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|
12° Rapporto sull’economia
della Tuscia Viterbese 2011
Sintesi
La
ricchezza prodotta
L’Italia ha subito il trend negativo
dell’economia europea e mondiale con una crescita del PIL in volume dello 0,4%
tra il 2010 ed il 2011, con una inflazione nel 2011 del 2,8% a fronte di una crescita media delle economie
avanzate dell’1,6%. Il rallentamento si nota anche nei flussi commerciali
internazionali, nel mercato del lavoro e nel calo dei consumi delle famiglie.
La fragilità del sistema economico italiano impone quindi rigore nelle scelte
di politica economica.
In tale contesto, l’economia della
provincia di Viterbo registra nel 2011 rispetto al 2010 una variazione negativa
del PIL a prezzi costanti del -0,3%.
Le difficoltà dell’economia
viterbese non possono che riflettersi su un livello di Pil pro capite, il cui
valore è distante da quello della vicina Roma; la provincia di Viterbo, in tale
contesto si pone in 69-esima posizione tra le province per ricchezza per
abitante. In particolare, nel 2010, posta la media nazionale del Pil pro capite
pari a 100, il Prodotto per abitante è pari a 86,6, evidenziando una flessione
rispetto al 2007 del -2,6% (Lazio -2,9%; Italia +1,7%).
Stima del Pil pro capite a prezzi correnti nell'anno 2010 e variazioni
rispetto al 2007
nelle province laziali, nel Lazio ed in Italia
|
|
2010 |
Differenza
posizione rispetto al 2007 |
Variazione
% Pil pro
capite 2010/2007 |
||
|
Posizione
in graduatoria nazionale |
Pro capite
(euro) |
Numero
Indice (Italia=100) |
|||
|
Frosinone |
61 |
23.584 |
91,7 |
4 |
0,6 |
|
Latina |
60 |
23.920 |
93,0 |
1 |
-2,6 |
|
Rieti |
67 |
22.709 |
88,3 |
1 |
1,1 |
|
Roma |
10 |
31.689 |
123,2 |
-4 |
-3,4 |
|
Viterbo |
69 |
22.270 |
86,6 |
-3 |
-2,6 |
|
LAZIO |
- |
29.449 |
114,5 |
|
-2,9 |
|
ITALIA |
- |
25.727 |
100,0 |
|
-1,7 |
|
Fonte: Elaborazione
Istituto G. Tagliacarne |
|||||
Al fine
di fornire maggiori dettagli sulle dinamiche di crescita dell’economia della
provincia di Viterbo, l’analisi si sposta sui dati relativi al valore aggiunto
provinciale, scomposto nei diversi settori che concorrono a determinarlo. Le stime per l’anno 2010, sulla composizione
settoriale del valore aggiunto, mostrano un modello di economia provinciale di
tipo tradizionale.
In primo
luogo si può evidenziare come il contributo del valore aggiunto
dell’agricoltura, rispetto al totale della ricchezza prodotta in provincia, sia
ampiamente superiore (5,4%), rispetto a quello che il settore primario ha sul
totale italiano (1,9%), della regione (1,1%). Per quanto riguarda invece
l’industria, intesa come totale del settore industriale (industria in senso
stretto e costruzioni), emerge come in termini di incidenza essa contribuisca
per il 18,1% sul totale del valore aggiunto della provincia di Viterbo, 10,5%
l’industria in senso stretto mentre le costruzioni contribuiscono per il 7,6%.
Il peso delle costruzioni, superiore sia al dato regionale che nazionale, è
però inferiore a quello registrato nelle altre provincie della regione,
fatta eccezione per la provincia di Roma. Infine, per quanto riguarda il peso
percentuale del settore dei servizi, 76,5% la provincia di Viterbo registra un
dato superiore al dato medio nazionale ed in linea con quello delle regioni
dell’Italia centrale.
Stima del valore aggiunto a prezzi correnti per settore di attività
economica nelle province laziali, nel Lazio, nel Centro ed in Italia (2010;
valori in %)
|
|
Agricoltura |
Industria |
Servizi |
Totale economia |
||
|
Industria in senso stretto |
Costruzioni |
Totale |
||||
|
|
Incidenza % |
|||||
|
Frosinone |
1,5 |
18,1 |
10,8 |
28,9 |
69,7 |
100,0 |
|
Latina |
4,1 |
13,6 |
8,0 |
21,7 |
74,3 |
100,0 |
|
Rieti |
3,5 |
8,1 |
10,6 |
18,7 |
77,8 |
100,0 |
|
Roma |
0,4 |
7,0 |
5,7 |
12,7 |
86,9 |
100,0 |
|
Viterbo |
5,4 |
10,5 |
7,6 |
18,1 |
76,5 |
100,0 |
|
LAZIO |
1,1 |
8,5 |
6,5 |
14,9 |
84,0 |
100,0 |
|
ITALIA |
1,9 |
18,8 |
6,1 |
24,9 |
73,2 |
100,0 |
|
Fonte: Istituto G.
