Pubblichiamo i dati della Camera di commercio di Viterbo
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12° Rapporto sull’economia

della Tuscia Viterbese 2011

 

Sintesi

La ricchezza prodotta

 

L’Italia ha subito il trend negativo dell’economia europea e mondiale con una crescita del PIL in volume dello 0,4% tra il 2010 ed il 2011, con una inflazione nel 2011 del 2,8%  a fronte di una crescita media delle economie avanzate dell’1,6%. Il rallentamento si nota anche nei flussi commerciali internazionali, nel mercato del lavoro e nel calo dei consumi delle famiglie. La fragilità del sistema economico italiano impone quindi rigore nelle scelte di politica economica.

In tale contesto, l’economia della provincia di Viterbo registra nel 2011 rispetto al 2010 una variazione negativa del PIL a prezzi costanti del -0,3%.

Le difficoltà dell’economia viterbese non possono che riflettersi su un livello di Pil pro capite, il cui valore è distante da quello della vicina Roma; la provincia di Viterbo, in tale contesto si pone in 69-esima posizione tra le province per ricchezza per abitante. In particolare, nel 2010, posta la media nazionale del Pil pro capite pari a 100, il Prodotto per abitante è pari a 86,6, evidenziando una flessione rispetto al 2007 del -2,6% (Lazio -2,9%; Italia +1,7%).

 

Stima del Pil pro capite a prezzi correnti nell'anno 2010 e variazioni rispetto al 2007

nelle province laziali, nel Lazio ed in Italia

 

2010

Differenza posizione rispetto al 2007

Variazione %

Pil pro capite

2010/2007

Posizione in graduatoria nazionale

Pro capite (euro)

Numero Indice (Italia=100)

Frosinone

61

23.584

91,7

4

0,6

Latina

60

23.920

93,0

1

-2,6

Rieti

67

22.709

88,3

1

1,1

Roma

10

31.689

123,2

-4

-3,4

Viterbo

69

22.270

86,6

-3

-2,6

LAZIO

-

29.449

114,5

 

-2,9

ITALIA

-

25.727

100,0

 

-1,7

Fonte: Elaborazione Istituto G. Tagliacarne

 

Al fine di fornire maggiori dettagli sulle dinamiche di crescita dell’economia della provincia di Viterbo, l’analisi si sposta sui dati relativi al valore aggiunto provinciale, scomposto nei diversi settori che concorrono a determinarlo. Le  stime per l’anno 2010, sulla composizione settoriale del valore aggiunto, mostrano un modello di economia provinciale di tipo tradizionale.

In primo luogo si può evidenziare come il contributo del valore aggiunto dell’agricoltura, rispetto al totale della ricchezza prodotta in provincia, sia ampiamente superiore (5,4%), rispetto a quello che il settore primario ha sul totale italiano (1,9%), della regione (1,1%). Per quanto riguarda invece l’industria, intesa come totale del settore industriale (industria in senso stretto e costruzioni), emerge come in termini di incidenza essa contribuisca per il 18,1% sul totale del valore aggiunto della provincia di Viterbo, 10,5% l’industria in senso stretto mentre le costruzioni contribuiscono per il 7,6%. Il peso delle costruzioni, superiore sia al dato regionale che nazionale, è però inferiore a quello registrato nelle altre provincie della regione, fatta eccezione per la provincia di Roma. Infine, per quanto riguarda il peso percentuale del settore dei servizi, 76,5% la provincia di Viterbo registra un dato superiore al dato medio nazionale ed in linea con quello delle regioni dell’Italia centrale. 

