “orecchio” composto da due
semicerchi concentrici intagliati
nella roccia, che
potrebbe anche essere di origine naturale.
Ed eccoci alla grotta di maggior impatto, dopo quella che abbiamo
definito la “tomba dei numeri”, di cui ci occuperemo di seguito.
L'accesso appare monumentale: un grande scavo ad “arco piatto” crea una
sorta di ampia anticamera con il soffitto interamente annerito. Un
incendio piuttosto virulento deve averlo ridotto in quello stato, e del
resto tracce evidenti di combustione sono presenti anche nella parete di
fondo dell'anticamera. Sul lato sinistro di questa parete si apre l'
accesso alla grotta vera e propria, a sua volta sormontato da un piccolo
scavo ad arco con volta a botte, poco profondo e di incerto significato.
Potrebbe trattarsi dell'antico dromos (poco più di un cunicolo, invero)
di accesso all'antro, tant'è che prosegue senza soluzione di continuità
fino al limitare superiore della gola. Ma allora bisognerebbe immaginare
che l'anticamera sia stata scavata in epoca successiva, proprio per
aprire la grotta e consentire un agevole accesso.
A ciò si potrebbe, non senza fondamento, obiettare che l'opera
appare decisamente sovradimensionata rispetto al fine. All'interno
sorprende una sorta di architrave scolpito sulla parete di fondo, al di
sotto del soffitto lievemente displuviato. Sull'architrave troviamo vari
fori, quelli al centro
sembrano delimitare i vertici di una croce. La base dell'architrave, per
quasi tutta la sua lunghezza, sovrasta una nicchia cui fa da tetto. Sul
lato sinistro della displuviatura della grotta è ancora precariamente
presente quello che ha tutto l'aspetto di uno spesso impasto di
intonaco, ormai in gran parte distaccato dalla roccia e prossimo a
cadere. Un'apertura posta sullo stesso lato, attualmente ostruita con
pedane di legno, immette in una grotta di fianco.
Questo è quanto può cogliere in tutta evidenza chi, inoltrandosi nel
bosco, entra nella radura. E la tomba dei numeri? Portiamoci
sull'estremità sinistra dello spiazzo, laddove il bosco si riprende
rigoglioso i suoi spazi. Risaliamo per qualche metro un'agile scarpata
frondosa e ci troveremo di fronte
la gola buia di una grande grotta. E' profonda non meno di una
decina di metri ed ha regolare struttura a casetta con soffitto
displuviato. Per visitarla muniamoci di una torcia perché all'interno il
buio è fitto. Il pavimento, verso la parete di fondo, è occupato per
oltre un terzo da un'ampia
banchina. Le pareti sono percorse nella parte bassa da una fascia, alta
circa un metro, costituita da tagli longitudinali posti a distanza più o
meno regolare, raccordati al vertice da una linea orizzontale di scavo
abbastanza evidente sui tre lati. Non siamo in grado di formulare
ipotesi sulla sua funzione, non potendo neanche escludere che si tratti
di elementi meramente decorativi. Puntando la nostra torcia al di sopra
di questa fascia vedremo chiaramente emergere, sulle pareti laterali,
due serie di segni incisi nella roccia che sembrano, anzi sono, numerali
etruschi, frammisti ad altri segni di incerta definizione. Iniziando
dalla parete sinistra e avanzando verso il fondo della grotta troviamo
un “dieci” (X), quindi un
“undici” (XI), poi un “cento” (Ж), un “cinquanta” (una freccia rivolta
in alto con sotto due stanghette), poi ancora un “dieci”, un “due” (II),
un “uno” (I), un “dieci”, un “cinque” (λ). Continuando in senso orario,
procedendo dal fondo, sulla parete destra abbiamo: un “cinquanta” (una
freccia rivolta in alto con due sotto stanghette), poi ancora un
“cinquanta” (come prima ma con sotto una sola stanghetta), un altro
“cinquanta” (un semiarco convesso verso l'alto), un “dieci”, un
“nove” (IIIIIIIII, grafia invero impropria per i numeri etruschi)
e un “otto” (IIIIIIII, vedi considerazione numero precedente).
Naturalmente sull'interpretazione dei simboli non potrei mettere la mano
sul fuoco, vista la precarietà con cui sono stati rilevati e
l'abbondanza dei segni di contorno, tra cui varie croci, che potrebbero
equivocarne la lettura. Ma non credo di essere molto lontano dalla
realtà. La domanda che tutti ci poniamo a questo punto è: cosa ci fanno
tutti quei numeri in quella
tomba (sempre ammesso che si tratti di una tomba)? La risposta non è
facile: forse vanno collegati con i segni longitudinali incisi nella
parte bassa della parete che sembrano delimitare una serie di settori.
Non potrebbe darsi che la grotta (non più tomba) venisse usata come
ricovero per il bestiame e i settori numerati servissero come
riferimento per il conteggio rapido degli armenti? Chissà… Quello che è
certo è il fascino incontaminato di questo ambiente che il mistero della
sua decorazione non può che accentuare.
Giuseppe Moscatelli
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