Tagliacarne |
||||||
Il sistema imprenditoriale
I risultati dell’analisi della
dinamica imprenditoriale per l’anno 2011, possono essere interpretati come un
primo segnale di tenuta del tessuto imprenditoriale della provincia di Viterbo.
Il saldo tra imprese iscritte e cessate si attesta, infatti, su un valore
positivo, pari a 146 nuove unità, mentre il totale delle imprese registrate in
provincia è pari a 38.430 unità. La distribuzione settoriale delle imprese
della provincia denota come la quasi totalità delle imprese attive sia data
dalla somma di alcuni settori specifici: Agricoltura, silvicoltura e pesca
(36,4%), Costruzioni (14,8%), Commercio (22,4%) per un valore pari al 73,6%
delle imprese totali attive. Questo dato è assai superiore a quello ottenuto
sommando i valori per gli stessi settori di attività, sia a livello regionale
(48,5%) che nazionale (58,4%). Questa differenza è determinata principalmente
dal grande peso che hanno le imprese agricole nel tessuto produttivo
provinciale, 36,4% del totale delle imprese, percentuale assai più
significativa di quella rilevata a livello regionale (9,9%) e nazionale (15,7%).
Si conferma quindi il quadro di un sistema economico provinciale caratterizzato
dal settore agricolo, cui si accostano altri settori tradizionali come
commercio e costruzioni, e scarsamente caratterizzato dalla presenza del
settore manifatturiero e dal terziario avanzato. In evidenzia anche la filiera
tuistico-ricettiva a cui appartiene il 5,3% delle imprese, settore
significativo per l’economia provinciale.
Distribuzione settoriale delle aziende attive in
provincia di Viterbo e variazione percentuale
|
|
VITERBO
2011 |
VITERBO
VAR. 2010/2011 |
ITALIA VAR. 2010/2011 |
|
Agricoltura, silvicoltura e pesca |
36,4 |
-0,9 |
-2,6 |
|
Estrazione di minerali da cave e miniere |
0,1 |
-2,3 |
-2,7 |
|
Attività manifatturiere |
5,9 |
-0,8 |
-1,5 |
|
Fornitura di energia elettrica, gas,
ecc. |
0,1 |
- |
37 |
|
Fornitura di acqua; reti fognarie, ecc. |
0,1 |
4,3 |
-0,4 |
|
Costruzioni |
14,8 |
1,8 |
-0,2 |
|
Commercio all'ingrosso e al dettaglio;
ecc. |
22,4 |
-0,5 |
0,1 |
|
Trasporto e magazzinaggio |
1,6 |
-2,6 |
-1,4 |
|
Attività dei servizi di alloggio e
ristorazione |
5,3 |
1,9 |
2,2 |
|
Servizi di informazione e comunicazione |
1,2 |
-1,7 |
1,5 |
|
Attività finanziarie e assicurative |
1,5 |
-1,9 |
0,2 |
|
Attività immobiliari |
2 |
7,9 |
1,5 |
|
Attività professionali, scientifiche, tec. |
1,6 |
-0,4 |
2,3 |
|
Noleggio, agenzie di viaggio, ecc. |
2 |
5,7 |
2,7 |
|
Istruzione |
0,3 |
1,1 |
6,3 |
|
Sanità e assistenza sociale |
0,3 |
5,6 |
5,1 |
|
Attività artistiche, sportive, ecc. |
0,8 |
10,2 |
3 |
|
Altre attività di servizi |
3,4 |
1,7 |
0,9 |
|
Imprese non classificate |
0,2 |
32,6 |
-22,6 |
|
TOTALE |
100 |
0,2 |
-0,1 |
Fonte: Elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati
Infocamere
Dall’analisi delle imprese per forma giuridica emergono considerazioni
interessanti sulla struttura delle imprese della provincia. La maggioranza
delle imprese sono ditte individuali (73,4%)
cui seguono le società di persone (14,7%), le società di capitale (9,8%)
e le altre forme giuridiche (2,1%). Osservando la variazione nel periodo
2009-2011 si può notare l’aumento delle società di capitale (+6%) e delle
società caratterizzate da altre forme giuridiche (+5,8%), e la diminuzione delle
imprese individuali. La crescita più rilevante in termini percentuali delle
società di capitale, può essere preso come indizio del graduale irrobustimento
del tessuto produttivo della provincia, benché la quota di società di capitale
sia ancora una percentuale limitata sul totale delle imprese del Viterbese. La
generale predominanza di imprese caratterizzate da piccole dimensioni, con
strutture organizzative semplificate e spesso sottocapitalizzate, espone le
imprese a rischi maggiori di fronte alla crisi economica.
