Viterbo è stata la sede del papato per 24 anni, dal 1257 al 1281, e per
questo si è meritata l’appellativo di Città dei Papi.
La scelta di papa Alessandro IV di trasferire la Curia Romana a Viterbo, nel
1257, fu dettata da motivi di ordine politico e militare: era il tempo della
crisi tra papato ed impero, delle lotte tra guelfi e ghibellini, a Roma era
stato eletto senatore Brancaleone degli Andalò, che successe al guelfo
Emmanuele di Madio, ed il clima per il papa era diventato estremamente
ostile.
La scelta del capoluogo della Tuscia come residenza dei papi testimonia del
prestigio che la città aveva acquisito in quel tempo.
Dopo Alessandro IV scelsero di restare a Viterbo i papi Urbano IV, Gregorio
X, Giovanni XXI, Niccolò III ed infine Martino IV, che volle trasferirsi ad
Orvieto nel 1281.
La residenza del Pontefice venne stabilita nel Palazzo vescovile che, per
l’occasione, fu ampliato ed adeguato alla magnificenza e solennità richiesta
ad una sede papale.
Il complesso, che rappresenta il simbolo della Viterbo Medioevale, è oggi
conosciuto come Palazzo dei Papi ed ha subìto numerosi rimaneggiamenti nel
corso dei secoli.
Il contrasto tra il lato settentrionale e quello esposto a mezzogiorno,
sulla piazza San Lorenzo, è notevole: da una parte la struttura massiccia
con potenti contrafforti che guardano il lato scosceso verso la valle di
Faul, dall’altra un’elegante facciata merlata con finestre a bifora ed una
deliziosa loggetta posta sulla destra della scala che, con i suoi archetti e
la trabeazione di coronamento, è divenuto uno dei simboli della città.
Il palazzo tende ad identificarsi, per il visitatore, unicamente con la
Loggia e l’adiacente sala del Conclave, che sono gli elementi più tardi (ma
sicuramente più significativi) dell’intero complesso. Esso comprende una
gran quantità di altri ambienti, non accessibili al pubblico, che hanno
subìto profonde modifiche ed adattamenti in età rinascimentale e barocca in
funzione dell’utilizzo del momento.
Ma veniamo al luogo cui è legato uno degli avvenimenti più importanti della
storia viterbese, ovvero la sala del conclave. Qui vennero eletti cinque
papi: il 29 agosto 1261 Urbano IV; il 1 settembre 1271 Gregorio X; il 17
settembre 1276 Giovanni XXI; il 25 novembre 1277 Niccolò III; il 22 febbraio
1281 Martino IV.
Il termine conclave, dal latino cum clave, è stato coniato proprio a
Viterbo in occasione dell’elezione papale più lunga della storia, 33 mesi ed
un giorno. Nel 1268 doveva eleggersi il successore di Urbano IV ed i
cardinali, divisi in due fazioni contrapposte, non riuscivano a mettersi
d’accordo sulla scelta di un papa italiano o francese. Dopo alcuni mesi il
potestà di Viterbo, Corrado di Alviano, sollecitò i prelati a prendere una
decisione; ma in tutta risposta fu scomunicato. Il suo successore, Raniero
Gatti, esponente di una delle più influenti famiglie della città passo alle
maniere forti: chiuse le porte della città ed ordinò che i cardinali fossero
portati all’interno del Palazzo Papale e fossero chiusi a chiave (da qui
l’etimologia della parola conclave, dal latino cum clave). Alla
ulteriore ostinazione dei cardinali i viterbesi risposero con un’azione
clamorosa e questa volta decisiva: scoperchiarono il tetto del palazzo dei
Papi ed i religiosi vennero esposti al sole ed alle intemperie, i
vettovagliamenti vennero razionati e le cantine saccheggiate. Sul pavimento
del palazzo ci sono ancora i buchi che servirono per piantare i bastoni
delle tende utilizzate dai cardinali come riparo; un prelato, a causa delle
disagiate condizioni di vita, rinunciò addirittura ai voti pur di uscire
dalla sala del conclave. A quel punto, dopo breve tempo, il nuovo papa fu
eletto col nome di Gregorio X e fu proprio lui – durante il II Concilio di
Lione - a decretare la rigorosa chiusura dei cardinali come modalità
irrinunciabile di validità dell’elezione papale per impedire i ritardi, i
tentativi di influenza esterna e le corruzioni che in diversi casi si erano
verificati.
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La piazza San
Lorenzo vista attraverso il colonnato del Palazzo |
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La fontana posta sulla loggetta
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Il Duomo ed il campanile situati
nella stessa Piazza San Lorenzo
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Il lato del palazzo che è
rivolto verso la valle di Faul
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