La festa della Madonna del Monte

A Marta, sul lago di Bolsena, la festa dei maschi in onore della Vergine


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Parte seconda

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Testo e foto di Giuseppe Moscatelli

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La salita al monte

Certo, chi assiste per la prima volta alla Barabbata può anche rimanere colpito e forse un pò disturbato dal clima caotico e scomposto in cui si svolge la manifestazione; di qui il nomignolo – barabbata, appunto – che i martani mal sopportano, perché per loro è semplicemente la festa della Madonna del Monte, la loro festa.

Ed hanno ragione, perché la festa si fa così - che ne sanno i forestieri? - non c’è niente di cui vergognarsi. Ed infatti non si vergognano. Perché, se ci pensi, gridare tutto il giorno a squarciagola, con le gote arrossate, la fronte madida, il respiro ansante, la propria fede incrollabile verso la Madonna, Gesù, il Santissimo Sacramento... qualche scrupolo, qualche pudore uno potrebbe anche avercelo. Loro no.

Deve scattare una sorta di orologio biologico, impostato geneticamente secoli fa, ed ogni anno ricaricato il 14 maggio... Non si capisce altrimenti come possa accadere che persone “normali”, operai, studenti, professionisti, impiegati, benestanti e disoccupati, ogni anno si calino - non solo metaforicamente - nelle vesti di bovari, pecorai, pescatori, contadini e villani e vi si trovino così a loro agio da fare tutto quanto abbiamo detto e stiamo per dire. Perché il giorno dopo, se li rincontri, ritornano persone normali, magari anche timide, appartate, discrete.

La fase più spettacolare della festa, la salita al monte, che abbiamo detto e ribadito alquanto disordinata, è per la verità incardinata in un rigoroso ritualismo di ruoli, azioni, gesti, parole che  poco o nulla - al di là delle apparenze - lasciano allo spontaneismo. Tutta la manifestazione è anzi rigorosamente strutturata come gli anelli di una catena.  

Intanto tutti i ruoli sono rigidamente preordinati nelle quattro tradizionali categorie: i casenghi, vale a dire i “capoccia” delle tenute, che sfilano a cavallo con pantaloni blu, camicia bianca e cappello nero; i bifolchi, ovvero coloro che spingono l’aratro trainato dai buoi, con pantaloni scuri,  camicia celeste, corpetto grigio e alti gambali in cuoio; a loro sono aggregati i pecorai, con al seguito, pecore, capre, agnelli e capretti; seguono i villani, ovvero gli agricoltori, la categoria più variegata: il loro gruppo è aperto dai sementerelli (i seminatori), con pantaloni blu, camicia bianca e cappello chiaro; hanno un fazzoletto blu intorno al collo e portano a spalla le grandi bisacce in tela grezza che servivano per la semina e dalle quali traggono e incessantemente spargono fiori di maggio lungo tutto il percorso, perpetuando l’antico gesto del seminatore; vengono poi le Vanghe, la cui figura è caratterizzata dall’omonimo attrezzo, simbolo della fatica e del sudore contadino: portano anch’essi bisacce per il pane e il companatico e hanno al collo un fazzoletto a scacchi bianco e blu; seguono i Falciatori, con la grande falce fienaia, fiaschetta per il vino, corno cavo per riporre la cote con cui rifilare la lama e fazzoletto a scacchi bianco e rosso; chiudono la categoria i Mietitori, con gli attrezzi tipici del loro lavoro: falcetta e cannelli per proteggere le dita e mazzi di spighe legate a simboleggiare le “gregne”; portano annodato al collo un fazzoletto a quadri bianco, rosso e blu; sono il gruppo più ordinato: sfilano compostamente inquadrati in file orizzontali e verticali cantando inni mariani; chiudono i pescatori, la categoria più esagitata e restia a qualsiasi forma di disciplina: indossano pantaloni in tela azzurri, maglietta girocollo bianca, basco nero ed alti stivali; portano legate ai fianchi reti e funi di ancoraggio. Talvolta sfilano scalzi, sacrificio che non è risparmiato neanche ai bambini.

Ma la cosa più spettacolare sono senz’altro i carri, talvolta chiamati anche fontane per lo zampillio e i giochi d’acqua di cui sono dotati.  Allestiti da gruppi di appartenenti alle varie categorie, su di essi sono artisticamente allestite le offerte votive alla Madonna del Monte. Un autentico spettacolo pirotecnico di colori, odori, sapori. Caleidoscopiche composizioni di frutta, fiori, verdure, ortaggi, canne, arbusti, rami, tralci e foglie che appagano l’occhio e sollecitano soavemente ogni altro senso. Guardare questo spettacolo con gli occhi accesi di un bambino è un’esperienza indimenticabile.

