Cinalli interviene sulle biomasse: operazione di mistificazione da parte di lobbies politico economiche che vorrebbero avvantaggiarsi, creando presidi locali, usufruendo poi facilitazioni e dei crediti verdi
Veduta di Barbarano Romano

 

  Molte polemiche ha suscitato la decisione di alcune amministrazioni comunali, in primo luogo quella di Barbarano, di accogliere, seppure preliminarmente, le richieste di realizzare sul proprio territorio impianti per la produzione di energia attraverso la combustione di biomasse, ovvero legno e scarti delle produzioni agricole. Vari interventi hanno inteso dimostrare come la scelta di realizzare queste centrali, di potenza compresa tra i 6 ed i 10 Mega Watt, vada nella direzione di produrre energia pulita e di ridurre la produzione di CO2. Al contempo si vorrebbe far credere che sia una scelta importante per valorizzare delle risorse che altrimenti non sono utilizzate, creando posti di lavoro. In generale una operazione di mistificazione, spesso perpetrata in buona fede, da parte di lobbies politico economiche che vorrebbero avvantaggiarsi, creando presidi locali, usufruendo poi facilitazioni e dei crediti verdi (una sorta di premio) proposti nella finanziaria 2008 del Governo nazionale. La realtà è più complessa e non ha nulla a che vedere con i presunti vantaggi che alcuni esponenti politici e alcuni amministratori vorrebbero dare a credere. La vera rivoluzione, in tema di politica agricola (perché di agricoltura parliamo, senza che gli agricoltori siano stati coinvolti, a Tuscanica come a Barbarano, a Latera e a Canino) è quella di promuovere filiere agricole corte, che permettano di produrre calore ed energia elettrica (cogenerazione) in piccole centrali aziendali a biomasse a bassa umidità ed elevata fissazione di anidride carbonica. CIA e Coldiretti sono ben consapevoli di questo, per fortuna. Questo consente agli imprenditori agricoli una elevata resa, sia in termini di risparmio che di produzione energetica per unità di biomassa. Indirizzare le biomasse verso grandi impianti significa sottrarre risorse alle aziende, producendo danno economico e dipendenza energetica. Peraltro è impossibile garantire, senza studi specifici, che una centrale come quella proposta a Barbarano, possa approvvigionarsi entro i 70 Km, come auspicabile per le filiere agroenergetiche, giungendo al pareggio del bilancio energetico (che comprende anche i trasporti). Un progetto che non si sostiene senza prevedere l’utilizzo di biomasse reperibili più facilmente su altri mercati (olio di palma, cippato extraeuropeo). In questo caso è essenziale aggiornare il Piano Energetico Provinciale. Altro punto debole delle supposizioni dei sostenitori degli impianti centralizzati: una volta creata la “dipendenza” economica dei produttori locali di biomasse (esempio impianti di pioppo a rapida crescita, peraltro non idonei per i nostri territori) verso utilizzatori in regime di monopolio, questi ultimi potrebbero imporre prezzi minori, a paragone di quelli molto convenienti di biomasse di provenienza estera. Una potenziale servitù ad altissimo rischio. Queste solo alcune delle considerazioni condivise nella generalità delle sedi scientifiche più avanzate, con il presupposto della democrazie energetica che rappresenta la vera sfida del prossimo futuro. Ben oltre le estemporanee dichiarazioni ambientalste degli amministratori di Barbarano e della signora Allegrini. Piuttosto, provvedano i primi ad aggiornare al più presto il regolamento edilizio per costruire case a basso consumo energetico; diventeranno così “ecologicamente” più credibili
 

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