Numerosità delle imprese attive in provincia di
Viterbo e tasso di variazione medio annuo per natura giuridica (2009-2011;
valori assoluti ed in %)
|
|
Società di
capitale |
Società di
persone |
Ditte
Individuali |
Altre
forme |
Totale |
|
Valori
assoluti |
|||||
|
2009 |
3.014 |
5.076 |
25.648 |
646 |
34.384 |
|
2010 |
3.230 |
5.057 |
25.397 |
698 |
34.382 |
|
2011 |
3.389 |
5.060 |
25.289 |
723 |
34.461 |
|
Valori (%) |
|||||
|
2009 |
8,8 |
14,8 |
74,6 |
1,9 |
100,0 |
|
2010 |
9,4 |
14,7 |
73,9 |
2,0 |
100,0 |
|
2011 |
9,8 |
14,7 |
73,4 |
2,1 |
100,0 |
|
Tasso di
variazione medio annuo |
|||||
|
2011/2009 |
6,0 |
-0,2 |
-0,7 |
5,8 |
0,1 |
Fonte: Elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati
Infocamere
Dinamiche
demografiche e mercato del lavoro
Se si analizza per fasce di età la composizione
della popolazione della provincia di Viterbo rispetto alle altre province del Lazio,
e ai dati regionali e nazionali si può evidenziare come la popolazione della
provincia appaia in media più anziana. Il 21,2% della popolazione ha, infatti,
più di 65 anni, a fronte di una percentuale nazionale del 20,3% e regionale del
19,8%. Altre osservazioni vanno fatte per quanto riguarda il rapporto tra saldo
naturale e saldo migratorio. Analizzando i dati relativi agli anni compresi tra
il 2006 e il 2010 emerge come per la provincia di Viterbo si registri un
andamento costantemente negativo della crescita naturale, con valori negativi
assai più alti rispetto alla media nazionale, compresi tra -2,7 e -2,9. Questo
andamento è divergente rispetto a quello registrato a livello regionale, dove
si attesta su valori leggermente sopra lo 0. Per quanto riguarda invece il
saldo migratorio si può riscontrare che il dato per la provincia di Viterbo è
decisamente superiore al dato nazionale. Inoltre, il dato per il viterbese
risulta più alto rispetto alle altre province laziali, compresa la provincia di
Roma (che supera Viterbo solo nel 2006). Sembra quindi poter riconoscere nella
provincia di Viterbo un’attrattività superiore rispetto al contesto regionale.
Crescita
naturale e saldo migratorio netto nelle province laziali, nel Lazio ed in
Italia
(2006
– 2010; valori per 1.000)
|
|
Crescita
Naturale |
Saldo
Migratorio netto Totale |
Crescita
Totale |
||||||||||||
|
|
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
|
Viterbo |
-2,8 |
-2,7 |
-2,8 |
-2,7 |
-2,9 |
11,3 |
20,9 |
18,5 |
11,0 |
9,7 |
8,4 |
18,2 |
15,7 |
8,3 |
6,8 |
|
LAZIO |
0,7 |
0,5 |
0,9 |
0,2 |
0,1 |
34,8 |
11,9 |
10,9 |
9,6 |
8,1 |
35,5 |
12,3 |
11,8 |
9,8 |
8,2 |
|
ITALIA |
0,0 |
-0,1 |
-0,1 |
-0,4 |
-0,4 |
6,4 |
8,4 |
7,3 |
5,3 |
5,2 |
6,5 |
8,3 |
7,1 |
4,9 |
4,7 |
Si può osservare in primo luogo che il numero
totale della forza lavoro ha segnalato una regolare e pressoché costante crescita
nel periodo compreso tra il 2007 e il 2011 (+11%). Lo stesso può essere notato
per la variazione del numero degli occupati, i quali, fatta eccezione per il 2009,
sono cresciuti del +9,2% nel periodo 2007-2011. Sebbene la dinamica succitata
abbia evidenziato una crescita della forza lavoro e una costante crescita del
numero di occupati, il tasso di attività della provincia di Viterbo (61,3%)
risulta però ancora inferiore a quello medio regionale (64,6%) e nazionale
(62,2%); allo stesso modo l’occupazione (54,3%) posiziona l’area della Tuscia
ad un tasso lievemente inferiore a quello laziale (58,8%) e nazionale (56,9%).
