Stemmi Bernardiniani a Montefiascone

Il trigramma di San Bernardino su porte, pareti e balconi nel centro storico di Montefiascone

 

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di Giuseppe Moscatelli

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L’acronimo IHS è, probabilmente, dopo la Croce il simbolo più noto e diffuso del cristianesimo. Ed anche uno dei più antichi se si presta attenzione al fatto che se ne trovano esempi già a partire dal III secolo, quale abbreviazione del nome di Gesù,  in greco ΙΗΣΟΥΣ. Translitterato in latino lo iota greco è diventato il suo equivalente “I”; l’eta greco ha conservato la forma grafica ma è diventato per noi la lettera “h” (in maiuscolo “H”); mentre il sigma originario si è trasformato (anche graficamente) nel suo equivalente latino “S”. Quindi le prime tre lettere del nome di Gesù o, più precisamente, le prime due e l’ultima (che è analogamente un sigma e per noi una “S”).

Così trasformato l’acronimo si è prestato nel corso dei secoli ad altre interpretazioni, ugualmente plausibili, tali tuttavia da far deragliare rispetto al significato originario: così taluni lo hanno letto come “In hoc signo (vinces)”, rievocando la celebre visione di Costantino o “Iesus Hominum Salvator”.

Per quanto altri santi e beati ne abbiano promosso devozione e culto quale “Santissimo Nome di Gesù” non c’è dubbio che fu San Bernardino da Siena (così chiamato benché nato a Massa Marittima nel 1380 e morto all’Aquila nel 1444) a diffonderne universalmente l’iconografia, arricchita di un sole raggiante in cui il trigramma veniva inserito, con corredo di un complesso apparato simbolico (Cristo è il sole che vivifica l’umanità e irradia la sua carità attraverso dodici raggi, ciascuno dei quali ha un preciso significato).

Nonostante l’ortodossia della sua predicazione, la venerazione verso un simbolo che a taluni appariva idolatrico (S. Bernardino faceva baciare ai fedeli accorsi alle sue prediche tavolette di legno con la raffigurazione del trigramma) gli costò nel 1427 un processo per eresia dal quale tuttavia uscì pienamente prosciolto. Ad ogni buon conto papa Martino V ordinò di aggiungere una piccola Croce sul trattino orizzontale della lettera “H”, onde eliminare ogni possibile equivoco sulla natura del simbolo che si diffuse così in tutta la cristianità: S. Giovanna d’Arco lo ricamò sul suo stendardo e i Gesuiti lo fecero proprio. Oggi il simbolo è associato all’Eucarestia e trova la sua più alta celebrazione popolare e liturgica nella festività del Corpus Domini, riprodotto in varie fogge nelle infiorate che ingentiliscono le strade su cui passa la processione del Santissimo.

Il trigramma bernardiniano è diffusissimo in tutti i centri storici della Tuscia, effigiato in terracotta, scolpito su pietra o diversamente riprodotto su porte, portali, pareti, balconi. Rappresentava, allo stesso tempo, un indice di appartenenza, pubblica esaltazione della fede, invocazione di protezione per la propria casa e la propria famiglia.

Gli esempi riportati in questo intervento si riferiscono al centro storico di Montefiascone.  All’inizio di Corso Cavour ne troviamo uno antichissimo in marmo con incisa la data del 1519 e poco oltre uno scolpito sulla chiave d’arco di un portale in bugnato arricchito di elementi irrituali quali una piccola croce e una sorta di grande “G” posti sotto il trigramma vero  e proprio. Altri appaiono di provenienza dalla “stessa fornace” essendo pressoché identici, seppur talvolta diversamente contestualizzati.

 

Corso Cavour stemma bernardiniano datato 1519

In alto, su una parete in Via di San Pietro

Intagliato nel bugnato di un portale in Corso Cavour

Sopra un balcone in  Corso Cavour

Stemma bernardiniano in pietra, Via Trento

Stemma bernardiniano in Via Trento

Stemma in Corso Cavour

Stemma in Via Trento

Stemma in Via XXIV maggio

Trigramma bernardiniano sul portale bugnato di una csa del centro storico

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