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VISITA
VIRTUALE DELLA FACCIATA (CLICCA SULLE PARTI IN BIANCO E
NERO) |
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 La facciata del Duomo di
Orvieto |
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Un capitolo a parte lo
meritano i mosaici che decorano la facciata: si tratta
sicuramente di un'anomalia per lo stile gotico, la loro
realizzazione è
ispirata probabilmente alla cultura
romana paleocristiana, forse dovuta all'effetto di
splendore e di ricchezza che si voleva raggiungere in
una cattedrale divenuta simbolo dell'orgoglio cittadino.
Molti furono
i maestri vetrai, i pittori, i mosaicisti coinvolti
nell'impresa, che, iniziata nel 1321, proseguì
fino al XVI sec.: lo stesso Lorenzo Maitani, sotto la
cui direzione venne eseguita la decorazione musiva sui
piani delle torri, sulle fasce e sulle cornici, Giovanni
di Bonino, che lavorò anche alla vetrata della tribuna,
l'Orcagna, che tra il 1359-60 eseguì il Battesimo di
Cristo e l'artista romano Nello di Giacomino e Fra'
Giovanni di Leonardello.
A quest'ultimo e al pittore orvietano Ugolino di Prete
Ilario si deve la messa in opera dei mosaici dell'Annunciazione
e della Natività; da ricordare è anche un altro
pittore e mosaicista locale: Piero di Puccio da Orvieto,
attivo tra il 1370 e il 1380. Nel '500 Cesare Nebbia
lavorò al quadro del frontespizio maggiore;
successivamente molte scene figurative a mosaico
subirono numerosi restauri che ne alterarono la forma e
lo stile originari, oppure furono sostituiti e
interamente rifatti. Molti dei quadri attuali furono
eseguiti, infatti, nel Sei-Settecento; in occasione del
V Centenario del Duomo (1790) alcuni mosaici originali
furono staccati ed offerti in omaggio a papa Pio VI
(1785-9); di questi, l'unico superstite è il quadro con
la Natività di Maria, dal 1891 conservato al
Victoria and Albert Museum di Londra. Le opere di
maggior caratura che adornano la facciata del Duomo di
Orvieto sono comunque i marmi a bassorilievo che
decorano i quattro piloni divisori ai tre portali e che
raffigurano scene del vecchio e del Nuovo Testamento.
Come già accennato sono attribuiti al Maitani e
collaboratori e rappresentano un prezioso cimelio della
scultura trecentesca in Italia. Le tre porte bronzee che
immettono nel tempio sono opera dello scultore
contemporaneo Emilio Greco. La porta centrale presenta
un bassorilievo scene relative alle Opere di
Misericordia (1965-70).
L'INTERNO.
E' formato da tre
ampie navate con copertura lignea a capriate. Nella
tribuna e nel transetto il soffitto si presenta con
volte a crociera. Il progetto originale, che seguiva
ancora i dettami dell'arte romanica, prevedeva la
classica abside semicircolare che fu poi trasformata dal
Maitani nella attuale tribuna quadrata. Le grandi
colonne cilindriche furono impostate sempre alternando
basalto e travertino, come in tutto il perimetro esterno
(esclusa naturalmente la facciata).