 

 

Stima del valore aggiunto a prezzi correnti per settore di attività economica nelle province laziali, nel Lazio, nel Centro ed in Italia (2010; valori in %)

 

Agricoltura

Industria

Servizi

Totale economia

Industria in senso stretto

Costruzioni

Totale

 

Incidenza %

Frosinone

1,5

18,1

10,8

28,9

69,7

100,0

Latina

4,1

13,6

8,0

21,7

74,3

100,0

Rieti

3,5

8,1

10,6

18,7

77,8

100,0

Roma

0,4

7,0

5,7

12,7

86,9

100,0

Viterbo

5,4

10,5

7,6

18,1

76,5

100,0

LAZIO

1,1

8,5

6,5

14,9

84,0

100,0

ITALIA

1,9

18,8

6,1

24,9

73,2

100,0

Fonte: Istituto G. Tagliacarne

 

Il sistema imprenditoriale

 

I risultati dell’analisi della dinamica imprenditoriale per l’anno 2011, possono essere interpretati come un primo segnale di tenuta del tessuto imprenditoriale della provincia di Viterbo. Il saldo tra imprese iscritte e cessate si attesta, infatti, su un valore positivo, pari a 146 nuove unità, mentre il totale delle imprese registrate in provincia è pari a 38.430 unità. La distribuzione settoriale delle imprese della provincia denota come la quasi totalità delle imprese attive sia data dalla somma di alcuni settori specifici: Agricoltura, silvicoltura e pesca (36,4%), Costruzioni (14,8%), Commercio (22,4%) per un valore pari al 73,6% delle imprese totali attive. Questo dato è assai superiore a quello ottenuto sommando i valori per gli stessi settori di attività, sia a livello regionale (48,5%) che nazionale (58,4%). Questa differenza è determinata principalmente dal grande peso che hanno le imprese agricole nel tessuto produttivo provinciale, 36,4% del totale delle imprese, percentuale assai più significativa di quella rilevata a livello regionale (9,9%) e nazionale (15,7%). Si conferma quindi il quadro di un sistema economico provinciale caratterizzato dal settore agricolo, cui si accostano altri settori tradizionali come commercio e costruzioni, e scarsamente caratterizzato dalla presenza del settore manifatturiero e dal terziario avanzato. In evidenzia anche la filiera tuistico-ricettiva a cui appartiene il 5,3% delle imprese, settore significativo per l’economia provinciale.

 

Distribuzione settoriale delle aziende attive in provincia di Viterbo e variazione percentuale

 

 

 

VITERBO   2011

VITERBO                             VAR. 2010/2011

ITALIA

VAR. 2010/2011

Agricoltura, silvicoltura e pesca

36,4

-0,9

-2,6

Estrazione di minerali da cave e miniere

0,1

-2,3

-2,7

Attività manifatturiere

5,9

-0,8

-1,5

Fornitura di energia elettrica, gas, ecc.

0,1

-

37

Fornitura di acqua; reti fognarie, ecc.

0,1

4,3

-0,4

Costruzioni

14,8

1,8

-0,2

Commercio all'ingrosso e al dettaglio; ecc.

22,4

-0,5

0,1

Trasporto e magazzinaggio

1,6

-2,6

-1,4

Attività dei servizi di alloggio e ristorazione

5,3

1,9

2,2

Servizi di informazione e comunicazione

1,2

-1,7

1,5

Attività finanziarie e assicurative

1,5

-1,9

0,2

Attività immobiliari

2

7,9

1,5

Attività professionali, scientifiche, tec.

1,6

-0,4

2,3

Noleggio, agenzie di viaggio, ecc.

2

5,7

2,7

Istruzione

0,3

1,1

6,3

Sanità e assistenza sociale

0,3

5,6

5,1

Attività artistiche, sportive, ecc.

