| In questi ultimi tempi si sente sempre più spesso parlare del rischio che la necropoli di Castel d’Asso non possa essere più fruibile dal pubblico. |
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Sembra che il proprietario del terreno non abbia più intenzione di accollarsi il rischio di dover rispondere davanti alla legge di eventuali incidenti capitati ai visitatori del sito. Sarebbe uno scandalo nazionale se ciò accadesse e la colpa non sarebbe certo del proprietario del terreno, ma non sarebbe nemmeno della Soprintendenza che non dispone dei denari per espropriare il terreno, né degli Enti Locali (comune e Provincia) le cui competenze in merito sono alquanto evanescenti. Come succede spesso in Italia i peggiori delitti restano senza colpevole.
Intanto Castel d’Asso va in malora, le radici degli alberi aggrediscono il tufo, lo spaccano e feriscono irreparabilmente le millenarie facciate dei dadi rupestri. Le sterpaglie avvolgono e nascondono questi monumenti unici della civiltà etrusca.
Pare che la Soprintendenza abbia dichiarato che le piante con le loro radici forniscono una protezione per i monumenti rupestri, Oreste Massolo replica sbalordito sul sito Tusciaweb.it che, nel periodo in cui era Assessore al Lavori Pubblici della Regione Lazio: “Quando si verificava una situazione di pericolo in qualche parete rocciosa che costeggiava una strada o che si affacciava su un centro abitato, la prima cosa che i tecnici decidevano era proprio quella di ordinarne la "ripulitura" per evitare il "disgaggio" di massi rocciosi”. Ci permettiamo di entrare nella polemica dando ragione ad entrambe le tesi: ha ragione Massolo quando dice che le radici sulla roccia viva provocano danni e costituiscono un pericolo, però ha ragione anche la Soprintendenza perché si riferisce probabilmente ai siti che si trovano sotto alcuni metri di terra, quelli ancora da scoprire o abbandonati a se stessi. In questo caso le radici delle piante proteggono effettivamente i monumenti impedendo alle piogge e al vento di portarli alla luce e di degradarli. Allora forse è meglio che restino lì, corrono meno pericoli. |

























