Il 26% della produzione elettrica italiana deriva da fonti rinnovabili. Non c'è più bisogno di nuove centrali a combustibili fossili
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E’ stato presentato recentemente il rapporto Comuni rinnovabili 2012 di Legambiente. Da esso emergono dei dati che fino a qualche anno fa sarebbero sembrati pura utopia.

Vi ricordate quando ci dicevano che eravamo in deficit grave di energia elettrica tanto che dovevamo importarla dalla Francia che la produceva a basso costo con le sue centrali nucleari?

Era il tempo del programma nucleare italiano, da noi fu quasi portata a termine la centrale di Montalto, bloccata solo dopo Chernobyl. Appena un anno fa si era prossimi addirittura al varo di un nuovo piano nucleare che, non fosse stato per Fukushima, sarebbe persino andato avanti.

Quando i fautori delle energie rinnovabili presentavano le loro proposte venivano derisi o fatti passare per visionari.

Nel 2010 l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni sentenziava: ''Se tutta l'Italia fosse ricoperta di pannelli solari e la popolazione venisse trasferita su navi avremmo comunque a disposizione un quarto dell'energia necessaria".

 

Ebbene oggi, grazie agli incentivi sono stati realizzati oltre 400 mila impianti distribuiti su tutto il Paese. La produzione da fonti rinnovabili nel 2011 ha raggiunto il 26,6% dei consumi elettrici complessivi italiani (eravamo al 23% nel 2010), e il 14% dei consumi energetici finali (eravamo all'8% nel 2000)". "In un anno - si legge nel dossier di Legambiente - la produzione è passata da 76,9 TWh a 84,1.

Se consideriamo che il record assoluto di consumi di elettricità in Italia (avvenuto il 18 dicembre 2007) è di 56.8 TWh richiesti complessivamente alla rete, si comprende come la necessità di realizzare nuove centrali tradizionali non esista.

Come si vede l'Italia non è completamente coperta da pannelli solari e non siamo ancora stati sfrattati da casa e un quarto della produzione elettrica è ricavata da fonti rinnovabili. E l’ad di ENI, che ha un reddito dichiarato si 4.049.667,00 euro /leggasi quattromilioni e spiccioli di euro) pagati anche dalla comunità, in quanto trattasi di un’azienda partecipata del Tesoro, farebbe meglio a tacere o a cambiare mestiere.

E c’è di più. Sentite cosa afferma oggi il presidente dell'Enel Paolo Andrea Colombo: "Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio".

E sapete quale soluzione propone  Colombo?
"Razionalizzazione degli incentivi" che consenta una maggiore efficienza, che "eviti gli sprechi inutili e garantisca lo sviluppo selettivo dei progetti"

Capito? Detto in altri termini bisogna smetterla di incentivare le energie rinnovabili e continuare ad utilizzare combustibili fossili che inquinano e che dobbiamo acquistare all’estero.

A quali sprechi si riferisca il capo dell’ENEL non capiamo. Uno studio dell'Università Bocconi stima i benefici netti delle Fer (fonti rinnovabili elettriche) al 2030 in 79 mld €, suddivisi tra maggiore occupazione, mancato import combustibili fossili, export netto dell'industria e riduzione del prezzo di picco dell'energia".

Ci preme anche constatare che le argomentazioni di larghi settore del movimento ambientalista italiano a sostegno della contrarietà verso gli impianti fotovoltaici e quelli eolici sono ampiamente smentite.

Le loro tesi affermano che questi impianti sono solo una speculazione e che non producono e se producono lo fanno in maniera così minimale che le centrali tradizionali non potranno mai essere sostituite. Quanto descritto finora, basato su dati certi, dimostra il contrario.

 

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