Un tempo, quando le colture in serra e le importazioni di primizie non erano ancora così diffuse, l’effetto sorpresa era anche maggiore: vedere grappoli d’uva freschi e rubicondi come appena recisi; prugne lucide e appetitose, pesche mature e polpose, rami d’olivo con il frutto ancora verde aveva un che di magico, meraviglioso. I martani tramandano tecniche antiche e segrete per conservare freschi i prodotti fuori stagione con i quali arricchiscono i loro carri. Su ognuno di questi è sempre presente, in posizione centrale, l’immagine della loro Madonna, anch’essa agghindata e incorniciata di fiori e frutta, simbolo tangibile del loro perenne amore. Anzi, tutto l’allestimento del carro ruota intorno alla figura di Maria.

I pescatori non sono da meno, anzi i loro carri sono i più caratteristici e attesi. Elemento fondamentale delle composizioni è naturalmente il pesce, in tutte le sue forme, specie e dimensioni. Fanno a gara i pescatori martani ad accaparrarsi gli esemplari più grandi e più belli, che poi esibiscono orgogliosamente issati su pertiche o artisticamente disposti sui loro carri riproducenti talvolta la tipica barca del lago, quando non si tratti di una vera barca addobbata con tutti gli ormeggi, le reti e gli attrezzi necessari per la pesca. 

A dir poco esagitati i pescatori: non smettono di gridare un solo istante, si esibiscono in assoli ai limiti delle potenzialità delle corde vocali, arrovellano la voce,  la dilatano, la strapazzano oltre ogni misura. Si intuisce un certo esibizionismo in taluni di loro e talvolta i compagni sorridono quando uno vuole strafare, come se stessero partecipando ad una recita. Ma anche questo fa parte della festa: del resto uno non se ne sta certo sotto un sole insolitamente rovente (sempre così, a memoria d’uomo), in stivali o scalzo sull’accidentato selciato, con pesci da dieci chili sulle spalle a far mostra di modestia.

Altro aspetto della ritualità è il tradizionale e caratteristico gesto con cui ogni partecipante solleva in alto con la mano il proprio cappello nel momento in cui vengono elevate le quattro tradizionali invocazioni:

EVVIVA MARIA!

SIA LODATO IL SANTISSIMO SACRAMENTO!

EVVIVA LA MADONNA SANTISSIMA DEL MONTE!

EVVIVA GESU’ E MARIA!

È un gesto coreografico e spettacolare che affonda le sue radici nel sacro. Quando si entra in chiesa ci si toglie per rispetto e devozione il cappello: inneggiare al nome di Maria, anche se si è in strada, è come rivolgere alla madre divina una preghiera dai banchi di un tempio; i devoti rinnovano incessantemente con quel gesto il loro saluto e la loro invocazione a Maria.

Tutto il percorso, dall’inizio alla fine, è un riecheggiare di cori che si rincorrono e si sovrappongono. Si sta attuendo l’eco del gruppo che è appena sfilato davanti a noi, ma ecco il crescente fragore di quello che sopraggiunge, che non riesce comunque a coprire le acclamazioni di quello che segue. Anche in questo ambito, tuttavia, la ritualità condiziona e determina lo spontaneismo: di solito il grido di acclamazione è provocato da uno dei partecipanti che si rivolge ai suoi compagni proferendo il tradizionale invito: “Arivolemo di’ evviva?”. Esortazione che viene ripetuta incessantemente da un capo all’altro del corteo.

 

  I casenghi aprono la sfilata
I casenghi aprono la sfilata
  Seguono i bifolch
Seguono i bifolch
  Sfilano i pecorai
Sfilano i pecorai
  I sementerelli aprono il folto gruppo dei villani. Alla categoria dei villani appartengono anche le vanghe
I sementerelli aprono il folto gruppo dei villani. Alla categoria dei villani appartengono anche le vanghe
  Le donne lanciano petali dalle finestre e dai balconi
Un giovane villano grida le tradizionali lodi
  Il gruppo dei falciatori
Il gruppo dei falciatori
  I mietitori sfilano cantando inni mariani
I mietitori sfilano cantando inni mariani
  Entusiasmo e fede in un giovane pescatore
Entusiasmo e fede in un giovane pescatore
  I pescatori, talvolta scalzi, chiudono il corteo
I pescatori, talvolta scalzi, chiudono il corteo
 

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