Non prendiamocela col Comune o con la società che gestisce la raccolta. E' l'Europa che ce lo chiede.

Naturalmente non è che l'Europa voglia che ci sia un disservizio nella raccolta dei rifiuti. L'Europa vuole che l'Italia mantenga gli impegni presi, sottoscritti dai suoi governanti e ratificati dal Parlamento: i conti devono essere a posto, il rapporto deficit/pil deve essere inferiore al 3% e il rapporto debito/pil deve scendere di 3 punti l'anno per 20 anni (fiscal compact). Siccome l'Italia non ce la fa a crescere ed aumentare il pil (anche e soprattutto a causa dell'elevata imposizione fiscale) sono state aumentate ancora di più le tasse e si sono ridotti i trasferimenti agli enti locali. I comuni di conseguenza hanno dovuto aumentare le tasse locali senza però riuscire a fornire dei servizi decenti ai cittadini perchè i soldi non bastano a coprire i mancati trasferimenti dallo Stato. Risultato: paghiamo le tasse come un paese scandinavo e usufruiamo di servizi scadenti. Prendiamo l'esempio della raccolta differenziata a Canino. L'Azienda che la gestisce ha vinto una gara con un prezzo sicuramente ultra ribassato, perchè il comune non poteva permettersi una spesa maggiore. L'Azienda, sicuramente subissata dalle tasse, dai ritardi dei pagamenti delle P.A., dalla burocrazia, dal costo del lavoro e da altri impedimenti vari, ha offerto quel prezzo pur di lavorare e andare avanti sperando in una congiuntura favorevole, così come fanno in tanti in questo periodo di crisi.

Ecco però che i nodi vengono al pettine: ritardi nella raccolta, scarsa frequenza nel ritiro dell'umido (che d'estate puzza), legittime rimostranze dei cittadini. Non crediamo che tutto questo sia dovuto a negligenza della società o inefficienza nel controllo da parte del comune. Semplicemente l'azienda ha personale e mezzi insufficienti per gestire compiutamente il servizio. Il comune potrebbe anche retrocedere per giusta causa dal contratto ed esperire una nuova gara, ma il risultato non cambierebbe, i soldi sarebbero sempre gli stessi e difficilmente si troverebbe qualcuno disposto a lavorare in perdita, inoltre ci sarebbe da gestire l'emergenza, sicuramente costosissima, del passaggio da una società all'altra.

Abbiamo voluto l'Europa e i vari patti di stabilità, o forse non sapevamo nemmeno cosa fossero quando furono approvati, e probabilmente nemmeno i nostri parlamentari ne prevedevano le conseguenze nefaste. Sta di fatto che il voto è l'unica arma in mano al cittadino vessato e tartassato. Molti hanno creduto (e credono ancora) che non andare a votare fosse un segnale forte per una classe politica sempre più inconcludente. Evidentemente non è così, oggi nessuno si preoccupa delle ragioni del non voto.

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