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Il cosiddetto processo breve, ma anche la cronica lentezza della giustizia italiana che in quasi 5 anni non è riuscita a sentenziare, nemmeno in primo grado, rischiano di mandare in prescrizione i reati compiuti da tombaroli e ricettatori, collezionisti e restauratori implicati in una storia sporca e complicata di furti e saccheggi ai danni del patrimonio archeologico nazionale.
Il personaggio al centro di questo traffico è Rupert Aichmeir, "Roberto", "Mozart", il "re dei cocci", come era conosciuto. Marinaio della Wehrmacht negli anni Quaranta, Rupert l´austriaco si innamora del nostro paese e delle sue bellezze artistiche: lasciata la divisa, diventa guida turistica. Apre un´agenzia specializzata in tour archeologici nei paesi dell’ Etruria: una copertura per ben altri traffici. Nel giro di pochi anni mette su un giro incredibile. I compiti operativi vengono affidati a due agricoltori di Trevignano grandi conoscitori del luogo, Gazzella e Monaldo che coordinarono gli "scavatori". Nel 2005 furono arrestati, e oggi rischiano fino a 7 anni di carcere. La storia va avanti per anni. Aichmeir mette su un vero e proprio museo. Espone addirittura a Linz, la sua città natale. Alle fine i carabinieri per la tutela del patrimonio culturale arrivano a lui. In casa gli trovano seicento pezzi tra anfore, vasi etruschi, statuette, epigrafi. Non possono arrestarlo per l´età avanzata. Non riescono a riportare in Italia migliaia di reperti che continuano ad essere esposti in mostre in Austria.
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