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LA FESTA DEL MIO PAESE
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di Luciano Di Michele
”Assenza più acuta presenza” la processione è dentro di me
Gli sbandieratori sono sopra di me, sono
La bandiera che sale, la mano che la prende, sono
Il baldacchino dorato, i suoi panneggi, le finestre aperte
Sono il corteo e la fila di gente ai lati
Sono lo scarabeo dei muri, la controra
I tigli di Santa Lucia, il fotografo del paese
L’aporia delle ombre e dei cieli velati
I benzinai desolati sono
La domenica, il tabellone della tombola
I ballerini della sera, la cantante dozzinale
I fuochi pirotecnici, la postazione migliore
La solitudine della Rocca, i piedi scalzi di mia zia
I ceri diurni, le foglie che restano
L’alloro e la menta, gli ombrelloni dei bar, i campari
Sono anch’io un anacoluto un’inconsapevole diffrazione
Un refolo del fabbricone, il pino della piazzetta
La casa del prete, i suoi paramenti e unguenti, sono
La chiesa aperta, i mulinelli del sagrato
Sono segnato da ricordi dimenticati
I riflessi degli occhiali a specchio, gli abiti eleganti
L’oscillazione dei fratelli e del viale
Sono l’ateo distratto e partecipe
L’ostia rimasta tra i denti
Il sacrestano, il campanile, la torre, il becchino
Il farmacista il dottore il bottegaio, sono
Rinchiuso in casa per paura della gente, sono
La ramazza, il pungitopo, sono
Contento di essere qui tra ringhiere e passaggi segreti
E persiane abbassate occhi che spiano, sono
Inesorabilmente morto inesorabilmente vivo
Sono lontano sono
Salito sui terrazzi per guardare la gente
Sono il giardiniere delle domeniche
Sono partito forse un giorno per preparare meglio il ritorno
Sono la spiritualità dei discendenti e forse dei sifoni
Sono le porte scorrevoli i garage
Il mattatore dei teatri il guardiano del Novecento
Sono il forestiero dall’abito bianco
La barba degli amori rubati, degli appartamenti, degli appostamenti
Sono come quei gabbiani che solcano i cieli
Le luci rimaste accese, la conquista delle lesene
Sono rimasto a Roma e a Piansano…
Sono un tipo strano sono
Il luccichio dei paramenti e delle pastorali
L’inquietudine dei letti e degli orinali
L’estrema unzione la comunione
Il postale sul piazzale, sono un originale
La scotta degli abatelli i fiori di segatura
La ricotta la pastura sono
Il passante costretto a fermarsi e a uscire
Lo stuzzicadenti dei numeri segnati e bucati
I fossi in secca l’aroma dei sambuchi
Sono stato sorpreso con un quaderno in mano sono
L’acquaio dei terrazzi
Il cartoccio dei lupini, l’Attiglietta, sono
Invaghito della Giacinta
Nascosto, coi calzettoni strappati
Dietro una casa ridipinta…
06 ottobre 2002

























