Nel corso di una delle periodiche ricognizioni che la nostra associazione svolge sul territorio al fine di verificare lo stato di conservazione dei beni culturali e ambientali, con particolare riferimento alle necropoli etrusche - oggetto da parte nostra di particolare studio e ricerca - ci siamo portati in località Casalone
Particolare della strada recentemente ampliata

 

  a pochi km. da Vetralla ma amministrativamente nel comune di Viterbo, per ispezionare il settore più estremo della necropoli rupestre di Norchia, quello in cui sono situate le famose Tombe a Tempio, tra i più importanti monumenti dell’Etruria, anche se pochi possono dire di averle ammirate, considerata la loro impervia ubicazione. Dopo aver visitato il sito, per altro deturpato dalla presenza di alcune enormi travi metalliche abbandonate proprio di fronte alle due tombe, probabile residuo di lavori di consolidamento mai avvenuti, ci siamo spinti a valle in direzione del settore rupestre ai cui piedi scorre il Pile, il più agevole e frequentato della necropoli.

Oltre dieci metri di larghezza, forse un pò troppo per una strada di campagna


Arrivati sotto il grande casolare abbandonato, noto appunto come “Casalone”, abbiamo potuto constatare la presenza di un gigantesco sbancamento, in apparenza di recente realizzazione, effettuato per realizzare una strada ampia oltre dieci metri che dall’area del suddetto Casalone scende a valle e prosegue in direzione sud-ovest. Lo sbancamento ha tagliato e spianato parte dei rilievi collinari a ridosso della rupe tufacea che guarda sul fosso dell’Acqua Alta, versante sul quale sono scavate numerose tombe rupestri e alla cui estremità si trovano le due suddette Tombe a Tempio. Non siamo in grado di dire se i lavori siano regolari e autorizzati, ma non è questo il punto: l’area di quel settore della necropoli ne risulta irrimediabilmente alterata. Oltretutto si presume che quelle zone, considerata la loro posizione, siano soggette a vincolo archeologico e paesaggistico: come è possibile quindi che l’eventuale concessione sia stata rilasciata? E la Soprintendenza è a conoscenza di tutto ciò? E il comune di Viterbo, in cui il territorio ricade? Queste domande sono per ora senza risposta e ci auguriamo che chi di dovere possa fornire i dovuti chiarimenti. A noi preme sottolineare che l’alterazione ambientale costituisce un danno e un impoverimento per il nostro territorio anche quando è fatta con tutti i crismi di legge. Oltretutto c’è motivo di ritenere che lo sbancamento alla base della rupe possa averne in qualche modo alterato il già precario equilibrio: basta farsi una passeggiata archeologica anche nelle zone più agevoli e “turistiche” della necropoli per rendersi conto dei grandi massi di tufo distaccatisi dalle pareti e precipitati a valle, con irrimediabile danno per le tombe che vi erano ubicate.  

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