Eccezionale mostra a Cortona, a partire da marzo

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Oltre 150 opere esposte tra reperti etruschi, dipinti, disegni, documenti antichi, oggetti d’epoca, manoscritti e volumi - è il grande evento espositivo internazionale che si terrà dal 21 marzo al 31 luglio 2014 a Cortona, in Palazzo Casali, promosso dal MAEC-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, dal British Museum e da Halkam Hall, con il grande sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di tanti musei italiani che hanno prestato opere uniche e, in particolare, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

E non poteva esserci luogo più significativo ove realizzare tale mostra. A Cortona, l’anno successivo la pubblicazione del De Etruria Regali nasce, sull’onda dell’interesse esploso, la prima Accademia di studi etruschi in Europa - l’Accademia Etrusca di Cortona - alla quale si iscriveranno i maggiori intellettuali del tempo, da Montesquieu a Voltaire, e moltissimi inglesi. Qui, una politica attenta di scavi, ricerche, restauri e muselizzazione, perseguita con tenacia negli ultimi vent’anni, ha portato oggi ad avere un sistema archeologico a ciclo completo - Parco, gabinetto di restauro, Museo – assolutamente all’avanguardia. E sempre Cortona ha avviato dal 2009, affiancata da Villaggio Globale International, importanti collaborazioni internazionali che l’hanno portata a dialogare e progettare grandi eventi con alcune della maggiori realtà museali del mondo: il Museo Statale Ermitage, il Museo del Louvre e ora il British Museum e Holkham Hall.

La mostra, curata da Paolo Bruschetti, Bruno Gialluca, Paolo Giulierini, Suzanne Reynolds e Judith Swaddeling sarà accompagnata da un catalogo di grande respiro edito da Skira, che costituirà una pietra miliare negli studi in questo campo per i tanti documenti inediti proposti.

In “Fumo di Londra”, spassoso film del 1966, Alberto Sordi interpreta un antiquario perugino che vola nella capitale inglese per acquistare ad un’asta la parte mancante di un’urnetta etrusca di sua proprietà. Anche la commedia all’italiana dà conto, sia pure in modo decisamente non accademico, di un legame stringente tra il mondo etrusco e l’ambiente britannico.

Un legame che ha radici lontane: sarà uno scozzese, Thomas Dempster, professore di Diritto Thomas Dempster all’Università di Pisa tra il 1616 e il 1619, a realizzare su richiesta di Cosimo II de’ Medici una monumentale storia degli Etruschi, il De Etruria Regali libri septem, espressione di quel mito etrusco al quale si era sempre riferito il principato mediceo per la propria affermazione. E sarà un inglese, Lord Thomas Coke, futuro primo Conte di Leicester, a finanziare la pubblicazione a stampa del manoscritto Dempster, rimasto inedito per oltre un secolo. Il volume uscirà a Firenze presso le stamperie medicee nel 1726 in due volumi e con la revisione del testo di Dempster diretta da Filippo Buonarroti – allora massimo esperto di antichità etrusche e ministro ducale - con il quale Coke aveva stretto rapporti importanti nel corso del suo Grand Tour in Europa, durato ben 12 anni con lunghi e ripetuti soggiorni in Italia, soprattutto a Roma, Pisa e Firenze. Buonarroti, d’accordo con Coke, integrerà il testo con le sue Explicationes et Conjecturae e con ben 93 tavole realizzate appositamente da una staff di disegnatori e poi incisori raffiguranti le principali opere etrusche collezionate e rinvenute fino ad allora in Italia.

Era l’avvio dell’etruscologia moderna basata sul confronto con i monumenti e i reperti degli scavi ed era l’avvio di un’auntica moda e passione per gli Etruschi.

La mostra, dopo un tuffo nel clima del Grand Tour settecentesco, ripercorre la figura di Coke cultore dell’antico e i suoi soggiorni in Italia, nel corso dei quali il giovane visitò musei e gallerie, collezionò opere d’arte e libri antichi, commissionò disegni e dipinti, sviluppando un interesse crescente per la civiltà etrusca.

Grazie ai prestiti che giungono per la prima volta nel nostro Paese dalla residenza del Viscount Edward Thomas Coke, si potranno ammirare - accanto a documenti relativi al viaggio - le preziose edizioni miniate del Tito Livio acquistate in Francia dal Coke, con i riferimenti alla Roma Repubblicana di cui gli aristocratici inglesi si sentivano eredi e i richiami al popolo etrusco. Quindi una selezione dei disegni in cui il giovane “turista” fece riprodurre monumenti e antichità ammirati nei suoi viaggi – dalla “Athena Chigi” alla “Iuno Lanuvina” - e gli acquerelli e i dipinti che volle portarsi in Inghilterra: come i fogli di Gasper Wan Wittel con diversi “Panorami”, i due bellissimi dipinti dello stesso autore raffiguranti “La Basilica e la Piazza di San Pietro” o “Il colosseo e l’Arco di Costantino”, i Paesaggi con rovine di J. F. van Bloemen, quello con “Apollo, la mandria di Admeto e Mercurio” di C. Lorrain o l’imponente tela di Procaccini con “Tarquinio e Lucrezia”. In mostra, prestato dalla Galleria degli Uffizi, ci sarà anche una replica della “Visione di Enea nei Campi Elisi” di Conca: una delle sei opere ispirate a Livio e a Virgilio commissionate da Coke, in cui il futuro conte di Liecester volle farsi ritrarre nelle sembianze di Orfeo o dello stesso Virgilio.

