Scontrini telematici, fatture elettroniche e lotterie di scontrini (sic!)

"Evasione fiscale, finalmente ci siamo. Stavolta la ricetta del Governo non lascerà scampo agli evasori. Il piano del governo per la lotta all’«evasione 2.0» è già pronto. Scontrini telematici e fatture elettroniche, ecco cosa renderà impossibile evadere". Questo è il succo di alcuni articoli apparsi in questi giorni nelle pagine dei quotidiani nazionali e nelle loro home pages.
Il momento è particolare: la classe dirigente e politica è sommersa dagli scandali dell'Expo e del Mose e c'è bisogno di uscirne fuori scaricando su altri le colpe della pessima amministrazione del denaro pubblico. Quando i conti non tornano si torna a parlare di vendita degli immobili di Stato e della lotta all'evasione; sono decenni che succede ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I giornalisti filogovernativi (la maggioranza se non la totalità), che hanno accolto con entusiasmo la velina del Governo in merito, stavolta hanno superato ogni limite nel profondere ottimismo e non si sono posti il benchè minimo dubbio sulla riuscita dell'iniziativa e non si sono chiesti se esistano effetti collaterali per consumatori ed imprese ad un'iniziativa così capillare e dirompente. Citiamo il servizio di Roberto Petrini su Repubblica perchè è quello che rende meglio l'idea della superficialità e in taluni casi addirittura della disinformazione con cui viene affrontato l'argomento.
L'evasione fiscale assume sicuramente dimensioni notevoli che però non sono dovute, come si vuol far credere, esclusivamente a idraulici e libero-professionisti che non rilasciano la ricevuta. Buona parte dell'evasione è legata ad attività illecite (prostituzione, droga, malavita organizzata, strozzinaggio, traffico d'armi) di soggetti sconosciuti al fisco che lo rimarranno vita natural durante, salvo legalizzare le attività sopraddette. Per quanto riguarda i soggetti con partita IVA si dimentica sistematicamente di informare la pubblica opinione che sono ormai da tanti anni sottoposti ai cosiddetti studi di settore. Questo vuol dire che il fisco, in base al tipo di attività, dimensioni, dipendenti, strumenti, ecc., decide qual è il reddito minimo che dovrebbero dichiarare. Se non lo fanno, sono sottoposti ad accertamento diretto con grande probabilità di sanzioni, viste le mille incombenze burocratiche e le altrettante possibilità d'errore.
Il magico mondo della moneta elettronica e della tracciabilità totale di ogni operazione commerciale avrebbe, secondo Petrini, un precedente di successo. Protagonista fu il Governo Prodi che con Visco all'economia nel 2006 "portò ad un incremento dell'IVA fino al 10%, poi nel 2008 la norma fu abolita dal governo di centrodestra Berlusconi-Tremonti e il gettito Iva precipitò". Siamo andati a verificare, la norma fu introdotta con la legge finanziaria 2007 ed in quell'anno l'incremento del gettito IVA fu del 5,3% e fu considerato deludente nello stesso bollettino del Ministero dell'Economia in quanto inferiore all'8% dell'anno prima. E' vero che nel 2008 ci fu un crollo del gettito (-1,6%) ma in quell'anno Prodi restò in carica fino all'8 maggio e la sua norma rimase in vigore almeno per metà anno, possibile che il crollo fu dovuto alla sua successiva abolizione e non, per esempio, alla crisi economica che vide proprio nel 2008 il suo tragico inizio?
E veniamo ai taciutissimi effetti collaterali dell'introduzione quasi esclusiva della moneta elettronica. Chi paga con carta di credito o bancomat non sa che il commerciante è sottoposto a commissioni non indifferenti sulle transazioni (dal 2 al 5%), che il POS ha un costo di installazione e un canone mensile per la sua tenuta (vedi tabella). Oggi l'acquirente ha l'illusione di non pagare nulla in più quando usa la carta, ma inevitabilmente il commerciante è costretto a tenerne conto nello stabilire il prezzo finale del prodotto. Oggi il denaro contante fa ancora concorrenza alla moneta elettronica, ma un domani che non sarà più così per le banche sarà un gioco introdurre balzelli crescenti anche per chi acquista.
Comunque la presenza del POS non impedirebbe il mancato rilascio della ricevuta o dello scontrino. Il commerciante o l'imprenditore disonesto potrebbero agire come ora, un piccolo sconto in cambio della mancata ricevuta. Ecco allora la soluzione proposta dal Governo, un incentivo per il consumatore a richiedere lo scontrino sarebbe una lotteria a premi con estrazione dello scontrino telematico più fortunato (vedere per credere)
SCONTRINI TELEMATICI, FATTURE ELETTRONICHE
Roberto Petrini per ‘La Repubblica’ 18 giugno 2014
Non più blitz roboanti e spesso inconcludenti, arriva la tracciabilità totale. Il pagamento soft delle tasse, dal quale non si può sfuggire. Il piano del governo per la lotta all’«evasione 2.0» è già pronto: il decreto di attuazione della delega fiscale approvata dal Parlamento appena tre mesi fa è sulla dirittura d’arrivo e il 30 giugno sarà presentato un documento di indirizzo con le linee guida dell’intera operazione.
