Dall'astrattismo alla pittura sacra, evoluzione di un'artista svedese innamorata della Tuscia

 

I nostri lettori già conoscono Siv Schomberg (http://www.canino.info/inserti/artisti/schomberg/index.htm), la pittrice svedese naturalizzata italiana da  qualche anno stabilmente residente a Piansano. Anzi, dopo la pubblicazione dei precedenti articoli più di uno l’ha contattata per congratularsi o fare osservazioni sulla sua arte. Taluni, inevitabilmente, hanno manifestato il loro disagio estetico a fronte di soggetti artistici che virano dall'astrattismo all'informale: lacerti figurativi in cui si intuiscono uccelli in volo su recessi astrali o profondità marine. Persiste in altre parole, specie tra i non addetti ai lavori, la diffusa convinzione secondo cui la sola arte figurativa, di immediata comprensione e  fruizione, costituirebbe vera arte.

Questo a ben vedere poco s'addice a Siv, che ha dipinto scorci paesaggistici, alberi, fiori e foglie per lungo tratto della sua carriera artistica e la cui “conversione” all'astrattismo, di cui il momento più fecondo è coinciso proprio con la sua venuta a Piansano, è più che altro un retaggio della necessità di sperimentare nuove tecniche compositive di sovrapposizione e stratificazione dei colori, alla ricerca di inedite trasparenze e tonalità.

Fatto sta che oggi Siv ancora una volta gira pagina; ancora una volta cambia pelle: si immerge nella storia dei secoli antichi fino a varcare la soglia del rinascimento; si impregna di medioevo in un'attenta ricognizione dell'arte sacra e riemerge alla luce della contemporaneità nella sua nuova veste di “artista su commissione”. Proprio come i grandi pittori medievali e rinascimentali, che declinavano il loro genio artistico con le aspettative e i desiderata dei loro committenti.

Tutto nacque allorché, un paio di anni fa, un monsignore di un paese della Tuscia che Siv aveva conosciuto partecipando ad incontri di formazione spirituale ed umana a Castel S. Elia, le propose di replicare la sacra immagine della Vergine venerata nel Santuario di S. Maria ad Rupes.  Siv accetta la sfida e, nel volgere di un paio di mesi, realizza una straordinaria riproduzione della dolcissima immagine di Maria seduta in trono, incoronata e avvolta in un verde manto stellato. La Vergine, a mani giunte come in preghiera, contempla estasiata il Bambino dormiente, anch'esso coronato,  adagiato sulle sue ginocchia e circonfuso di un'aura di luce.

Ancora. Durante un vagabondaggio tra Umbria e Toscana, alla scoperta di chiese e piccoli musei, rimane colpita dalla dolente umanità di un Cristo cimabuesco ammirato in una chiesa di Castiglion Fiorentino. Si tratta di un crocifisso ligneo del duecento in cui l'esangue figura del Salvatore, con i fianchi coperti da un velo trasparente annodato all'altezza dell'ombelico, è dipinta su un fondo oro e nero che ne esalta la regalità. La Croce, finemente sagomata, presenta alle sue quattro estremità distinti riquadri con raffigurati la Vergine, alcuni Santi e la Maddalena. Di lì a qualche giorno una coppia di coniugi si presenta presso il suo studio per commissionare un'immagine sacra per la cappella di famiglia. Siv senza esitazioni propone e si impegna a  realizzare il Crocifisso toscano.

 

E' stato un lavoro lungo e complesso: la scelta del legno, il taglio della tavola, la sua modanatura, la preparazione del fondo, i molti bozzetti, la quadratura e il reticolo, e poi il disegno e la stesa dei colori, nella consapevolezza di dedicarsi a qualcosa che non aveva mai sperimentato in precedenza. Oggi il dipinto è ultimato e, a detta di chiunque l’ abbia visto, si tratta di un'opera di qualità eccezionale: il capolavoro di Siv che,  tanto per distrarsi, e prima di intraprendere nuove impegnative commissioni, ha dipinto i ceri d'altare ormai consunti della parrocchiale di Arlena di Castro su incarico del parroco. Si può decisamente parlare di “nuovo corso” per Siv, e siamo davvero curiosi di conoscerne gli ulteriori sviluppi.

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