Il Palazzo Farnese di Piacenza

La pittura dal XVI al XVII sec. (Sala 16)

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di Giacomo Mazzuoli

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La grande sala serviva da prima anticamera e veniva usata saltuariamente per le feste da ballo.
Un grande affresco farnesiano nella volta è contornato da figure che sostengono la cornice e il drappo sottostante.
Sono esposti dipinti su tela del XVI secolo, tra cui due ante d’organo di Santa Maria di Campagna (1530) di Piacenza eseguite dal cremonese Camillo
Boccaccino e due ante d’organo di San Giovanni Evangelista di Parma (1546), eseguite dal parmense Girolamo Bedoli Mazzola cugino del Parmigianino.



Madonna con Bambino e Santi del Malosso
 

 
 



San Luca di Giovanni Lanfranco
 

 
 
Le ante d’organo rimandano a una proposizione artistica di grande respiro rinascimentale, con personaggi imponenti: il profeta Isaia e il re Davide, le allegorie di Pitagora e di Euclide, più naturalistici e raffinati con sensitività veneta i primi due, più anatomicamente caratterizzati e immensi nella logica michelangiolesca i secondi, pur con raffinatezza manieristiche.
Al cremonese Giovanni Battista Trotti detto il Malosso appartengono le due pale Madonna con Bambino e santi (1599) e Cristo e la Beata Vergine intercedenti (1603). Di recente acquisizione, una nuova tela raffigurante l’apparizione della Vergine a San Francesco della scuola di Malosso.
Sono significative perché interpretano un momento di passaggio della figurazione artistica della "sacra conversazione" rinascimentale, qui ormai compassata e pieni di citazioni dotte, all’apertura verso uno spazio già barocco.
 
Nella seconda area della grande sala sono esposti i dipinti del primo Seicento, a parte le due allegorie dell’Astronomia e della Musica (1590) di Jan Sons, pittore della corte farnesiana che ripropone in toni delicati e in pose celebri e manieriste figure e strutture di forte efficacia scenica.
Un ruolo importante occupa la tela del San Luca (1611) del parmense Giovanni Lanfranco per il Collegio dei notai di Piacenza, opera di grande intensità attraversata da una sensibilità religiosa carraccesca e da una ricerca realistica caravaggesca: è infatti raffigurato l’evangelista colto che è però bisognoso dell’ispirazione divina.
 


Affresco della volta della sala con drappo e stemma farnesiano
 

 

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