IL LINGUAGGIO DEL SANGUE DELLA SINDONE

Estratto dagli studi sulla Sindone di Mons.
Giulio Ricci,caninese, uno dei sindologi più famosi negli anni '80


 

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di don Lucio Luzzi

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Questo lenzuolo funerario( m. 4,36 x 1,1) di lino, tessuto a spina di pesce, è il più eloquente “corpus delicti” di cui gli studiosi si sono serviti per ricostruire il fatto delittuoso che racchiude: la morte di croce. E’ quella di un uomo, sottoposto prima della condanna a morte, ad una singolare flagellazione, ad un tipica coronazione di spine ( mai registrata dagli storico per altri cruciari), segnato all’emitorace destro da una ferita di lancia e avvolto nudo nel lenzuolo senza essere stato prima lavato e unto con gli oli resinosi. L’impronta sfumata ci fa intuire che quel cadavere non conobbe la corruzione che inevitabilmente avrebbe compromesso anche la integrità del lenzuolo.

 Contro le tesi del corpo del Signore, rubato dai discepoli, oltre la testimonianza del Vangeli, sta anche l’esame morfologico delle impronte del sangue, che, come mostra la Sindone, hanno la caratteristica del sangue vivo e postmortale, coagulato l’uno e rappreso l’altro, perfettamente decalcati secondo il processo di fibrinolisi, verificatosi in un periodo di tempo ben preciso: circa 36 ore di contatto.

Le ore che, secondo la Fede cattolica, Cristo passò nel sepolcro prima della risurrezione. 

La Sindone, con il linguaggio del sangue, rivela due interessanti particolari che consentono una minuziosa ricostruzione di questa dolorosa andata al sepolcro. La prima documentazione riguarda la zona delle reni, dove il corpo dell'Uomo della Sindone è segnato da rivoli di sangue, in direzione trasversale, così da far pensare ad un deflusso del sangue, causato dalla posizione orizzontale assunta dal s. corpo nel tragitto dal Calvario al sepolcro.

La colorazione di questo sangue, che si rivela ricco di plasma, è tale da consentire di qualificarlo come « effetto della sedimentazione post - mortale delle emazie nella cavità cardiaca, perforata dal colpo di lancia » (dott. Giordano).

E' naturale, infatti, che dalla ferita del costato, ponendo il corpo supino, il sangue della parte inferiore del corpo, rimasto ancora nei vasi dopo la ferita del soldato, (mentre quello della parte su­periore del corpo era uscito subito dopo 1' apertura della lanciata) è naturale, dico, che uscisse abbondantemente e si localizzasse nella zona delle reni.

 

Deflusso del sangue postmortale nella zona dei reni, causato dalla posizione orizzontale assunta dal corpo dopo la deposizione dalla croce

Una seconda documentazione, ancora più commovente, si nota ai piedi, particolarmente al piede sinistro. Si tratta di impronte digitali di uno dei fortunati portatori del corpo di Gesù. Queste furono causate da quel sangue, che doveva uscire, dai fori dei piedi, schiodati di recente, a causa dell'edema insorto o intra vitam «per insufficienza circolatoria, o post mortem, per ipostàsi cadaverica » (dott. Giordano).

 

 Il sangue scendendo si concentrava nella zona dei talloni dove ha lasciato dei segni strani che hanno permesso una perfetta ricostruzione delle mani con le dita arcuate, in posizione contratta, che rivelano lo sforzo per un peso che hanno portato.  Il mignolo, l'anulare e il medio della mano sinistra, a contatto con la superficie del piede, furono circondati dal sangue che scendeva dal foro del piede sinistro nel tallone sinistro, (meno chiaro è per la mano destra, nel tallone destro).

 

Dalla Sindone, dunque, è evidente che nel portare il s. corpo alla sepoltura, i portatori, camminavano in modo da far precedere i piedi.    

 

Tallone sinistro dell'Uomo della Sindone con impronta di tre dita di una mano

Seguendo fedelmente i margini di quella impronta si può ricostruire questa immagine. Si tratta precisamente del mignolo, dell'anulare e del medio in una mano sinistra, in posizione contratta, tipica di chi sostiene un peso. Il pollice e l'indice per dare forza alla presa, sono naturalmente localizzati nella parte superiore del piede