Beati i poveri di spirito: perche’ di essi e’ il regno dei cieli

 
Il calendario liturgico con il ciclo B si esaurirà il prossimo 29 Novembre.
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  In questa penultima domenica del Tempo Ordinario, la Liturgia ci invita a riflettere sul significato del dono. Al centro c’è la figura di una donna rimasta vedova e quindi in balia del più forte, senza difese, esposta ad ogni sopruso. Infatti nel mondo biblico, vedova era sinonimo di debolezza e fragilità. L’ evangelista Marco, con l’episodio della vedova, termina la narrazione degli episodi e dei discorsi pubblici di Gesù in questa ultima giornata di attività apostolica. Gesù si trova al Tempio nell’atrio più esterno detto dei “Gentili” e passa all’atrio delle “donne”, così detto perché dalla galleria che lo circondava da tre parti, le donne potevano assistere ai sacri riti; da questo atrio si passava a quello degli “Israeliti” per una scala di quindici gradini. Sulla sinistra di tale atrio vi era la sala del Tesoro che aveva sulla porta esterna tredici buche nelle quali i fedeli versavano le offerte. Siamo nel periodo pasquale e c’era molta folla. Gesù, seduto di fronte al Tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: “ In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo: Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Di fronte a Dio il valore della offerta non dipende dalla entità materiale di quanto si dà, ma dal sacrificio e dall’amore con cui si dà. Dio non guarda alla moneta ma al cuore. Il nostro atteggiamento di umiltà spesso è soltanto esteriore: nel nostro inconscio c’è il desiderio di essere notati e gratificati! Aiutami, Signore, anche quando io faccio il piccolo “’obolo della vedova” a non assumere alcun atteggiamento esteriore, a non farmi notare, a compiere la carità sempre ed esclusivamente con il cuore e con sincero sentimento fraterno. E dammi il coraggio di privarmi, qualche volta, anche del necessario, confortato dalle tue parole “ se tu dai uno, io ti darò cento”. Se tue promesse sono verità e vita. Fonte: www.viedellospirito.it
 

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