Torniamo sulla Talete, la società pubblica che gestisce l’acqua potabile nella Tuscia
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   o meglio che dovrebbe farlo visto che i comuni aderenti sono solo 19 su 60). Bene, in pochi mesi questa società ha accumulato debiti che l’hanno portata vicino al baratro del fallimento nonostante le tariffe, rispetto alla precedente gestione che era in mano ai singoli comuni, siano aumentate in maniera considerevole.

Ora, minacciando lo spettro della privatizzazione dell’acqua e del licenziamento dei lavoratori, i fautori della Talete, ovvero i Sindaci aderenti, il consiglio di Amministrazione e i Sindacati hanno chiesto e ottenuto il salvataggio da parte della Regione Lazio. Otto milioni e mezzo di euro di denaro pubblico, proveniente dalle tasche dei cittadini, sono stati prestati a un interesse vicino allo zero per impedire il fallimento della società. In cambio però tutti i comuni della Tuscia dovranno aderire e la tariffa dovrà essere unificata a 1 (uno) euro a mc. che comunque, riferiscono fonti ben informate, rimarrebbe una delle più basse del Lazio.

La prima cosa che ci viene in mente sono le recenti dichiarazioni del Presidente della Talete che, sempre agitando lo spettro di una (improbabile) privatizzazione, affermava che se l’acqua fosse finita in mano ai privati le tariffe sarebbero aumentate.

Leggi l’articolo con la dichiarazione del Presidente


 

Come mai se l’acqua rimane alla Talete le tariffe aumentano lo stesso? E quanto costa l’acqua nel resto del Lazio? E soprattutto di quanto aumentano queste tariffe?
Alla prima domanda non sappiamo rispondere, questi sono i grandi misteri della politica e della finanza locale. Provocatoriamente poniamo un’altra domanda? “Come si spiega che le precedenti questioni dei singoli comuni, perché così funzionava finora il sistema dell’acqua pubblica, garantivano tariffe basse e non pesavano in maniera così determinante sui loro bilanci?”
In effetti nel resto del Lazio, se si esclude la Provincia di Roma, che è comunque la più popolosa, l’acqua costa un po’ di più rispetto a Viterbo città (in cui la tariffa è già intorno a un euro al mc) Occorre però tenere presente che a Latina e Frosinone esistono tariffe agevolate per reddito che determinano prezzi inferiori a Viterbo città.
Attenzione però, perché parliamo di Viterbo città. Nel resto della provincia i prezzi sono molto più bassi.
A Canino, per esempio, la tariffa è sui 30 centesimi per mc. Questo vuol dire che, se verrà approvata la tariffa unica proposta dalla Regione Lazio, il costo dell’acqua a Canino sarà triplicato (+ 300%) in un colpo solo e così in molti altri comuni del viterbese.
 

 

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