Vorrei avere un carrarmato


Padre Vincenzo dalla Corea ci stupisce con le sue provocazioni, alla ricerca di un cristianesimo più puro e genuino, più vicino alla radice e all’essenzialità del messaggio evangelico.
P. Vincenzo Bordo nell'infermeria della sua missione

 

 Mi piacerebbe avere un carro armato, e ce ne sono tanti di questi tempi, ed andare in giro per le strade del mondo a prendere a cannonate campanili, pagode, minareti... Non per il gusto sadico di distruggere antiche opere d’arte ma perché queste costruzioni, dall’alto delle loro orgogliose e presontuose guglie, sembrano gridare imperiosamente: “Qui vive il Santo. Solo questo luogo è sacro”. Sacro, santo… che parole difficili da comprendere per l’uomo moderno imbevuto di secolarità. “Sacro” significa: separato dal profano, tabù, colui che entra in contatto col divino. “Santo”: appartiene alla sfera del divino, pio, inviolabile, perfetto, distaccato da ciò che è umano. Forse l’uomo dei nostri giorni, disincantato, assetato di umanità, di grandi valori quali la giustizia, la pace, l’integrità della natura, preferirebbe il verbo di Gesù che proclama: “Verranno i giorni, e sono questi (già 2000 anni fa!) in cui non pregherete piu’ Dio in questo sacro monte di Garizim o nel tempio di Gerusalemme ma lo adorerete in Spirito e Verità (Gv.4,23)”. Spirito e verità come dimensioni grandi, liberanti. Provo a spiegarmi con un paio di esempi. La messa prefestiva del sabato pomeriggio e’ affidata alle mie cure. E’ la celebrazione dei bambini della parrocchia. E’ una kermesse di suoni, grida. E’ un inno alla vita cantato da più di 400 bambini vivaci. E’ un momento stupendo di lode a Dio che, ne sono certo, gioisce un mondo nel vedere questi suoi figli scorrazzare felici per la chiesa. Uno di questi, un po’ più esuberante degli altri, sembrava avere scambiato la chiesa con i suoi banchi per una pista da slalom. La suora zelante, infastidita da tanta confusione, lo afferra al volo e comincia a rimproverarlo severamente. Questi, per niente intimorito dalla burbera religiosa, con una rapida manata le strappa via il velo. Lei, tutta paonazza dalla rabbia e dalla vergogna, con una mano se lo riprende e con l’altra molla un sonoro ceffone al bambino innocente gridando istericamente: “Questo non si tocca, è sacro”. E’ sacro il velo o è santo il bambino che è venuto alla messa di Gesù? Un altro esempio. Ricordo ancora come se fosse ieri quel giorno che Saleem, un caro amico pakistano, venne alla mensa per presentarmi un parente appena giunto dal suo villaggio. Dopo educati convenevoli offro loro un fragrante pasticcino. Il pakistano, che indossava il tradizionale vestito islamico (cappellino chiaro, lunga tunica bianca e barba incolta), lo rifiuta con un gesto gentile. Offro loro un buon caffè ma anche questo viene cortesemente allontanato. Li invito a sedere ma anche questa premura non è accolta. Imbarazzato, l’amico Saleem si scusa con me dicendo: “Questa è una persona santa. Può mangiare e bere solo quello che è preparato secondo le sante regole della nostra religione”. E’ santa l’ottusa fedeltà ad arcaiche e frigide regole o è santo un sincero rapporto di amicizia e cordialità tra persone di razze diverse? Vi confesso candidamente che le persone che fanno della loro pretesa santità un’occasione per separarsi dagli altri, ritenuti profani e peccatori, mi fanno sentire a disagio. Mi allontanano dal dio da loro proclamato. Non credo in una tale divinità. “Dio è morto - affermava un articolo del prestigioso ‘Time Magazine’- perché a causa di uomini che si ritengono santi, uomini di Dio, si sono scatenate guerre atroci. Si è istigato l’odio disumano tra i popoli e l’intolleranza tra le razze”. “Dio è morto là dove uomini prepotenti, nel suo nome abusano dei più deboli e provocano sanguinosi conflitti”. “Dio è morto in quelle comunità dove si usa l’ignoranza e la paura per far tacere i gli indifesi e gli ultimi”. “Dio è morto nel cuore di quelle persone che pretendono di avere il monopolio assoluto di ciò che è santo, vero e giusto’. “Dio è morto - dice il Concilio Vaticano II - anche a causa di tanti cattolici che, o per una presentazione ingannevole della dottrina o anche per i difetti della propria vita religiosa, morale o sociale, nascondono il genuino volto di Dio... Altri creano una tale rappresentazione di Dio che non è affatto quella del Vangelo” (G.S.19). “Dio è morto” ci ricorda la liturgia del Venerdì Santo. La mia domanda di fondo è la seguente: abbiamo veramente bisogno di costosi ed imponenti monumenti sacri che reclamino presuntuosamente la presenza del santo, o piuttosto di comunità cristiane, che nel mistero della kenosis, vivono la diaspora del difficile vivere quotidiano, testimoniando laddove si trovano, LA PREDILEZIONE DEL PADRE PER I POVERI, IL PERDONO INCONDIZIONATO DI GESU’, LA PACE FONDATA SULLA GIUSTIZIA di cui lo Spirito Santo si fa promotore? Non è qui, in tali comunità, che Dio parla all’uomo di oggi, comunica a questa società secolarizzata, dialoga con le persone di ogni razza, lingua e cultura? La mia seconda perplessità è simile alla prima, se cioè non possiamo proprio fare a meno di coloro che fondano la loro presunta santità nell’ottuso e radicale adeguamento a tutte le regole religiose con una farisaica pretesa di grande perfezione morale e non invece di uomini e donne che, consapevoli dei loro peccati, limiti e fragilità, hanno fatto l’esperienza liberatoria di essere salvati dalla gioiosa misericordia di Dio… quindi capaci di camminare, mano nella mano, in piena solidarietà, con tutte le persone di ogni razza, lingua e religione, trasformando l’insignificante santità cultuale in una santità esistenziale, solidale con tutto il genere umano. Ora, dopo aver abbattuto tutti quei superbi ed arroganti campanili in giro per il mondo che pretendono di avere il monopolio del sacro, vorrei scendere dal mio fantomatico carro armato ed andare vicino ad ogni persona per accendere nel cuore di ciascuno una lampada, come quella che brilla a fianco di ogni tabernacolo, la lampada dell’amore di Dio e gridare a squarciagola: “Tu fratello mio sei la strada che mi conduce al Padre”. Perche’ Dio, attraverso il mistero dell’Incarnazione, si e’ fatto tanto vicino alla persona umana da identificarsi con essa (Fil.2,7); da porre nel suo cuore la Sua tenda (Gv.1,14). Non cerchiamo Dio nel cielo, forse lì non lo troveremo mai. Lui lo ha abbandonato per venire a vivere in mezzo a noi. Dio è vivo nel cuore di ogni persona che ama. Gesù è risorto in tutti quei gesti di gratuità, amore per chi è solo, provato, povero. Lo Spirito di Dio gioisce ogni volta che costruiamo un gesto di pace e di perdono. Dio è in mezzo a noi in ogni attimo del nostro tribolato vivere. Là dove siamo noi Gesù è risorto. Buona Pasqua a tutti.  

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