Apriamo il dibattito su questa controversa opera con un contributo di Luca Bellincioni e un documento ufficiale delle Associazioni locali del mondo imprenditoriale.
Ipotesi progettuale dell'aeroporto di Viterbo

 

  L'Aeroporto a Viterbo ( da un documento delle Associazioni del mondo imprenditoriale viterbese)

Le Associazioni del mondo imprenditoriale -Confindustria, Federlazio, Coldiretti, CIA, Confagricoltura, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Lega delle Cooperative, Confcooperative- e i Sindacati Cisl e Uil della provincia di Viterbo, riunitisi per affrontare il tema dello sviluppo del sistema aeroportuale del Lazio, si sono espressi, all’unanimità, a favore della localizzazione del terzo scalo della regione nella città di Viterbo, concordando sui seguenti aspetti: l’apertura dell’Aeroporto militare di Viterbo al traffico civile e commerciale può segnare una svolta nell’economia della Tuscia Viterbese; lo sviluppo dell’Aeroporto di Viterbo coincide con la costruzione, non più rinviabile, di un efficiente sistema aeroportuale regionale -sistema oggi sottodimensionato e condizionato da evidenti criticità- e dà impulso al riequilibrio del territorio laziale; gli investimenti delle Forze Armate per la realizzazione della nuova pista di volo da 1.500 x 30 metri, ultimata di recente, agevolano la scelta dell’Aeroporto civile a Viterbo, tanto più che le stesse Forze Armate si sono pronunciate a favore di questa prospettiva; la presenza dell’Aeroporto può costituire una leva importante per interventi che consentano di superare le gravi carenze infrastrutturali del territorio (potenziamento del trasporto ferroviario, completamento della Trasversale, sistemazione e miglioramento della viabilità); nella scelta per la individuazione del terzo scalo, si dovrà tenere conto delle valutazioni tecniche che scaturiranno dal tavolo attivato presso il Ministero dei Trasporti. Sono da considerare incoraggianti le dichiarazioni di autorevoli esponenti dell’Enac, che, sotto il profilo squisitamente tecnico, danno il vantaggio a Viterbo rispetto alle altre soluzioni proposte; la Camera di Commercio, la Provincia e il Comune di Viterbo hanno contribuito, fattivamente, con la costituzione della Savit SpA, a raggiungere, fino ad oggi, risultati di rilievo; la Provincia, il Comune di Viterbo e la Camera di Commercio hanno attivato, anche attraverso la Savit SpA, una serie di iniziative (in particolare, attività da parte degli Enti nazionali preposti ed erogazione di finanziamenti) che hanno consentito di dare concretezza al progetto per l’Aeroporto; la Savit SpA ha posto come obiettivo anche la collocazione dell’Aeroporto di Viterbo nel campo dell’aviazione commerciale e ha assunto l’impegno affinché questo processo, una volta avviato, veda protagonisti soggetti privati con chiare competenze e capacità, mentre agli Enti pubblici locali sarà assegnata la funzione di controllo della struttura; la mobilitazione di tanti soggetti a sostegno dell’Aeroporto nel capoluogo della Tuscia, deve essere considerata una ricchezza, una risorsa per quella lobby territoriale che oggi è certamente qualcosa di più di un semplice auspicio. E’ pertanto condivisa la convinzione che - le istituzioni, ai vari livelli, debbano promuovere lo sviluppo civile e commerciale dell’Aeroporto di Viterbo, anche ricercando il consenso degli Enti degli altri territori interessati al decollo dell’infrastruttura (significativi, a questo proposito, i pronunciamenti favorevoli della Camera di Commercio e della Provincia di Rieti), e i rappresentanti del territorio in Parlamento e alla Regione Lazio debbano svolgere un ruolo propositivo nei confronti nel Ministero dei Trasporti; - una volta avviata la realizzazione della struttura civile, questa debba essere aperta al coinvolgimento di privati con specifiche competenze nel settore, mediante una procedura ad evidenza pubblica e sotto il controllo degli Enti pubblici oggi presenti nella Savit SpA.

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Il terzo aeroporto a Viterbo ovvero l’apocalisse della Tuscia (di Luca Bellincioni)