«La lotta all’evasione è al centro dell’azione governativa, l’evasione va repressa in modo sistematico», ha detto il ministro dell’Economia Padoan intervenendo ieri alla scuola di polizia tributaria della Guardia di Finanza e ha aggiunto che servono «un nuovo approccio» e «ulteriori misure».
Il tema resta tuttavia caldo e ieri la Confesercenti ha dato voce a tutto il malessere fiscale della categoria denunciando l’aumento del prelievo di 34 miliardi in tre anni e la chiusura di 53 mila esercizi nei primi cinque mesi dell’anno.
Lo spettro degli interventi anti- evasione ai quali si sta pensando, delineati dal corposo e dettagliato articolo 9 della delega fiscale, è ampio: si va dallo scontrino telematico (che comincerebbe essere obbligatorio almeno per la grande distribuzione) alla fatturazione elettronica, dall’affiancamento ai dispositivi elettronici chiamati Pos (già obbligatori da fine mese per commercianti e liberi professionisti) all’introduzione della carta di pagamento per saldare il conto del medico o dell’avvocato. Naturalmente il presupposto di tutta l’azione è il potenziamento delle banche dati e delle possibilità di incrocio.
Tutto condito con una misura di sistema: l’avvento generalizzato della moneta elettronica, tracciabile per definizione, con incentivi al sistema creditizio e delle telecomunicazioni (molte compagnie telefoniche, ad esempio, stanno sviluppando app per utilizzare carte di credito, carte prepagate e persino carte-sconto e buoni pasto).
La misura in cima alle priorità è il cosiddetto scontrino telematico: in pratica tutti gli incassi del supermercato (strutture che saranno investite in prima battuta dall’operazione che poi si estenderà ai commercianti e agli artigiani) e relativa certificazione saranno trasferiti on line in tempo reale alla locale Agenzia delle entrate. In questo modo l’amministrazione fiscale potrà verificare automaticamente, e senza operare riscontri in loco, gli importi delle vendite, confrontarli con l’Iva pagata e con il volume dei rifornimenti di merce del commerciante in questione.
La misura è importante e c’è anche un precedente. La trasmissione telematica di tutte le somme dovute a vendite e acquisti dei negozi (dunque non solo dei ricavi a fronte di emissione di scontrino) fu applicata con successo dal governo di centrosinistra Prodi (il ministro eraVincenzo Visco) nel 2006 e portò ad un aumento del gettito Iva fino al 10 per cento. Poi nel 2008 la norma fu abolita dal governo di centrodestra Berlusconi- Tremonti e il gettito Iva precipitò.
L’operazione scontrini non si esaurisce qui: il governo sta studiando anche una sorta di lotteria che sarà estratta tra coloro che sono in possesso di uno scontrino fiscale. Le estrazioni, periodiche e con premio annesso, dovrebbero essere riservate a categorie specifiche di esercenti o merceologiche. Un motivo in più per pretendere lo scontrino.
Completa il piano una ulteriore coppia di misure: l’obbligo (introducendo sanzioni per chi non lo adotta) del Pos per i commercianti e gli artigiani e la possibilità di utilizzare la carta elettronica per pagare le prestazioni professionali. Le due misure adempirebbero alla stessa funzione: fare in modo che gli importi incassati da professionisti e commercianti, al di là di quanto risulta dalle ricevute o dagli scontrini effettivamente emessi, vengano alla luce con chiarezza e corrispondano successivamente all’ imponibile Iva e Irpef dichiarato.
Sia gli importi relativi al Pos (point of sale: la macchinetta che hanno tassisti e commercianti per far pagare con la credit card), sia i nuovi pagamenti con carta elettronica per le prestazioni professionali, vengono infatti accreditati in banca e lì scattano le anagrafi dei movimenti che non lasciano scampo al tentativo di evasione.
L’obiettivo del piano del governo è quello di aggredire soprattutto l’evasione dell’Iva che porta con sé quella dell’Irap e dell’Irpef, perché è sui ricavi che si forma il reddito e su questo che si pagano (o non si pagano) le tasse. La Corte dei Conti su questo terreno ha fornito un dato inquietante: tra Iva e Irap, che rappresentano solo un quinto del gettito complessivo, pesano circa 50 miliardi di evasione fiscale.
Dunque lotta all’evasione Iva: due misure, molto tecniche, ma che, se applicate, dovrebbero dimostrarsi efficaci. La prima è la fatturazione elettronica: in pratica ogni fattura che viene emessa a livello intermedio, cioè tra produttori, grossisti e commercianti al dettaglio, dovrà essere trasmessa automaticamente per via telematica all’Agenzia delle entrate.
L’altra misura invece dovrebbe essere il colpo finale per chi non emette fattura: si chiama autofatturazione (ma è condizionata ad un sì dell’Europa) e potrebbe debuttare limitatamente al settore del commercio. Una rivoluzione: oggi l’Iva - si parla dei livelli intermedi e non del consumatore finale - viene versata da chi vende ed emette fattura, con il «reverse charge» l’imponibile è invece l’acquisto e chi compra si addebiterà l’onere del versamento. Nessuno potrà più emettere fatture per operazioni inesistenti e scompare l’omessa dichiarazione.
























