Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Luigi Rossi Danielli
Il Pothos rinvenuto a Ferento da L.R.Danielli

 

  Ingegnere ed archeologo appassionato, è stato lui che ha favorito, realizzato e finanziato alcune tra le campagne di scavo più importanti del nostro territorio come il sito di Ferento. Fu il primo, all’inizio del secolo appena trascorso, ad indicare in zona Acquarossa la posizione del centro etrusco da cui in seguito si originò la Ferento romana sulla collina di Pianicara. Nel 1902, durante gli scavi praticati proprio in quest’area, vennero scoperti il proscenio, l’orchestra e la cavea del teatro di Ferento. Altri suoi ritrovamenti furono le stupende statue marmoree risalenti all’età severiana, raffiguranti le Muse, una statua di Apollo, una bellissima di Pothos, nonché molti avanzi marmorei che decoravano il frontescena. Proprio in seguito a queste clamorose scoperte e con lo scopo di proseguire scientificamente le ricerche, nacque, il 18 novembre 1906 la fondazione della Società Archeologica Viterbese “Pro Ferento” che prese come simbolo la palma, stemma della città di Ferento. Moltissime sono le necropoli della Ferento romana scavate dal Danielli per esempio quella di poggio della Lupa dove il ritrovamento più famoso è la tomba, piena di sarcofagi e corredi funerari, appartenente alla Gens Salvia, famiglia egemone del centro. Ma l’archeologo scoprì anche tombe etrusche a camera risalenti al VI secolo a.C. e tombe a fossa dell’età del ferro che testimoniano certamente l’esistenza anche di un insediamento pre-etrusco sul colle di Pianicara. Dalla morte di Rossi Danielli la sua collezione, composta da tutto il materiale raccolto durante gli scavi, è stata esposta al Museo Civico di Viterbo, documentando un arco cronologico che va dall’Età del Ferro all’Età Romana. Nella seconda sala troviamo ceramiche d’impasto risalenti all’VIII- VII secolo a. C., buccheri del VII-VI secolo a.C., vasi etruschi a figure nere e rosse, oggetti in bronzo, pezzi di oreficeria, strumenti domestici, resti sarcofagi. La terza sala presenta reperti piuttosto eterogenei provenienti principalmente da Musarna, mentre la quarta e la quinta testimoniano la Ferento romana con marmi, statue, iscrizioni onorarie e funebri, elementi architettonici.
 

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