Legambiente di Viterbo propone un progetto per un Parco Naturale della valle del Timone. L'area interessata coinvolge i territori dei comuni di Cellere e Canino.
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  Un solo neo: tra i punti di forza del progetto viene indicato il sostegno incondizionato delle amministrazioni locali. A giudicare dal comportamento del comune di Canino sul Pellico, ci permettiamo di sollevare dei dubbi in proposito.

La cascata del Pellico

Proposta di istituzione di un’area protetta nell’alta Valle del Timone nei comuni di Canino e Cellere.

L’area oggetto della proposta si estende su circa 400 ha, comprendendo l’alta valle del torrente Timone, affluente di sinistra del Fiora, nei comuni di Cellere e di Canino. La perimetrazione presentata dal Comune di Cellere, sul cui territorio ricade molta parte dell’area, attraverso un semplice studio di massima effettuato dai propri uffici tecnici, descrive una zona sostanzialmente omogenea dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, che comprende i centri abitati di Cellere (limitatamente al nucleo storico che si protende in direzione sud-ovest sul Timone) e di Pianiano (frazione del comune di Cellere). Il territorio è per la gran parte di proprietà pubblica (85% circa secondo le stime dei tecnici del Comune di Cellere), caratterizzato da una estesa copertura forestale (cedui di cerro), incolti (terreni alluvionali abbandonati) e piccole superfici sparse destinate a pascolo, coltivazioni residuali ortive e seminative.

Emergenze All’interno del territorio individuato dalla proposta di area protetta si trovano emergenze soprattutto di carattere storico-architettonico:

i centri storici di Cellere e di Pianiano;

la chiesa di S. Egidio del Sangallo a Cellere;

la ferriera abbandonata di Canino;

la vecchia cartiera di Canino;

due mulini ad acqua abbandonati lungo il Timone;

resti di costruzioni e manufatti di epoca etrusca e romana.

La ferriera di Canino

Dal punto di vista naturalistico, ad una prima analisi ed in base agli studi ed alla bibliografia di settore, non si riscontrano presenze di particolare rilievo rispetto al territorio circostante. In generale per le presenze naturalistiche sono da considerare gli studi effettuati sulle aree circostanti (bacino di Bolsena, valle del Fiora, selva del Lamone) le quali non sono separate fra di loro e dalla valle del Timone da effettive barriere naturali o artificiali. Sicuramente interessante la segnalazione della presenza della lontra (Lutra lutra, L.) nella bassa valle del Timone (Arcà, 1986), proveniente dal bacino del Fiora, di cui il Timone è affluente. Per il resto il patrimonio vegetazionale e faunistico è caratteristico degli ambienti boschivi e agricoli della Tuscia romana (maremma tosco-laziale), in condizioni di buono stato di conservazione generale. Sulla base dello studio curato da Venditteli all’inizio degli anni 90, l’area non è inserita in alcun sub-sistema suscettibile di valorizzazione turistica (probabilmente classificato come tale per carenza di infrastrutture di servizio). Tuttavia questa è collocata al centro (senza effettive soluzioni di continuità geografico-fisica) dei sub-sistemi di Castro (valle del Fiora – Parco Archeologico di Vulci), di Bolsena e di Tarquinia-Tuscania; si tratta di aree ad elevato valore storico, paesaggistico e naturalistico. Il contesto è quello dell’area vulsina, caratterizzato nella zona a nord ovest da un assetto fondiario che vede prevalere una struttura aziendale agricola medio-grande nelle zone collinari. La riforma fondiaria ha di fatto ridotto drasticamente la presenza di case sparse, permettendo il mantenimento di una sostanziale integrità del paesaggio.

Punti di forza:

patrimonio urbanistico e storico architettonico di indubbio valore, inserito in un contesto naturale ancora privo di fenomeni di alterazione di rilievo; ottimo potenziale ricettivo e di servizi di qualità, legati alla presenta di un consistente patrimonio immobiliare disponibile pubblico e privato ed a una produttività agricola di livello qualitativamente elevato; posizione centrale nell’ambito di un contesto territoriale di eccezionale valore storico ambientale con discrete possibilità di collegamento; sostegno incondizionato delle amministrazioni locali;
 

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