La
tribuna è decorata da un vasto ciclo pittorico
costituito dalle Storie della Vergine, che occupa
oltre 2.700 metri quadrati. Nel 1370 vennero
commissionati gli affreschi al pittore e mosaicista
orvietano Ugolino di Prete Ilario, che si era già
distinto nel cantiere della cattedrale per aver
realizzato tra il 1357 e il 1364, insieme a Fra'
Giovanni di Leonardello, le pitture della
Cappella del
SS.mo Corporale. |
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L'interno del Duomo di
Orvieto | |
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Il Duomo di Orvieto, gioiello dell'arte
gotica italiana, fu costruito sulle fondamenta di un
tempio etrusco, dopo che erano state demolite la
cattedrale di Santa Maria e la chiesetta di San
Costanzo. La costruzione del Duomo, iniziata nel 1290,
nacque dal bisogno di custodire il lino insanguinato del
Miracolo di Bolsena e, soprattutto, dall'orgoglio degli
orvietani di mostrare la loro grandezza. Ci sono dei
dubbi sull'attribuzione dei disegni originali
dell'edificio e della facciata: forse il primo
capomastro della fabbrica del Duomo fu Fra' Bevignate da
Gubbio (costruttore, insieme ai fratelli Pisano della
Fontana Maggiore di Perugia) che probabilmente operò su
disegni di Arnolfo di Cambio. Un ventennio più tardi
assunse la direzione dei lavori Lorenzo Maitani (senese,
detto il "Maestro Sottile" che, a
causa di alcuni cedimenti sui muri perimetrali
dell'edificio, dovette costruire due archi rampanti di
sostegno (in parte ancora visibili), entro cui furono in
seguito ricavate le Cappelle di San Brizio e del SS
Corporale. Al Maitani sono anche attribuiti i
bassorilievi sui pilastri della facciata e i disegni
originali della stessa. E' comunque certo che l'artista
senese conferì a tutto il complesso una impronta di
rilievo cui i numerosi architetti e capomastri che lo
seguirono dovettero riferirsi. Nel 1347 subentrò nella
direzione dei lavori Andrea Pisano, cui forse seguì, nel
1359, Andrea di Cione detto l'Orcagna, cui è attributo
lo splendido rosone. Seguirono Giovannino di Meuccio
contadino e Antonio Federighi, che operò fra il 1451 e
il 1456, inserendo sul paramento moduli di ispirazione
ormai rinascimentale, come le dodici edicolette che si
aprono sopra il rosone. Solo in pieno Cinquecento, con
Michele Sanmicheli, si realizzarono la cuspide mediana e
le due laterali, che, nonostante l'epoca, riflettono
pienamente lo stile gotico originario.
Stesso
discorso per le guglie: quella alta di sinistra,
realizzata a partire dal 1505 ed ultimata, da Ippolito
Scalza, nel 1569; quella alta di destra, a partire dal
1516 e completata, da Antonio da Sangallo il Giovane,
nel 1543. Terminerà la facciata Ippolito Scalza con la
costruzione delle ultime guglie (1571-91).
Così malgrado lo scorrere dei secoli, la facciata
appare ancora oggi stilisticamente uniforme, come se
fosse stata realizzata in pochi anni. | |
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VISITA VIRTUALE
DELL'INTERNO |
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Nel 1540 Papa Paolo III
Farnese, particolarmente legato ad Orvieto, fece
spostare il coro ligneo
dei canonici dall'inizio della navata centrale alla
tribuna, rendendo così
visibile l'altare maggiore che da centro devozionale
divenne anche centro visivo della chiesa; fece
pavimentare l'area occupata dal coro con una decorazione
a gigli farnesiani, ancora visibili; non fu invece
realizzato il nuovo soffitto a cassettoni progettato per
il papa da Antonio da Sangallo il Giovane.
Seguì, verso la fine del XVI
secolo, una serie di interventi in chiave
manieristica-barocca, di cui oggi restano solo poche
tracce dopo un'opera di "restauro" di fine ottocento:
vennero eseguite delle grandi statue marmoree, che
costituiranno le serie degli Apostoli e dei Santi che e
che furono dislocate in tutta la chiesa. Sulla parete
sinistra furono aperte cinque cappelle decorate con
affreschi alle quali si addossarono altari di stucco. A
completamento della trasformazione interna fu posto
nella zona superiore del transetto sinistro il grande
organo (opera dello Scalza, 1580) che, con la sua ricca
ornamentazione, la sua policromia, le sue dorature,
ancora oggi sembra alludere all'intero impianto
decorativo barocco e manierista. Alla realizzazione di
questi interventi presero parte molti artisti famosi
provenienti dai grandi centri artistici del tempo:
Taddeo e Federico Zuccari, il Pomarancio, Gerolamo
Muziano (oltre naturalmente a quelli già menzionati);
figure di spicco furono i due artisti orvietani Ippolito
Scalza, per la parte architettonica e scultorea, e
Cesare Nebbia, per quella pittorica.
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