0,8

10,2

3

Altre attività di servizi

3,4

1,7

0,9

Imprese non classificate

0,2

32,6

-22,6

TOTALE

100

0,2

-0,1

Fonte: Elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Infocamere

Dall’analisi delle imprese per forma giuridica emergono considerazioni interessanti sulla struttura delle imprese della provincia. La maggioranza delle imprese sono ditte individuali (73,4%)  cui seguono le società di persone (14,7%), le società di capitale (9,8%) e le altre forme giuridiche (2,1%). Osservando la variazione nel periodo 2009-2011 si può notare l’aumento delle società di capitale (+6%) e delle società caratterizzate da altre forme giuridiche (+5,8%), e la diminuzione delle imprese individuali. La crescita più rilevante in termini percentuali delle società di capitale, può essere preso come indizio del graduale irrobustimento del tessuto produttivo della provincia, benché la quota di società di capitale sia ancora una percentuale limitata sul totale delle imprese del Viterbese. La generale predominanza di imprese caratterizzate da piccole dimensioni, con strutture organizzative semplificate e spesso sottocapitalizzate, espone le imprese a rischi maggiori di fronte alla crisi economica.

Numerosità delle imprese attive in provincia di Viterbo e tasso di variazione medio annuo per natura giuridica (2009-2011; valori assoluti ed in %)

 

Società di capitale

Società di persone

Ditte Individuali

Altre forme

Totale

Valori assoluti

2009

3.014

5.076

25.648

646

34.384

2010

3.230

5.057

25.397

698

34.382

2011

3.389

5.060

25.289

723

34.461

Valori (%)

2009

8,8

14,8

74,6

1,9

100,0

2010

9,4

14,7

73,9

2,0

100,0

2011

9,8

14,7

73,4

2,1

100,0

Tasso di variazione medio annuo

2011/2009

6,0

-0,2

-0,7

5,8

0,1

Fonte: Elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Infocamere

 

Dinamiche demografiche e  mercato del lavoro

 

Se si analizza per fasce di età la composizione della popolazione della provincia di Viterbo rispetto alle altre province del Lazio, e ai dati regionali e nazionali si può evidenziare come la popolazione della provincia appaia in media più anziana. Il 21,2% della popolazione ha, infatti, più di 65 anni, a fronte di una percentuale nazionale del 20,3% e regionale del 19,8%. Altre osservazioni vanno fatte per quanto riguarda il rapporto tra saldo naturale e saldo migratorio. Analizzando i dati relativi agli anni compresi tra il 2006 e il 2010 emerge come per la provincia di Viterbo si registri un andamento costantemente negativo della crescita naturale, con valori negativi assai più alti rispetto alla media nazionale, compresi tra -2,7 e -2,9. Questo andamento è divergente rispetto a quello registrato a livello regionale, dove si attesta su valori leggermente sopra lo 0. Per quanto riguarda invece il saldo migratorio si può riscontrare che il dato per la provincia di Viterbo è decisamente superiore al dato nazionale. Inoltre, il dato per il viterbese risulta più alto rispetto alle altre province laziali, compresa la provincia di Roma (che supera Viterbo solo nel 2006). Sembra quindi poter riconoscere nella provincia di Viterbo un’attrattività superiore rispetto al contesto regionale.

 

Crescita naturale e saldo migratorio netto nelle province laziali, nel Lazio ed in Italia

(2006 – 2010; valori per 1.000)

 

Crescita Naturale

Saldo Migratorio netto Totale

Crescita Totale

 

2006

2007

2008

2009

2010

2006

2007

2008

2009

2010

2006

2007

2008

2009

2010

Viterbo

-2,8

-2,7

-2,8

-2,7

-2,9

11,3

20,9

18,5

11,0

9,7

8,4

18,2

15,7

8,3

6,8

LAZIO

0,7

0,5

0,9

0,2

0,1

34,8

11,9

10,9

9,6

8,1

35,5

12,3

11,8

9,8

8,2

ITALIA

0,0

-0,1

-0,1

-0,4

-0,4

6,4

8,4

7,3

5,3

5,2

6,5

8,3

7,1

4,9

4,7

 

Si può osservare in primo luogo che il numero totale della forza lavoro ha segnalato una regolare e pressoché costante crescita nel periodo compreso tra il 2007 e il 2011 (+11%). Lo stesso può essere notato per la variazione del numero degli occupati, i quali, fatta eccezione per il 2009, sono cresciuti del +9,2% nel periodo 2007-2011. Sebbene la dinamica succitata abbia evidenziato una crescita della forza lavoro e una costante crescita del numero di occupati, il tasso di attività della provincia di Viterbo (61,3%) risulta però ancora inferiore a quello medio regionale (64,6%) e nazionale (62,2%); allo stesso modo l’occupazione (54,3%) posiziona l’area della Tuscia ad un tasso lievemente inferiore a quello laziale (58,8%) e nazionale (56,9%).

