Pubblichiamo una bellissima poesia di Luciano di Michele sulla festa della Madonna del Rosario di Piansano
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LA FESTA DEL MIO PAESE

***

  di Luciano Di Michele

 

”Assenza più acuta presenza” la processione è dentro di me

Gli sbandieratori sono sopra di me, sono

La bandiera che sale, la mano che la prende, sono

Il baldacchino dorato, i suoi panneggi, le finestre aperte

Sono il corteo e la fila di gente ai lati

Sono lo scarabeo dei muri, la controra

I tigli di Santa Lucia, il fotografo del paese

L’aporia delle ombre e dei cieli velati

I benzinai desolati sono

La domenica, il tabellone della tombola

I ballerini della sera, la cantante dozzinale

I fuochi pirotecnici, la postazione migliore

La solitudine della Rocca, i piedi scalzi di mia zia

I ceri diurni, le foglie che restano

L’alloro e la menta, gli ombrelloni dei bar, i campari

Sono anch’io un anacoluto un’inconsapevole diffrazione

Un refolo del fabbricone, il pino della piazzetta

La casa del prete, i suoi paramenti e unguenti, sono

La chiesa aperta, i mulinelli del sagrato

Sono segnato da ricordi dimenticati

I riflessi degli occhiali a specchio, gli abiti eleganti

L’oscillazione dei fratelli e del viale

Sono l’ateo distratto e partecipe

L’ostia rimasta tra i denti

Il sacrestano, il campanile, la torre, il becchino

Il farmacista il dottore il bottegaio, sono

Rinchiuso in casa per paura della gente, sono

La ramazza, il pungitopo, sono

Contento di essere qui tra ringhiere e passaggi segreti

E persiane abbassate occhi che spiano, sono

Inesorabilmente morto inesorabilmente vivo

Sono lontano sono

Salito sui terrazzi per guardare la gente

Sono il giardiniere delle domeniche

Sono partito forse un giorno per preparare meglio il ritorno

Sono la spiritualità dei discendenti e forse dei sifoni

Sono le porte scorrevoli i garage

Il mattatore dei teatri il guardiano del Novecento

Sono il forestiero dall’abito bianco

La barba degli amori rubati, degli appartamenti, degli appostamenti

Sono come quei gabbiani che solcano i cieli

Le luci rimaste accese, la conquista delle lesene

Sono rimasto a Roma e a Piansano…

Sono un tipo strano sono

Il luccichio dei paramenti e delle pastorali

L’inquietudine dei letti e degli orinali

L’estrema unzione la comunione

Il postale sul piazzale, sono un originale

La scotta degli abatelli i fiori di segatura

La ricotta la pastura sono

Il passante costretto a fermarsi e a uscire

Lo stuzzicadenti dei numeri segnati e bucati

I fossi in secca l’aroma dei sambuchi

Sono stato sorpreso con un quaderno in mano sono

L’acquaio dei terrazzi

Il cartoccio dei lupini, l’Attiglietta, sono

Invaghito della Giacinta

Nascosto, coi calzettoni strappati

Dietro una casa ridipinta…

 

06 ottobre 2002

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