Se nel 2007 i disoccupati corrispondevano al 9,6%
della forza lavoro, nel 2011 corrispondono all’11,2% e sono quindi cresciuti
nel periodo del +30%,
Esaminando poi il coinvolgimento della popolazione
femminile nel mercato del lavoro, per la provincia di Viterbo il tasso di
occupazione 42,2% ed il tasso di attività femminile 48,2%. sono inferiori al
dato regionale e nazionale. Specularmente, anche il tasso di disoccupazione
femminile nella provincia di Viterbo risulta più alto della media regionale e
nazionale (12,3%) mentre il tasso di disoccupazione totale è pari all’11,2%
contro il 9,6% del Lazio e l’8,4% dell’Italia.
Principali
indicatori del mercato del lavoro per genere nelle province laziali, nel Lazio
ed in Italia (2011; valori in %)
|
Altre per- Altre per- |
Tasso di
occupazione (15-64
anni) |
Tasso di
attività (15-64
anni) |
Tasso di disoccupazione |
|||||||
|
maschi |
femmine |
maschi |
femmine |
maschi |
femmine |
|||||
|
Viterbo |
66,4 |
42,2 |
74,4 |
48,2 |
10,5 |
12,3 |
||||
|
LAZIO |
69,0 |
49,0 |
75,2 |
54,4 |
8,1 |
9,8 |
||||
|
ITALIA |
67,5 |
46,5 |
73,1 |
51,5 |
7,6 |
9,6 |
||||
|
Fonte: Elaborazione
Istituto G. Tagliacarne su dati Istat |
||||||||||
Il Commercio estero
Le problematiche dell’economia del viterbese
nell’inserirsi in maniera competitiva nel mercato internazionale sono forse
principalmente legate alla dimensione e alla struttura delle imprese in quanto
essendo per lo più di medie-piccole dimensioni e per la maggior parte imprese
individuali (oltre il 70%) più
difficilmente si confrontano con mercati competitivi internazionali.
Nonostante il risultato positivo del 2010 (+17,8%),
si è assistito nel 2011 ad una nuova diminuzione percentuale del valore delle
esportazioni del Viterbese (-6,6%) mentre la regione e l’Italia hanno registrato
nuovamente una variazione di segno positivo (rispettivamente +13,8% e +11,4%).
Flessione anche per le importazioni che diminuiscono del 3,9% a Viterbo, mentre
crescono nel Lazio +15,6% ed in Italia +9%.
Entrando nel dettaglio delle tipologie di produzioni
del settore manifatturiero, si può evidenziare come la produzione delle
ceramiche costituisca da sola il 30,8 %
(era 45% nel 2008) delle esportazioni della provincia. Il dato sulla
variazione del volume di esportazioni di ceramiche, mostrano infatti una
flessione minore di altri settori -2,9% nel 2011, flessione che arriva a quasi
il 50% se si prende come riferimento il quadriennio.
Il secondo gruppo di attività che emerge come
significativo dai dati sull’export è quello della produzione agroalimentare,
sia per quanto riguarda i prodotti agricoli, che costituiscono il 16,6%
dell’export, che alimentari, pari al 13,6%. Aumentano le esportazioni del
settore primario, del +16,8%, mentre diminuiscono del -19,3% quelle delle
industrie agroalimentari.