Se nel 2007 i disoccupati corrispondevano al 9,6% della forza lavoro, nel 2011 corrispondono all’11,2% e sono quindi cresciuti nel periodo del +30%,

Esaminando poi il coinvolgimento della popolazione femminile nel mercato del lavoro, per la provincia di Viterbo il tasso di occupazione 42,2% ed il tasso di attività femminile 48,2%. sono inferiori al dato regionale e nazionale. Specularmente, anche il tasso di disoccupazione femminile nella provincia di Viterbo risulta più alto della media regionale e nazionale (12,3%) mentre il tasso di disoccupazione totale è pari all’11,2% contro il 9,6% del Lazio e l’8,4% dell’Italia.

 

Principali indicatori del mercato del lavoro per genere nelle province laziali, nel Lazio

ed in Italia (2011; valori in %)

 

Altre per-
sone con
attività
lavorativa

 

Altre per-
sone con
attività
lavorativa

 
 

Tasso di occupazione

(15-64 anni)

Tasso di attività

(15-64 anni)

Tasso di

disoccupazione

maschi

femmine

maschi

femmine

maschi

femmine

Viterbo

66,4

42,2

74,4

48,2

10,5

12,3

LAZIO

69,0

49,0

75,2

54,4

8,1

9,8

ITALIA

67,5

46,5

73,1

51,5

7,6

9,6

Fonte: Elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Istat

 

Il Commercio estero

 

Le problematiche dell’economia del viterbese nell’inserirsi in maniera competitiva nel mercato internazionale sono forse principalmente legate alla dimensione e alla struttura delle imprese in quanto essendo per lo più di medie-piccole dimensioni e per la maggior parte imprese individuali (oltre il 70%)  più difficilmente si confrontano con mercati competitivi internazionali.

Nonostante il risultato positivo del 2010 (+17,8%), si è assistito nel 2011 ad una nuova diminuzione percentuale del valore delle esportazioni del Viterbese (-6,6%) mentre la regione e l’Italia hanno registrato nuovamente una variazione di segno positivo (rispettivamente +13,8% e +11,4%). Flessione anche per le importazioni che diminuiscono del 3,9% a Viterbo, mentre crescono nel Lazio +15,6% ed in Italia +9%.

Entrando nel dettaglio delle tipologie di produzioni del settore manifatturiero, si può evidenziare come la produzione delle ceramiche costituisca da sola il 30,8 %  (era 45% nel 2008) delle esportazioni della provincia. Il dato sulla variazione del volume di esportazioni di ceramiche, mostrano infatti una flessione minore di altri settori -2,9% nel 2011, flessione che arriva a quasi il 50% se si prende come riferimento il quadriennio.

Il secondo gruppo di attività che emerge come significativo dai dati sull’export è quello della produzione agroalimentare, sia per quanto riguarda i prodotti agricoli, che costituiscono il 16,6% dell’export, che alimentari, pari al 13,6%. Aumentano le esportazioni del settore primario, del +16,8%, mentre diminuiscono del -19,3% quelle delle industrie agroalimentari.