È in questo clima appassionato, ricostruito anche attraverso piante e vedute delle città, volumi e guide turistiche del tempo, che s’innesta l’avventura editoriale del De Etruria Regali e il rafforzarsi della seduzione etrusca. Ecco allora, nel percorso allestito dall’architetto Andrea Mandara a Palazzo Casali, volumi e immagini a ricordare la figura di Filippo Buonarroti, altra personalità chiave della vicenda; ecco le opere etrusche di Casa Buonarroti che Thomas Coke visitò frequentemente nei suoi soggiorni fiorentini - le urne funerarie, il Satiro liricine, la Stele di Larth Ninie che è il più antico esemplare di stele funeraria decorata della scuola scultore fiesolana – o, ancora, i preziosi reperti etruschi che il nobile inglese osservò nelle collezioni medicee: vasi e piccoli eccellenti bronzi prestati dal Museo Archeologico di Firenze.

Ma soprattutto in mostra, dopo trecento anni di assenza dall’Italia, torna l’unica copia del manoscritto originale di Thomas Dempster, con la custodia che ripropone lo stemma dei Liecester, e - insieme a lettere e documenti chiarificatori di un progetto di grande respiro - tornano anche alcuni dei disegni preparatori originali e delle matrici in rame realizzati per le tavole integrative dell’edizione a stampa del 1726 del De Etruria, che Lord Coke finanziò con oltre 2000 scudi firentini. Disegni precisi nel descrivere i grandi capolavori dell’antico popolo italico così come venivano osservati nelle collezioni del tempo, specie in quelle del Granduca Cosimo III, che aveva offerto protezione e amicizia a Coke durante il suo Grand Tour e che ambiva a riaffermare, grazie al legame con gli Etruschi, le ragioni del proprio governo.

Capolavori etruschi, icone dell’immaginario che, per non mancare un’occasione storica, i grandi musei italiani hanno concesso, perché potessero essere affiancati al disegno originale del De Etruria e ai rami incisi riemersi in questi anni nei magazzini e nei solai di Holkham Hall: “l’Arringatore”, grande statuta bronzea ad altezza naturale che costituisce un unicum tra i ritrovamenti etruschi, prestato dal Museo Archeologico di Firenze insieme al calco della Chimera di Arezzo,; il famoso specchio finemente inciso noto come “Patera cospiana” custodito dal Museo archeologico civico di Bologna; quella statuetta di bimbo, il “Putto Graziani”, che è tra i pezzi più noti delle collezioni vaticane; una delle “Urne dal Sepolcro di Tite Vesi” concesse dal Museo di Perugia; ecc. I due volumi dell’opera, con i frontespizi dedicati a Cosimo III e Giangastone de’ Medici, con le annotazioni e l’introduzione del Buonarroti (in mostra sono esposti gli esemplari conservati presso la Biblioteca dell’Accademia Etrusca, di cui Buonarroti stesso fu primo e perpetuo Lucumone), ebbero un’eco straordinaria in tutta Europa, compresa l’Inghilterra.

Si moltiplicarono i viaggi, gli scavi, gli scritti. Tra Sette e Ottocento eruditi, artisti, poeti e scrittori inglesi furono attratti e affascinati dalla civiltà etrusca e s’incrementò il collezionismo di reperti anche da parte di una delle più importanti istituzioni museali europee come il British Museum, a partire dal famoso acquisto dei cento vasi che il principe Luciano Bonaparte aveva affidato allo zio, il cardinale Joseph Fesch.

Dalla ricchissima collezione del British giungono dunque a Cortona eccezionalmente oltre 40 opere etrusche - mai un prestito così consistente - selezionate privilegiando la provenienza dall’Etruria centrale: da Prato, dal lago degli Idoli del Falterona, da Arezzo, Perugia, Cortona, Chiusi, Orvieto, Sartiano, Bolsena e Vulci. Opere in gran parte mai prestate prima dal prestigioso museo inglese. Statuette votive di pregevolissima fattura, urne, bronzi, ceramiche, gioielli, steli votive lontane dalla terra d’origine da centinaia di anni offriranno una carrellata di testimonianze eccellenti della cultura etrusca: basti pensare alla famosissima statuetta dell’ “Offerente” rinvenuta nel 1735 a Pizzidimonte vicino alla riemersa città etrusca di Gonfienti o all’importante “Testa bronzea a grandezza naturale” scoperta in un’isola del lago di Bolsena nel 1776 o, ancora, alla semisconosciuta e affascinante “Statua-cinerario” in pietra calcarea, alta addirittura 1,40 metri, rinvenuta a Lucignano (AR). Da marzo saranno a Cortona in questa spettacolare mostra.

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