Si possono segnalare poi come settori interessanti
quello della produzione di articoli in materie plastiche, che costituiscono il
4,5% dell’export provinciale, realizzando inoltre una variazione positiva del
12,5% tra 2010 e 2011. Risultati positivi provengono, inoltre, dall’industria
tessile che costituisce il 4,4% dell’export e cresce tra 2010 e 2011 del 4%,
Viterbo indirizza il 72,7% delle proprie
esportazioni verso l’Europa, ma nonostante la prevalenza assoluta di questa
partnership commerciale, l’export con l’Europa ha registrato un calo tra 2010 e
2011 del -4,9%. Entrando nel dettaglio delle esportazioni notiamo infatti che
sono diminuiti gli scambi con i paesi che si configurano come mercati
strategici per l’export della Tuscia, quali Germania (incidenza sul totale
export nel 2011 pari a 14,5%, calo 2010-2011 del -6,8%), Francia (incidenza
13,6%, calo -0,1%) e Spagna (incidenza 7,5%, calo -12,2%). Queste diminuzioni
sono sicuramente significative per l’economia della provincia. In crescita
l’export verso paesi del nord Europa, come per esempio in Russia +13,9%,
crescita che però non può controbilanciare la variazione negativa delle
esportazioni verso i principali mercati.
Dopo l’Europa la seconda area verso cui sono
dirette le esportazioni del viterbese è l’Asia, che sta diventando un altro
mercato rilevante per Tuscia con il 12,8% di export. Tra il 2010 e il 2011 i
dati sulle variazioni segnalano una crescita del +6,1%. In particolare, sono
aumentate le esportazioni verso Taiwan (+96,4%), Emirati Arabi Uniti (+72%) e
Cina (+28,7%).
A conferma del basso grado di apertura al commercio
internazionale, la misura del tasso di apertura, ovvero il rapporto tra la
somma di export e import e il PIL che esprime in maniera evidente la diversità
della provincia di Viterbo rispetto alla media nazionale ma anche rispetto al
contesto regionale, evidenziando la debolezza degli scambi commerciali
internazionali sul complesso dell’economia locale. Infatti, il tasso di
apertura appare piuttosto modesto (7,8% nel 2011) specie se confrontato con il
tasso medio nazionale (49,2%) e regionale (28,8%).
Anche la propensione all’export della provincia di
Viterbo registra un valore che risulta essere il più basso nel contesto
regionale e nettamente inferiore al dato nazionale (Viterbo 3,6%, Lazio 9,7%,
Italia 23,8%).
Esportazioni
della provincia di Viterbo per settore di attività economica
(2010 – 2011; valori in euro ed in %)
|
|
2010 |
2011 |
Comp. %
2011 |
Var. %
2011/2010 |
|
AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA |
36.808.259 |
43.009.618 |
16,6 |
16,8 |
|
Prodotti di colture agricole non permanenti |
1.290.132 |
592.271 |
0,2 |
-54,1 |
|
Prodotti di colture permanenti |
35.125.989 |
42.130.081 |
16,3 |
19,9 |
|
ESTRAZ. DI MINERALI DA CAVE E MINIERE |
3.109.886 |
2.210.437 |
0,9 |
-28,9 |
|
Pietra, sabbia e argilla |
2.820.223 |
2.078.111 |
0,8 |
-26,3 |
|
ATTIVITA' MANIFATTURIERE |
234.230.642 |
211.713.344 |
81,7 |
-9,6 |
|
Prodotti alimentari, bevande e tabacco |
43.663.726 |
35.218.092 |
13,6 |
-19,3 |
|
Carne lavorata/conserv.e prod. a base di carne |
4.687.602 |
7.542.839 |
2,9 |
60,9 |
|
Frutta e ortaggi lavorati e conservati |
32.159.339 |
22.893.960 |
8,8 |
-28,8 |
|
Prodotti delle industrie lattiero-casearie |
1.297.623 |
1.020.537 |
0,4 |
-21,4 |
|
Granaglie, amidi e di prodotti amidacei |
1.959.566 |
2.085.012 |
0,8 |
6,4 |
|
Altri prodotti alimentari |
520.240 |
631.516 |
0,2 |
21,4 |
|
Bevande |
1.661.507 |
593.228 |
0,2 |
-64,3 |
|
Prodotti tessili, abbigliamento |
10.907.268 |
11.339.557 |
4,4 |
4,0 |
|
Altri prodotti tessili |
2.895.996 |
2.338.445 |
0,9 |
-19,3 |
|
Cuoio conciato e lavorato; art. da viaggio, ecc. |
2.974.682 |
2.238.759 |
0,9 |
-24,7 |
|
Articoli di abbigliamento, ecc. |
4.037.560 |
5.651.134 |
2,2 |
40,0 |
|
Articoli di maglieria |
285.475 |
516.970 |
0,2 |
81,1 |
|
