Tutela ambientale e risorse energetiche: la Tuscia ha già dato? Una riflessione su un tema di grande attualità. Pubblichiamo una lettera inviataci dal prof. Bellincioni.
Ambiente nella Tuscia viterbese

  Mi ha seriamente preoccupato la notizia della possibile creazione di una centrale elettrica a biomasse a Canino. Io credo che l'alto Lazio etrusco abbia già dato abbastanza in fatto di energia (pensiamo a Civitavecchia e Montalto, ma anche a Latera) e che, visti i recenti fenomeni di deterioramento ambientale e paesaggistico, andrebbe invece progettato un serio piano di bonifica, restauro e valorizzazione del territorio.
Canino ad esempio ha grandi potenzialità in fatto di turismo ambientale, escursionistico, culturale ed enogastronomico, ma non è stato ancora mai fatto nulla per promuovere questa vocazione. Costruire una centrale a biomasse, ad esempio, costituirebbe un serio colpo al paesaggio della Maremma laziale, che - come ho cercato di ricordare nell'articolo sul Parco nazionale - meriterebbe ben altra considerazione.
E' ora di farla finita di considerare la Maremma laziale, una delle poche zone della regione rimaste relativamente integre, come terra "vuota" da "riempire" ad ogni costo, poichè è proprio questo "vuoto" che, se valorizzato, potrebbe costituire un motore di sviluppo nonché una riserva di benessere economico ed ecologico per le generazioni future.
Basta con la devastazione della Tuscia: guardiamo a cosa sta accadendo nella non lontana Val d'Orcia, in Toscana, con gli ambientalisti di tutta Italia che stanno facendo un pandemonio per la costruzione di qualche villetta a Monticchiello, frazione di Pienza. Nella Tuscia potrebbero costruire una nuova città intera e nessuno se ne curerebbe!
Pensiamo che una centrale elettrica significa nuovi elettrodotti (non ce ne sono già troppi in zona?), nuove opere di urbanizzazione, nuovo inquinamento, grave deterioramento dell'immagine turistica della zona e in particolare di quella delle aziende agrituristiche e agricole. Vogliamo questo per la Tuscia? Allora diciamo sì alla centrale. Vogliamo un serio sviluppo economico e la diffusione finalmente del turismo? Allora lasciamo perdere folli progetti impattanti sul territorio: puntiamo sulla valorizzazione dell'agricoltura maremmana e dei suoi prodotti, della sua natura e della sua storia, e iniziamo a parlare di un parco Nazionale dell'Etruria laziale.
 

 

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