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Il tesoro etrusco nascosto in un locale dell'agenzia per l'agricoltura della Regione Lazio è stato sigillato: uomini della sovrintendenza per l'Etruria Meridionale hanno provveduto a bloccare l'acceso. E uomini della Guardia di Finanza, Nucleo tutela Patrimonio Artistico, hanno effettuato un sopralluogo negli uffici dell'Arsial, per un approfondimento d'indagine legato ad un'inchiesta del 2008. Intanto con una lettera protocollata Mauro Buschini, uno dei sei membri del Cda dell’Arsial, chiede la convocazione urgente del consiglio di amministrazione proponendo da subito la «sospensione» della convenzione che i sindacati Arsial avevano denunciato come anomala: «Questa convenzione per il restauro dei reperti etruschi con una onlus privata - dice - non è mai passata dal consiglio di amministrazione dell’Arsial».
PALAZZINA IN CAMBIO DI RESTAURI - Nella lettera di Buschini si chiede conto delle procedure seguite, intenzione di Buschini è arrivare una revoca della convenzione con cui l’Arsial, in cambio del restauro di un centinaio di reperti etruschi, concede l’uso di circa 400 metri metri quadri di una propria palazzina alla onlus. Sul tema è tornato con una lettera ai vertici della regione il sindacato Usb.
CENSIMENTO FOTOGRAFICO - Da giovedì il tesoretto etrusco è stato messo sotto osservazione da parte della Sovrintendenza archeologica dell’Etruria Meridionale che ha effettuato un primo sopralluogo. Visionato dagli archeologi, ora è inaccessibile non solo al pubblico ma anche agli stessi dipendenti Arsial. Le verifiche degli archeologi continueranno la prossima settimana, a partire dal 24 ottobre, con una catalogazione accurata, pezzo per pezzo, tra schedatura, riscontro dei documenti e fotografia. Gli archeologi hanno trovato piena collaborazione da parte dei dirigenti dell’Arsial. I reperti sono apparsi soltanto molto impolverati, ma in buono stato.

