Legno e prodotti in legno; carta e stampa |
3.413.306 |
2.904.005 |
1,1 |
-14,9 |
|
Legno tagliato e piallato |
1.285.555 |
1.115.356 |
0,4 |
-13,2 |
|
Prodotti in legno, sughero, paglia, ecc. |
2.020.808 |
1.551.711 |
0,6 |
-23,2 |
|
Coke e prodotti petroliferi raffinati |
4.817 |
609 |
0,0 |
-87,4 |
|
Sostanze e prodotti chimici |
5.701.805 |
3.319.956 |
1,3 |
-41,8 |
|
Prodotti chimici di base, fertilizzanti, ecc. |
1.218.384 |
725.821 |
0,3 |
-40,4 |
|
Pitture, vernici, smalti, inchiostri da stampa, |
532.931 |
522.518 |
0,2 |
-2,0 |
|
Saponi e detergenti, prodotti per la pulizia, |
2.207.372 |
1.196.022 |
0,5 |
-45,8 |
|
Altri prodotti chimici |
1.420.933 |
804.334 |
0,3 |
-43,4 |
|
Articoli in gomma e materie plastiche, |
109.191.116 |
108.243.539 |
41,8 |
-0,9 |
|
Articoli in gomma |
1.271.021 |
51.844 |
0,0 |
-95,9 |
|
Articoli in materie plastiche |
10.429.569 |
11.711.099 |
4,5 |
12,3 |
|
Altri prodotti in porcellana e in ceramica |
82.151.054 |
79.788.651 |
30,8 |
-2,9 |
|
Pietre tagliate, modellate e finite |
6.994.948 |
5.117.178 |
2,0 |
-26,8 |
|
Metalli di base e prodotti in metallo, ecc. |
15.888.090 |
13.789.398 |
5,3 |
-13,2 |
|
Elementi da costruzione in metallo |
6.305.408 |
5.763.370 |
2,2 |
-8,6 |
|
Altri prodotti in metallo |
8.142.149 |
6.817.432 |
2,6 |
-16,3 |
|
Computer, apparecchi elettronici e ottici |
5.574.894 |
2.795.627 |
1,1 |
-49,9 |
|
Strumenti e apparecchi di misurazione, ecc. |
3.346.847 |
2.627.506 |
1,0 |
-21,5 |
|
Apparecchi elettrici |
7.927.128 |
4.235.628 |
1,6 |
-46,6 |
|
Apparecchiature di cablaggio |
2.018.496 |
1.957.244 |
0,8 |
-3,0 |
|
Apparecchiature per illuminazione |
1.486.940 |
1.368.514 |
0,5 |
-8,0 |
|
Apparecchi per uso domestico |
480.889 |
677.923 |
0,3 |
41,0 |
|
Macchinari ed apparecchi n.c.a. |
9.068.845 |
10.559.670 |
4,1 |
16,4 |
|
Macchine di impiego generale |
3.840.555 |
1.711.370 |
0,7 |
-55,4 |
|
Altre macchine di impiego generale |
699.787 |
704.033 |
0,3 |
0,6 |
|
Macchine per l'agricoltura e la silvicoltura |
1.633.143 |
2.092.554 |
0,8 |
28,1 |
|
Macchine per la formatura dei metalli, ecc. |
381.073 |
713.797 |
0,3 |
87,3 |
|
Altre macchine per impieghi speciali |
2.514.287 |
5.337.916 |
2,1 |
112,3 |
|
Mezzi di trasporto |
3.339.045 |
1.947.158 |
0,8 |
-41,7 |
|
Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi |
911.249 |
1.164.533 |
0,4 |
27,8 |
|
Mezzi di trasporto n.c.a. |
1.516.973 |
242.305 |
0,1 |
-84,0 |
|
Prodotti delle altre attività manifatturiere |
19.550.602 |
17.360.105 |
6,7 |
-11,2 |
|
Mobili |
14.591.162 |
13.093.438 |
5,1 |
-10,3 |
|
Strumenti e forniture mediche e dentistiche |
1.049.368 |
397.370 |
0,2 |
-62,1 |
|
Altri prodotti delle industrie manifatturiere n.c.a |
3.655.873 |
3.844.673 |
1,5 |
5,2 |
|
ATT. DI TRATTAM. DEI RIFIUTI E RISANAM. |
107.388 |
77.358 |
0,0 |
-28,0 |
|
ATTIV. DEI SERV. DI INFORMAZ./COMUN. |
140.740 |
94.825 |
0,0 |
-32,6 |
|
ATTIVITA' ARTISTICHE, SPORTIVE, ECC. |
86.707 |
21.616 |
0,0 |
-75,1 |
|
ALTRE ATTIVITA' DI SERVIZI |
2.887.288 |
1.912.650 |
0,7 |
-33,8 |
|
TOTALE |
277.414.323 |
259.046.624 |
100,0 |
-6,6 |
|
Fonte: Elaborazione
Istituto G. Tagliacarne su dati Istat |
||||
Il credito
I dati sul sistema
del credito, mostrano una situazione ancora perturbata tra banche e imprese a
seguito della crisi economico-finanziaria che si è sviluppata a partire
dall’anno 2008. Un dato allarmante risulta essere quello delle sofferenze
bancarie. Nel 2010 a Viterbo le sofferenze bancarie avevano subito una
variazione in aumento rispetto al 2009, pari al +17,4%, una percentuale che è
risultata comunque la più bassa rispetto al dato del Lazio (+25,5%) e
dell’Italia (+30%). Nei 12 mesi successivi, le sofferenze hanno subito nel
Lazio una impennata ben più significativa della media nazionale (+66,4% contro
+39,9% per l’Italia) mentre la provincia di Viterbo ha segnato un aumento del
63,3%, con un valore assoluto di 374.