E’ ormai ufficiale: il terzo scalo aeroportuale del Lazio sarà a Viterbo. Se l’annuncio del ministro ha suscitato un tripudio nelle “poltrone” del Viterbese, esso ha però lasciata assi perplessa una grande fetta della società che credeva (e crede tuttora) nella Tuscia come un territorio ove davvero poter sperimentare il concetto (tanto sbandierato a destra e manca) di “sviluppo sostenibile”. Molti infatti sono i dubbi circa l’impatto ambientale e paesaggistico che avrà la gigantesca opera: ad esempio, contando la vicinanza dell’area dell’aeroporto con il Bulicame e con tutta la zona termale, con lo splendido sito archeologico di Castel d’Asso, e, non ultima, con la stessa magnifica Tuscania (oggi uno dei centri più visitati del Viterbese), la quale vedrà svanire i propri secolari silenzi maremmani dal sibilare continuo ed incombente degli aeroplani. Un aspetto peraltro, quest’ultimo, da non sottovalutare, poiché l’inquinamento acustico e visivo determinato dal “vai e vieni” degli aerei peserà su un’area assai più vasta di quella dell’aereoporto: anzi, pensando alle rotte che i velivoli effettueranno (verso Siena, verso Perugia e verso Roma) praticamente tutto il territorio della Tuscia sarà invaso dal traffico aereo con un risultato disastroso per la quiete, prima proverbiale, delle terre degli antichi etruschi ma anche per la qualità stessa dell’aria. Alcune zone come la bassa Tuscia, Pensiamo ai monti della Tolfa e della Valle del Biedano - che già risentono degli scali civili e militari del litorale - vedranno i propri cieli solcati in continuazione dagli aerei, in stridente contraddizione con la loro qualità (che andrebbe invece assolutamente salvaguardata) di aree naturali ancora selvagge. Del resto, sappiamo tutti che il terzo scalo a Viterbo servirà per portare ulteriori turisti nella Val d’Orcia, in Umbria e a Roma, favorendo quindi non il territorio della Tuscia ma aree le quali oggi già possiedono enormi flussi turistici, che vedranno così vieppiù incrementati. Insomma una vera e propria nuova (l’ennesima) servitù. Dopo le centrali di Civitavecchia e di Montalto con i grandi elettrodotti che squarciano la Maremma viterbese, dopo i folli progetti di impianti eolici e di centrali a biomasse nelle zone più intatte ed pregiate della provincia, veniamo dunque anche a questa faraonica idiozia dell’aeroporto, idea sostenuta chiaramente da chi non ha alcun amore per questa terra ma solo ed esclusivamente interessi (direttamente o indirettamente) personali, oppure da chi sia semplicemente legato ad un’ideologia di sviluppo vecchia, soprassata e anche un po’ demenziale, basata sulla trasformazione totale e completa del territorio, con la sua conseguente perdita di identità e di specificità: un processo che applicato alla Tuscia alla lunga la porterebbe a divenire una sorta di gigantesco dormitorio sia della vicina metropoli romana sia del grande distretto industriale che verrebbe inevitabilmente a realizzarsi a Viterbo e nelle zone limitrofe. Un progetto, in definitiva, che suona come l’ennesima e ultradecennale conferma dell’incapacità della classe politica della Tuscia di saper valorizzare adeguatamente questo territorio e di dargli un indirizzo ben preciso e condiviso. L’aeroporto apporterebbe infatti gravissimi danni all’immagine turistica del territorio tutto, già d’altro canto interessato, negli ultimi anni, da inquietanti fenomeni di degrado come l’incontrollato proliferare di piccoli insediamenti produttivi sparsi in aree ambientali di pregio, con grande erosione delle risorse paesaggistiche della provincia. Una volta realizzato l’aeroporto, d’altronde, ci si troverebbe di fronte il problema dei trasporti che come sappiamo sono piuttosto scadenti tra Viterbo e Roma ma anche tra Viterbo e Siena e Perugia: così si darebbe il via ad altri progetti altrettanto faraonici di autostrade e superstrade finora falliti non solo per mancanza di fondi ma anche per l’evidente vocazione agro-pastorale e turistica della Tuscia. Come potrebbe allora conciliare la tutela di beni archeologici e paesaggistici sparsi ovunque nella provincia con la creazione di nuove infrastrutture in funzione dell’aereoporto? Di ciò ancora non si parla, ma chi è lungimirante, e vede purtroppo nella storia il ripetersi sempre degli stessi fatti, non può non vedere chiaro che la creazione dell’aeroporto costerà una trasformazione totale dell’assetto territoriale della provincia. Di questo passo addio alla Tuscia, ossia a ciò che noi oggi conosciamo come Tuscia, vale a dire un’area agricola e naturale di eccezionale pregio, caratterizzata da una straordinaria armonia fra beni archeologici e paesaggistici, e che proprio su queste risorse, in quanto oggi divenute assai rare in Italia, dovrebbe poggiare il proprio futuro, tramite seri progetti per la conservazione del territorio e del paesaggio storico (ad esempio tramite l’istituzione di un vasto parco nazionale) e nuove (e veramente “europee”) strategie di promozione e valorizzazione delle proprie bellezze. Invece, gli amministratori locali, servi di pochi avidi speculatori, stanno svendendo la Tuscia al cancro del progresso cieco e demente, che “progresso” niente affatto è, ma pura barbarie e violenza contro un bene che ci è stato generosamente tramandato dai nostri saggi antenati e che purtroppo una volta distrutto non sarà più riproducibile: il territorio.
 

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