Si possono segnalare poi come settori interessanti quello della produzione di articoli in materie plastiche, che costituiscono il 4,5% dell’export provinciale, realizzando inoltre una variazione positiva del 12,5% tra 2010 e 2011. Risultati positivi provengono, inoltre, dall’industria tessile che costituisce il 4,4% dell’export e cresce tra 2010 e 2011 del 4%,

Viterbo indirizza il 72,7% delle proprie esportazioni verso l’Europa, ma nonostante la prevalenza assoluta di questa partnership commerciale, l’export con l’Europa ha registrato un calo tra 2010 e 2011 del -4,9%. Entrando nel dettaglio delle esportazioni notiamo infatti che sono diminuiti gli scambi con i paesi che si configurano come mercati strategici per l’export della Tuscia, quali Germania (incidenza sul totale export nel 2011 pari a 14,5%, calo 2010-2011 del -6,8%), Francia (incidenza 13,6%, calo -0,1%) e Spagna (incidenza 7,5%, calo -12,2%). Queste diminuzioni sono sicuramente significative per l’economia della provincia. In crescita l’export verso paesi del nord Europa, come per esempio in Russia +13,9%, crescita che però non può controbilanciare la variazione negativa delle esportazioni verso i principali mercati.

Dopo l’Europa la seconda area verso cui sono dirette le esportazioni del viterbese è l’Asia, che sta diventando un altro mercato rilevante per Tuscia con il 12,8% di export. Tra il 2010 e il 2011 i dati sulle variazioni segnalano una crescita del +6,1%. In particolare, sono aumentate le esportazioni verso Taiwan (+96,4%), Emirati Arabi Uniti (+72%) e Cina (+28,7%).

A conferma del basso grado di apertura al commercio internazionale, la misura del tasso di apertura, ovvero il rapporto tra la somma di export e import e il PIL che esprime in maniera evidente la diversità della provincia di Viterbo rispetto alla media nazionale ma anche rispetto al contesto regionale, evidenziando la debolezza degli scambi commerciali internazionali sul complesso dell’economia locale. Infatti, il tasso di apertura appare piuttosto modesto (7,8% nel 2011) specie se confrontato con il tasso medio nazionale (49,2%) e regionale (28,8%).

Anche la propensione all’export della provincia di Viterbo registra un valore che risulta essere il più basso nel contesto regionale e nettamente inferiore al dato nazionale (Viterbo 3,6%, Lazio 9,7%, Italia 23,8%).

 

Esportazioni della provincia di Viterbo per settore di attività economica

(2010 – 2011; valori in euro ed in %)

 

2010

2011

Comp. % 2011

Var. % 2011/2010

AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA

36.808.259

43.009.618

16,6

16,8

Prodotti di colture agricole non permanenti

1.290.132

592.271

0,2

-54,1

Prodotti di colture permanenti

35.125.989

42.130.081

16,3

19,9

ESTRAZ. DI MINERALI DA CAVE E MINIERE

3.109.886

2.210.437

0,9

-28,9

Pietra, sabbia e argilla

2.820.223

2.078.111

0,8

-26,3

ATTIVITA' MANIFATTURIERE

234.230.642

211.713.344

81,7

-9,6

Prodotti alimentari, bevande e tabacco

43.663.726

35.218.092

13,6

-19,3

Carne lavorata/conserv.e prod. a base di carne

4.687.602

7.542.839

2,9

60,9

Frutta e ortaggi lavorati e conservati

32.159.339

22.893.960

8,8

-28,8

Prodotti delle industrie lattiero-casearie

1.297.623

1.020.537

0,4

-21,4

Granaglie, amidi e di prodotti amidacei

1.959.566

2.085.012

0,8

6,4

Altri prodotti alimentari

520.240

631.516

0,2

21,4

Bevande

1.661.507

593.228

0,2

-64,3

Prodotti tessili, abbigliamento

10.907.268

11.339.557

4,4

4,0

Altri prodotti tessili

2.895.996

2.338.445

0,9

-19,3

Cuoio conciato e lavorato; art. da viaggio, ecc.

2.974.682

2.238.759

0,9

-24,7

Articoli di abbigliamento, ecc.

4.037.560

5.651.134

2,2

40,0

Articoli di maglieria

285.475

516.970

0,2

81,1

Legno e prodotti in legno; carta e stampa

3.413.306

2.904.005

1,1

-14,9

Legno tagliato e piallato

1.285.555

1.115.356

0,4

-13,2

Prodotti in legno, sughero, paglia, ecc.