Anche le operazioni che prevedono aperture di credito in conto corrente, segnano in provincia di Viterbo tassi
superiori sia alla media nazionale, sia alla media regionale. Per le famiglie
consumatrici il dato è 7,1 (contro 4,6 per il Lazio e 5,5 per l’Italia); per le
imprese il dato è 7,8 (contro 6,7 per il Lazio e 7,2 per l’Italia). Nel
complesso si deve rilevare una differenza tra il dato provinciale e quello
nazionale di 1,5 punti per le famiglie, 0,6 per le imprese e 0,7 in totale che
evidenziano, in questo settore, uno svantaggio competitivo per l’economia
provinciale sia rispetto alla scala regionale, sia rispetto alla scala
nazionale.
L’analisi dei depositi ed impieghi bancari sul
territorio sono uno strumento per valutare il ruolo del credito nello sviluppo
di un sistema produttivo locale. Nella provincia di Viterbo si è registrato un
incremento dei depositi bancari mediamente superiore a quello delle altre
province laziali e alla media Italia. Il territorio della Tuscia è costellato
da istituti finanziari di piccole dimensioni che raccolgono il 60% dei depositi
viterbesi, a fronte di quote quasi dimezzate nel territorio nazionale (media
Italia 35%), il quale si contraddistingue per la raccolta dei grandi istituti
(41,4%).
Spostando l’attenzione sugli impieghi si evidenzia
come anche qui, gli istituti di piccole dimensioni impieghino oltre il 50% del
totale degli impieghi mentre a livello nazionale la percentuale è intorno al
30%, mentre per le banche maggiori le percentuali sostanzialmente si invertono.
Per quel che riguarda i principali destinatari di
finanziamenti, è interessante notare la crescita degli impieghi bancari per le
famiglie consumatrici viterbesi le quali, risultano sempre più indebitate
seguendo un trend che vale anche a livello nazionale, mentre le società non
finanziarie e le famiglie produttrici hanno rallentato la crescita del proprio
indebitamento sia, probabilmente, per le minori concessioni di credito da parte
delle banche, sia per una minor propensione agli investimenti.
Dall’indagine condotta presso le imprese viterbesi
emerge innanzitutto che una quota abbastanza rilevante (14,5%) del sistema produttivo
locale nel 2011 abbia dovuto affrontare problemi di ordine finanziario, non
riuscendo a soddisfare a pieno il proprio fabbisogno. Tra le cause principali
dello squilibrio tra fabbisogno e disponibilità finanziaria le imprese indicano
le perdite di fatturato (29,5%) e i ritardi nell’incasso dei crediti da parte
di altre imprese (23,4%), e verso la P.A., indicati dal 6,3% di imprese. A ciò
si aggiungono, per quasi un’impresa su due, difficoltà sopravvenute, non
previste per tempo.
Le difficoltà finanziarie, nascono spesso “a valle”
della catena del valore, a causa di entrate non realizzate, e finiscono anche
col riflettersi sugli anelli “a monte”, mettendo in pericolo l’intera filiera
produttiva; per farvi fronte, infatti, molte imprese hanno dichiarato di aver a
loro volta dovuto posticipare i pagamenti ai fornitori (53,1%) o ai lavoratori
(18,8%). Una quota più ridotta di imprese ha invece utilizzato nuovi prestiti:
una su cinque ha fatto ricorso ad altri canali di finanziamento (20,3%), il
17,2% a scoperti presso il sistema bancario o altri operatori e una quota
inferiore (6,3%) a prestiti da parte di soci e azionisti.
