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Dopo la denuncia dei sindacati di una anomala convenzione per il restauro, l'ufficio del Mibac ricorda all'ente della Regione Lazio che qualsiasi intervento dovrà essere prima autorizzato
Preziosi vasi etruschi in deposito all'Arsial ROMA - Con una lettera al direttore generale vicario dell’Arsial Carlo Gabrielli, la Sovrintendente archeologica dell’Etruria Meridionale, Alfonsina Russo, ha chiesto l’accesso per un sopralluogo ai beni etruschi che l’agenzia regionale per l'agricoltura detiene, chiusi in una stanza non accessibile al pubblico. Si tratta di un centinaio di reperti archeologici rinvenuti durante le campagne di scavi per la bonifica in Maremma, reperti che - con una convenzione con una onlus siciliana - Arsial vorrebbe far restaurare a privati, senza tuttavia aver chiesto il parere obbligatorio per legge del ministero dei beni culturali.
STATO DI CONSERVAZIONE - La sovrintendenza vuole verificare lo stato di conservazione dei reperti e le condizioni di sicurezza con cui sono conservati. Chiede di farlo mercoledì prossimo. La sovrintendente Alfonsina Russo ricorda poi all’Arsial che qualsiasi intervento sui reperti, compreso il restauro, deve essere «autorizzato» dalla sua struttura come previsto dalla legge (il decreto legislativo 42 del 2004). Analoga autorizzazione deve essere rilasciata per le ricognizioni sui siti archeologici – altro punto della Convenzione con cui l’Arsial prevede di far effettuare queste attività dall’onlus – sempre dalla sovrintendenza.
Uno degli scavi
effettuati dall'Ente Maremma negli anni della bonifica POSSIBILI SANZIONI - La
lettera richiama infine le sanzioni (articolo 169 del decreto) per chi
contravvenga a queste disposizioni di legge. Il ministero dei Beni culturali ha
dunque deciso di vederci chiaro nella vicenda che è stata sollevata da
Corriere.it, alla luce della denuncia effettuata nei giorni scorsi da due
sindacati dell’agenzia, la Cgil e la Usb, che con un comunicato avevano resa pubblica
la novità di una convenzione giudicata anomala tra l’agenzia regionale per
l’agricoltura e una onlus di beni culturali di origine trapanese.
Ad allertare i dipendenti dell’Arsial, il fatto che in ballo ci fosse il
«tesoro» etrusco ereditato dagli scavi dell’Ente Maremma negli anni ’60,
proveniente da Vulci, e legalmente detenuto dall’agenzia ma non fruibile dal
pubblico. Nella vicenda si è inserito poi anche il sindaco di Canino che ha
chiesto la restituzione dei reperti al territorio da cui provengono e al museo
della Badia di Vulci.

