2.020.808

1.551.711

0,6

-23,2

Coke e prodotti petroliferi raffinati

4.817

609

0,0

-87,4

Sostanze e prodotti chimici

5.701.805

3.319.956

1,3

-41,8

Prodotti chimici di base, fertilizzanti, ecc.

1.218.384

725.821

0,3

-40,4

Pitture, vernici, smalti, inchiostri da stampa,

532.931

522.518

0,2

-2,0

Saponi e detergenti, prodotti per la pulizia,

2.207.372

1.196.022

0,5

-45,8

Altri prodotti chimici

1.420.933

804.334

0,3

-43,4

Articoli in gomma e materie plastiche,

109.191.116

108.243.539

41,8

-0,9

Articoli in gomma

1.271.021

51.844

0,0

-95,9

Articoli in materie plastiche

10.429.569

11.711.099

4,5

12,3

Altri prodotti in porcellana e in ceramica

82.151.054

79.788.651

30,8

-2,9

Pietre tagliate, modellate e finite

6.994.948

5.117.178

2,0

-26,8

Metalli di base e prodotti in metallo, ecc.

15.888.090

13.789.398

5,3

-13,2

Elementi da costruzione in metallo

6.305.408

5.763.370

2,2

-8,6

Altri prodotti in metallo

8.142.149

6.817.432

2,6

-16,3

Computer, apparecchi elettronici e ottici

5.574.894

2.795.627

1,1

-49,9

Strumenti e apparecchi di misurazione, ecc.

3.346.847

2.627.506

1,0

-21,5

Apparecchi elettrici

7.927.128

4.235.628

1,6

-46,6

Apparecchiature di cablaggio

2.018.496

1.957.244

0,8

-3,0

Apparecchiature per illuminazione

1.486.940

1.368.514

0,5

-8,0

Apparecchi per uso domestico

480.889

677.923

0,3

41,0

Macchinari ed apparecchi n.c.a.

9.068.845

10.559.670

4,1

16,4

Macchine di impiego generale

3.840.555

1.711.370

0,7

-55,4

Altre macchine di impiego generale

699.787

704.033

0,3

0,6

Macchine per l'agricoltura e la silvicoltura

1.633.143

2.092.554

0,8

28,1

Macchine per la formatura dei metalli, ecc.

381.073

713.797

0,3

87,3

Altre macchine per impieghi speciali

2.514.287

5.337.916

2,1

112,3

Mezzi di trasporto

3.339.045

1.947.158

0,8

-41,7

Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi

911.249

1.164.533

0,4

27,8

Mezzi di trasporto n.c.a.

1.516.973

242.305

0,1

-84,0

Prodotti delle altre attività manifatturiere

19.550.602

17.360.105

6,7

-11,2

Mobili

14.591.162

13.093.438

5,1

-10,3

Strumenti e forniture mediche e dentistiche

1.049.368

397.370

0,2

-62,1

Altri prodotti delle industrie manifatturiere n.c.a

3.655.873

3.844.673

1,5

5,2

ATT. DI TRATTAM. DEI RIFIUTI E RISANAM.

107.388

77.358

0,0

-28,0

ATTIV. DEI SERV. DI INFORMAZ./COMUN.

140.740

94.825

0,0

-32,6

ATTIVITA' ARTISTICHE, SPORTIVE, ECC.

86.707

21.616

0,0

-75,1

ALTRE ATTIVITA' DI SERVIZI

2.887.288

1.912.650

0,7

-33,8

TOTALE

277.414.323

259.046.624

100,0

-6,6

 

Fonte: Elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Istat

 

 

 

Il credito

 