Le imprese di Viterbo hanno, utilizzato tali
risorse in larghissima parte per sostenere le spese correnti (64,8% del
campione) e del personale (13,9%), per acquistare materie prime e semilavorati
(45,5%) e per risolvere situazioni debitorie verso clienti e fornitori (31,6%),
insomma per far fronte alla gestione ordinaria dell’azienda. A Viterbo, dunque,
come del resto diffusamente sul territorio nazionale, le imprese sembrano
rispondere ad una situazione congiunturale critica utilizzando i finanziamenti
disponibili, anche quelli bancari, per garantire la sopravvivenza dell’azienda
e rispondere a situazioni di difficoltà corrente.
L’indagine rileva inoltre per l’ultimo esercizio,
un certo deterioramento nella capacità delle imprese provinciali di ottenere
credito da parte del sistema bancario: oltre tre imprese su dieci ritengono,
infatti, che tale capacità sia peggiorata (in misura lieve per il 12,7%, forte
per il 18%) a fronte del solo 1,4% che ha osservato un leggero miglioramento
(per un saldo tra valutazioni negative e positive pari a -29 punti
percentuali), mentre per circa due terzi del campione la capacità di ottenere
credito è rimasta invariata (65,2%).
Un ulteriore dato, sintomatico dell’inasprimento
del rapporto con il sistema creditizio, è rappresentato dalla quota di aziende
viterbesi con un finanziamento in essere che nel 2011 hanno ricevuto una
richiesta di rientro da parte del sistema bancario, che ammonta al 14% (a
fronte di poco meno dell’11% nella media italiana). Ciò significa che, in base
ai parametri di valutazione delle banche, circa un’impresa su sette è stata
considerata in difficoltà, a possibile rischio di insolvenza.
Per fronteggiare le difficoltà finanziarie delle
imprese, soprattutto quelle piccole e piccolissime, un utile strumento sono i
consorzi di garanzia fidi (Confidi).
Nel 2011 il 4,3% di imprese provinciali si è
rivolta a un Confidi (era il 16% nel 2009) per ottenere un finanziamento, a
fronte del 62,3% che invece ne ha fatto a meno, preferendo gestire in maniera
autonoma il rapporto con l’ente finanziatore, e di un altro terzo (33,4%) che
invece non ha richiesto credito.
La dinamica
congiunturale
L’analisi delle dinamiche di breve periodo del
tessuto produttivo di Viterbo evidenzia nel 2011 l’acuirsi di difficoltà già
emerse negli anni precedenti, dovute in parte alla situazione di incertezza che
ha caratterizzato i mercati internazionali nel 2011, con evidenti ripercussioni
sull’intera economia nazionale, ed in parte ai limiti strutturali che frenano
la crescita del territorio viterbese.
In particolare, rispetto al 2010 le imprese hanno
dichiarato un calo del -13,1% per la produzione, del -12,5% per il portafoglio
ordini e del -11,7% per il fatturato, oltre alla peggior contrazione del numero
degli occupati (-4,1%). L’unica nota favorevole è giunta dagli investimenti,
cresciuti rispetto all’anno passato del +0,9%.
Le previsioni delle imprese della provincia di
Viterbo per il 2012 sull’andamento dei principali indicatori congiunturali non
sono affatto rosee e non si discostano molto dai risultati del 2011. Tutti gli
indicatori sono, infatti, attesi in consistente diminuzione (fatturato: -10,7%;
produzione: -11,1%; ordinativi: -9,6%; occupati: -3,8%), con l’unica eccezione
degli investimenti che secondo le stime
degli imprenditori intervistati dovrebbero mantenersi in campo positivo anche
nel 2012 (+2,0%).
Il pessimismo sull’andamento del fatturato nel 2012
accomuna le imprese di tutti i settori ma sembra colpire con particolare intensità
quelle dell’edilizia (-17%) e dei servizi (-16,4%), a causa sia delle
performance dello scorso anno che gravano in particolare su questi comparti sia
di una dinamica della domanda interna che si prospetta ancora molto debole (gli
ordinativi sono attesi in calo rispettivamente del -15,9% e del -13,7%).

























