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In
una giornata umida e a tratti piovosa abbiamo risalito le scale del
“casalone”, storico agglomerato rurale sul confine tra Piansano,
Cellere e Valentano, dove Franco Sonno ci ha accolto nella sua casa
di campagna per farci vivere un'esperienza di confine, tra
antropologia e gastronomia.
All'ingresso il calore della fiamma che
crepitava nel maestoso camino ci ha fatto tornare con la mente
all'infanzia, quando la famiglia vi si riuniva intorno, magari per
cuocere alla brace “le rocchie” infilate nello “spito”
o per ascoltare “a veja” i racconti memorabili dei nonni.
Ampliando poi lo sguardo al vasto ambiente, occupato al centro da un
lungo tavolo, segno tangibile di ospitalità e accoglienza, è emersa
in noi la consapevolezza che tutto, a casa di Franco, è un invito
incalzante alla memoria. Migliaia di oggetti, che nei decenni
trascorsi hanno scandito la vita nelle campagne,
celebrano e in qualche modo perpetuano, appesi fitti fitti
alle pareti, la sacralità della civiltà contadina. Di molti,
qualificabili ormai come reperti, ci sfugge l'uso e il senso. Altri,
come subitanei flash, per un istante illuminano zone d'ombra dei
nostri ricordi, riportando in superficie l'eco di persone, cose,
ambienti. Franco, con la pacatezza che gli è propria, li descrive
uno ad uno, rispondendo con perizia alle nostre domande. La sua
raccolta, il cui nucleo originario è costituito dalla dotazione
propria del “casalone”, è frutto di oltre dieci anni di ricerche, ci
racconta, tra robivecchi, bancarelle e mercatini. Un certo numero di
pezzi li ha avuti in dono da amici, conoscenti e parenti, felici di
ripulire stalle, fienili, magazzini e cantine. Altri sono arrivati
quasi per caso, come una preziosa cassetta di lucenti strumenti per
chirurgo di cui qualcuno ha voluto evidentemente disfarsi,
abbandonandola presso un cassonetto. Si tratta forse dell'insieme di
reperti più pregiato dell'intera collezione: un'ottantina di ferri
chirurgici in acciaio ancora scintillanti tutti ordinatamente
riposti nel loro contenitore originario anche se Franco, per
esigenze di esposizione, li ha fissati su un pannello. Sembra di
vederlo, questo medico di campagna del secolo scorso, col suo
cappello calato sulla fronte e il suo pesante pastrano, mentre sale
le scale del “casalone” riparandosi dalla tramontana, portando la
sua cassetta di ferri del mestiere per ogni evenienza: dal cavare
un dente a incidere una piaga, a suturare una ferita.
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