I dati sul sistema del credito, mostrano una situazione ancora perturbata tra banche e imprese a seguito della crisi economico-finanziaria che si è sviluppata a partire dall’anno 2008. Un dato allarmante risulta essere quello delle sofferenze bancarie. Nel 2010 a Viterbo le sofferenze bancarie avevano subito una variazione in aumento rispetto al 2009, pari al +17,4%, una percentuale che è risultata comunque la più bassa rispetto al dato del Lazio (+25,5%) e dell’Italia (+30%). Nei 12 mesi successivi, le sofferenze hanno subito nel Lazio una impennata ben più significativa della media nazionale (+66,4% contro +39,9% per l’Italia) mentre la provincia di Viterbo ha segnato un aumento del 63,3%, con un valore assoluto di 374.
Anche le operazioni che prevedono aperture di credito in conto corrente,  segnano in provincia di Viterbo tassi superiori sia alla media nazionale, sia alla media regionale. Per le famiglie consumatrici il dato è 7,1 (contro 4,6 per il Lazio e 5,5 per l’Italia); per le imprese il dato è 7,8 (contro 6,7 per il Lazio e 7,2 per l’Italia). Nel complesso si deve rilevare una differenza tra il dato provinciale e quello nazionale di 1,5 punti per le famiglie, 0,6 per le imprese e 0,7 in totale che evidenziano, in questo settore, uno svantaggio competitivo per l’economia provinciale sia rispetto alla scala regionale, sia rispetto alla scala nazionale.

 


 

L’analisi dei depositi ed impieghi bancari sul territorio sono uno strumento per valutare il ruolo del credito nello sviluppo di un sistema produttivo locale. Nella provincia di Viterbo si è registrato un incremento dei depositi bancari mediamente superiore a quello delle altre province laziali e alla media Italia. Il territorio della Tuscia è costellato da istituti finanziari di piccole dimensioni che raccolgono il 60% dei depositi viterbesi, a fronte di quote quasi dimezzate nel territorio nazionale (media Italia 35%), il quale si contraddistingue per la raccolta dei grandi istituti (41,4%).

Spostando l’attenzione sugli impieghi si evidenzia come anche qui, gli istituti di piccole dimensioni impieghino oltre il 50% del totale degli impieghi mentre a livello nazionale la percentuale è intorno al 30%, mentre per le banche maggiori le percentuali sostanzialmente si invertono.

Per quel che riguarda i principali destinatari di finanziamenti, è interessante notare la crescita degli impieghi bancari per le famiglie consumatrici viterbesi le quali, risultano sempre più indebitate seguendo un trend che vale anche a livello nazionale, mentre le società non finanziarie e le famiglie produttrici hanno rallentato la crescita del proprio indebitamento sia, probabilmente, per le minori concessioni di credito da parte delle banche, sia per una minor propensione agli investimenti.

Dall’indagine condotta presso le imprese viterbesi emerge innanzitutto che una quota abbastanza rilevante (14,5%) del sistema produttivo locale nel 2011 abbia dovuto affrontare problemi di ordine finanziario, non riuscendo a soddisfare a pieno il proprio fabbisogno. Tra le cause principali dello squilibrio tra fabbisogno e disponibilità finanziaria le imprese indicano le perdite di fatturato (29,5%) e i ritardi nell’incasso dei crediti da parte di altre imprese (23,4%), e verso la P.A., indicati dal 6,3% di imprese. A ciò si aggiungono, per quasi un’impresa su due, difficoltà sopravvenute, non previste per tempo.

Le difficoltà finanziarie, nascono spesso “a valle” della catena del valore, a causa di entrate non realizzate, e finiscono anche col riflettersi sugli anelli “a monte”, mettendo in pericolo l’intera filiera produttiva; per farvi fronte, infatti, molte imprese hanno dichiarato di aver a loro volta dovuto posticipare i pagamenti ai fornitori (53,1%) o ai lavoratori (18,8%). Una quota più ridotta di imprese ha invece utilizzato nuovi prestiti: una su cinque ha fatto ricorso ad altri canali di finanziamento (20,3%), il 17,2% a scoperti presso il sistema bancario o altri operatori e una quota inferiore (6,3%) a prestiti da parte di soci e azionisti.

