Ottobre missionario

  Riflessioni di padre Vincenzo Bordo dalla sua Missione in Corea
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Park Gil non solo e’ ricco ma e’ anche una persona squisita. Un giorno, dopo aver passato una bella serata con la sua stupenda famiglia prima di congedarmi, mi chiese: ” Qual e’, secondo te, il bisogno più urgente per la gente che vive nella strada, per gli homeless?”.
 
La risposta fu immediata: ”Il lavoro”. “E tu cosa potresti fare per risolvere questo problema?“  "Niente, sono solo un povero prete e per di più non ho mezzi economici per fare qualcosa”. “E se io ti aiutassi finanziariamente?” "Niente lo stesso perché non ho nessuna esperienza in proposito”. 
Così lasciai questa distinta persona che ha un gran cuore ed una sensibilità
particolare per i poveri e per coloro che soffrono.
 
Alcuni giorni dopo un signore ben vestito si presento’ alla mensa e mi chiese:
”Desidero parlarti. Hai un po’ di tempo da dedicarmi?”. Ci accomodammo in ufficio e lui esordi’: ”Ho una piccola fabbrica che fa ‘borse da shopping’. So che qui ci sono tanti uomini senza una occupazione e che vivono sulla strada. Se vuoi dare una prospettiva nuova a questi fratelli io ti posso offrire la mia competenza e tanto lavoro”. 
Finita la conversazione, contrastanti sentimenti affollavano il mio animo. Da una parte ero felice perché intravedo la possibilità di dare da vivere ai miei amici bisognosi. Dall’altra mi sentivo come paralizzato e depresso per la complessità del progetto: affittare un luogo dove insediarci, acquistare le macchine per operare, cercare una persona capace a cui affidare la realizzazione di ciò…..Sentivo brividi da paura. 
Nonostante questi conflitti che mi tormentavano convocai le persone del mio staff e discutemmo di questo 'sogno’. A conclusione dell’incontro tutti erano entusiasti del fatto di poter dare lavoro a dei poveri. Io rimanevo ancora tanto perplesso sia per il costo notevole dell’operazione, sia per le enormi responsabilità che avremmo dovuto affrontare. Chiamai per telefono Park Gil e gli presentai l’idea. Lui, con
alcuni amici, mi riconfermo’ la sua disponibilità ad aiutarci finanziariamente.
Avere 15 persone che lavorano comporta anche una grande responsabilità legale. Tra i cattolici della parrocchia ne conoscevo uno che fa il consulente del lavoro per il Governo. Lo chiamai per avere delle chiarificazioni in proposito. Mi fisso’ un appuntamento per il giorno dopo. Lo incontrai nel suo ufficio e gli esposi la situazione. Dopo avermi ascoltato attentamente, mi fece :”Dal punto di vista legale e sindacale ci sono dei rischi. Ma io ti posso aiutare. Non e’ una situazione semplice”. All’udire quelle parole lo interruppi e gli dissi bruscamente: ”No, non se ne fa niente (a dire il vero c’e’ molta paura in me da quando, alcuni mesi fa, un mio ex impiegato mi ha fatto una ‘cattiva’ vertenza sindacale dove ho dovuto sborsare molti soldi ed ho subito tante umiliazioni. Sono ancora profondamente ferito da quella esperienza). “Padre - riprese lui-  tu sei un sacerdote e come Gesù sei chiamato a dare la vita per il gregge a te affidato. Un mercenario, al quale non appartengono le pecore, può scappare ma tu no. E' importante per le persone che vivono sulla strada avere un lavoro. Tu sei chiamato ad essere un Buon Pastore che da’ la vita per le sue pecore come Gesù ha fatto con noi. Non preoccuparti. Io ti starò a fianco e ti aiuterò per tutto quello che e’ la burocrazia ma tu sappi che potrai andare incontro a dei problemi. In compenso quello che potrai donare a questi poveri e’ grande. Non fare il vigliacco, non tirarti indietro”. 
Quelle parole mi commossero fino alle lacrime e in quel momento decisi di andare
fino in fondo con quella realizzazione. Infatti sono profondamente convinto che
essere prete non e’ un onore ma un onere: quello di andare incontro con un cuore
ricolmo di misericordia a coloro che sono abbandonati e sofferenti. Non e’ la scelta di un ovile protetto e sicuro ma e’ scegliere gli impervi sentieri della vita per ritrovare la pecorella impaurita e smarrita in questa impietosa società. Essere sacerdote non e’ il voto  di consacrarsi ad una idilliaca vita di perfezione ma e’ l’impegno di vuotarsi di se stessi per inondarsi delle lacrime dei nostri fratelli.
Non e’ la teorica promessa ad un Dio misterioso e lontano ma e’ la concretezza di com-promettersi (promettersi-a) con gli ultimi, come ha fatto Gesù durante tutta la sua esistenza.
 
I giorni seguenti furono un tumultuoso susseguirsi di meetings con i collaboratori per definire bene il progetto; con i benefattori per ponderarne il costo economico; con gli homeless per valutare la loro disponibilità a lavorare. Notti insonni. Continuo mal di stomaco per la tensione. Incontri con le persone sbagliate che pur di arraffare pochi spiccioli si sono venduti l’anima al diavolo. Liti. Querele in tribunale. Iniziare non e’ stato facile. Ormai, da alcuni mesi, la nostra piccola fabbrica e’ una realtà che produce migliaia di ‘borse da shopping’ e da’ lavoro a 15 barboni che alla Casa di Anna hanno un posto per dormire, dei pasti caldi e un impiego. E’ bello vedere queste persone che stavano sulla strada a mendicare due spiccioli per comprarsi dell’alcool ed ora stanno li’ dalla mattina alla sera a lavorare sodo con una nuova dignità.
 
E’ venuto il momento per tutti coloro che hanno dei capitali e si gloriano di essere seguaci di Gesù (e forse per la Chiesa stessa) di mettere questi soldi a
disposizione dei più sfortunati e provati da questi momenti di grande difficoltà
economica. Non e’ il tempo di pensare al profitto capitalista ma alla gioia solidale di condividere quello che la benevola Provvidenza ha elargito abbondantemente in tanti anni di esistenza. E’ il tempo di donare speranza e lavoro a tanti padri di famiglia e mamme provati da questa tremenda crisi. E’ l’ora che chi ha di più deve dare di più. La ricchezza e’ un dono del Padre che va condiviso con i fratelli.
 
Il nostro modesto laboratorio non produce grandi capitali da dividere tra i vari
azionisti (a dire il vero per noi ha un piccolo passivo mensile) ma sforna speranza, forgia lavoro e dona ai nostri fratelli sulla strada la prospettiva di una vita diversa, di una nuova dignità e di un futuro migliore.
p.Vincenzo Bordo OMI
 
 
 
 
With love,
Fr. Vincenzo Bordo (김하종 빈첸시오 신부)
 
www.annahouse.or.kr
 
http://www.annahouse.or.kr/English/
 
http://blog.naver.com/servoservo

 

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