Le imprese di Viterbo hanno, utilizzato tali risorse in larghissima parte per sostenere le spese correnti (64,8% del campione) e del personale (13,9%), per acquistare materie prime e semilavorati (45,5%) e per risolvere situazioni debitorie verso clienti e fornitori (31,6%), insomma per far fronte alla gestione ordinaria dell’azienda. A Viterbo, dunque, come del resto diffusamente sul territorio nazionale, le imprese sembrano rispondere ad una situazione congiunturale critica utilizzando i finanziamenti disponibili, anche quelli bancari, per garantire la sopravvivenza dell’azienda e rispondere a situazioni di difficoltà corrente.

L’indagine rileva inoltre per l’ultimo esercizio, un certo deterioramento nella capacità delle imprese provinciali di ottenere credito da parte del sistema bancario: oltre tre imprese su dieci ritengono, infatti, che tale capacità sia peggiorata (in misura lieve per il 12,7%, forte per il 18%) a fronte del solo 1,4% che ha osservato un leggero miglioramento (per un saldo tra valutazioni negative e positive pari a -29 punti percentuali), mentre per circa due terzi del campione la capacità di ottenere credito è rimasta invariata (65,2%).

Un ulteriore dato, sintomatico dell’inasprimento del rapporto con il sistema creditizio, è rappresentato dalla quota di aziende viterbesi con un finanziamento in essere che nel 2011 hanno ricevuto una richiesta di rientro da parte del sistema bancario, che ammonta al 14% (a fronte di poco meno dell’11% nella media italiana). Ciò significa che, in base ai parametri di valutazione delle banche, circa un’impresa su sette è stata considerata in difficoltà, a possibile rischio di insolvenza.

Per fronteggiare le difficoltà finanziarie delle imprese, soprattutto quelle piccole e piccolissime, un utile strumento sono i consorzi di garanzia fidi (Confidi).

Nel 2011 il 4,3% di imprese provinciali si è rivolta a un Confidi (era il 16% nel 2009) per ottenere un finanziamento, a fronte del 62,3% che invece ne ha fatto a meno, preferendo gestire in maniera autonoma il rapporto con l’ente finanziatore, e di un altro terzo (33,4%) che invece non ha richiesto credito.

 

La dinamica congiunturale

 

L’analisi delle dinamiche di breve periodo del tessuto produttivo di Viterbo evidenzia nel 2011 l’acuirsi di difficoltà già emerse negli anni precedenti, dovute in parte alla situazione di incertezza che ha caratterizzato i mercati internazionali nel 2011, con evidenti ripercussioni sull’intera economia nazionale, ed in parte ai limiti strutturali che frenano la crescita del territorio viterbese.

In particolare, rispetto al 2010 le imprese hanno dichiarato un calo del -13,1% per la produzione, del -12,5% per il portafoglio ordini e del -11,7% per il fatturato, oltre alla peggior contrazione del numero degli occupati (-4,1%). L’unica nota favorevole è giunta dagli investimenti, cresciuti rispetto all’anno passato del +0,9%.

 




 

Le previsioni delle imprese della provincia di Viterbo per il 2012 sull’andamento dei principali indicatori congiunturali non sono affatto rosee e non si discostano molto dai risultati del 2011. Tutti gli indicatori sono, infatti, attesi in consistente diminuzione (fatturato: -10,7%; produzione: -11,1%; ordinativi: -9,6%; occupati: -3,8%), con l’unica eccezione degli investimenti che  secondo le stime degli imprenditori intervistati dovrebbero mantenersi in campo positivo anche nel 2012 (+2,0%).

Il pessimismo sull’andamento del fatturato nel 2012 accomuna le imprese di tutti i settori ma sembra colpire con particolare intensità quelle dell’edilizia (-17%) e dei servizi (-16,4%), a causa sia delle performance dello scorso anno che gravano in particolare su questi comparti sia di una dinamica della domanda interna che si prospetta ancora molto debole (gli ordinativi sono attesi in calo rispettivamente del -15,9% e del -13,7%).

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