E’ vero che la Tuscia è ancora una “terra di passaggio”, ma è anche vero che nulla in tanti anni è stato fatto per arginare o per invertire questa tendenza.
Capodimonte visto dalle colline della strada per Piansano

  Tempo fa, sul "Corriere di Viterbo" (mi sembra) leggevo un articolo in cui si lamentava un presunto fallimento del turismo nella Tuscia quest’estate. Si diceva che, in ambito turistico (regionale, nazionale e internazionale), la Tuscia era ancora considerata una “terra di passaggio” tra Umbria e Toscana da un lato e Roma dall’altro. Si diceva inoltre, sulla base - pare - di un sondaggio tra gli addetti ai lavori, che forse le cause di tale crisi fossero da ricercare in una presunta assenza di strutture ricettive. Veramente c’è qualcuno che crede che tale crisi, se di crisi si tratta, sia da additare alla mancanza di strutture ricettive?
E’ vero che la Tuscia è ancora una “terra di passaggio”, ma è anche vero che nulla in tanti anni è stato fatto per arginare o per invertire questa tendenza. Facciamo esempi concreti: sì, da un lato c’è Roma che rimane un attrattore imparagonabile nell’immaginario collettivo, e perciò una meta che oscura un po’ tutto il resto. Dall’altro lato, però, è notorio come Toscana ed Umbria siano riuscite, tramite una sana politica di tutela e promozione del territorio, ad assicurarsi un enorme flusso di turismo ambientale, culturale ed eno-gastronomico non di passaggio (“alla mordi e fuggi”) ma stanziale, “di soggiorno”. Turismo ambientale, culturale ed eno-gastronomico oggi in straordinaria crescita, e che porta reali ed effettivi vantaggi economici alle comunità locali, anche alle più piccole, a quelle che sarebbero altrimenti destinate allo spopolamento o peggio alla speculazione edilizia in funzione delle città.
Nei confronti di Toscana ed Umbria, lo sappiamo tutti, gli abitanti della Tuscia hanno peccato sempre, sbagliando, di un certo complesso di inferiorità. Forse la vicinanza a Roma ha pesato non poco, ma quel che ha pesato ancora di più sono state le scelte sbagliate delle amministrazioni locali, soprattutto nell’ultimo decennio. La realtà è questa: la Tuscia possiede ancora oggi un patrimonio ambientale (naturalistico e paesaggistico), artistico e culturale straordinario, invidiatole da tutta Italia. Tuttavia tale patrimonio, anziché essere tutelato, valorizzato e promosso sta venendo giorno dopo giorno deturpato e dunque “indebolito”. Cosa spinge i turisti a scegliere la Toscana e l’Umbria per soggiorni più lunghi e la Tuscia solo per pernottamenti fugaci (tolte vacue eccezioni in riva al Lago di Bolsena)? Non è solo la presenza o meno di città e cittadine eccezionali sotto il profilo monumentale, bensì è anche un problema d’immagine, di marketing territoriale. Di fronte al turismo nazionale, la Tuscia è ancora semi-sconosciuta, non ha un’immagine vincente e soprattutto non è tutelata. Come è noto, uno degli aspetti che fa ad esempio della Toscana una terra ad alta vocazione turistica è la cura del paesaggio. Certo, non possiamo paragonare l’estensione di una realtà regionale (Toscana) ad una realtà provinciale come la Tuscia viterbese, in cui tutti gli elementi “produttivi” impattanti (edilizia, industria e commercio) hanno dovuto convivere con le preminenti attività agricole e con la tutela dell’ambiente in un’area molto piccola: ma possiamo affermare con certezza, che alcuni gravi errori sono stati commessi. Ad esempio, come tutti gli esperti di marketing territoriale sanno bene, le strade sono un po’ il biglietto da visita di una regione per il turista interessato all’arte, alla natura e all’enogastronomia, turista che quasi sempre si sposta con mezzi propri, in auto, camper o moto.
Ed è qui il punto debole della Tuscia: guardiamo come è stata ridotta la Via Cassia negli ultimi dieci anni. E stiamo parlando solo del tratto in provincia di Viterbo, lasciando stare quello (ormai totalmente devastato) in provincia di Roma. La Via Cassia è una delle “porte d’accesso” della Tuscia (anche pensando alle potenzialità dell’itinerario della Via Francigena), ed oggi la cura del paesaggio concorre alla creazione di un’immagine vincente di un comprensorio nell’ambito del turismo ambientale e culturale. Ebbene su questa strada è stato permesso di tutto, tant’è che dell’antica bellezza della campagna rimangono solo piccoli scampoli qua e là. Guardiamo, ad esempio, cosa è successo lungo tutto il tratto che tocca il territorio di Montefiascone, che pare ormai una periferia urbana in stile romano, tra Montefiascone e Viterbo, con capannoni qua e là a sfregiare le campagne; guardiamo cosa sta accadendo tra Acquapendente e Bolsena, con capannoni e costruzioni orrende; o ancora tra Bolsena e la stessa Montefiascone: perché uno dei paesaggi più belli della Tuscia, il Lago di Bolsena, sta soccombendo sotto il cemento di edificazioni sparse e di pessimo gusto, mentre nei luoghi turistici del vicino Senese si fanno pressoché soltanto ristrutturazioni e le costruzioni, quando sono permesse, sono rigorosamente in stile? Guardiamo infine il tratto che passa accanto a Viterbo, ove da un mare di cemento non svetta più solo il povero (splendido) campanile bicromo del Duomo, ma anche una vera e propria selva di gru, con palazzoni e altre strutture orripilanti in costruzione… Per non parlare, poi, degli enormi complessi residenziali in costruzione presso Monterosi, che hanno massacrato, nel silenzio di tutti (a cui io, personalmente, non mi sono abbassato) uno dei tratti stradali più pittoreschi dell’Alto Lazio.
Purtroppo, la generale distruzione in atto non ha colpito solo la Cassia, ma anche strade secondarie, e l’elenco è lungo: dal degrado che incombe ormai intorno a Piansano e sulla strada per Valentano (capannoni e villette in costruzione), tra Marta e Capodimonte (con i soliti capannoni deturpanti, villette e centri residenziali dappertutto), tra Tuscania e Marta (edificazioni sparse), tra Barbarano e Blera (ancora edificazioni sparse nuove di zecca, e spesso misteriosamente abbandonate), sulla stessa Tuscanese (con capannoni e varie costruzioni, soprattutto verso Viterbo), intorno a Tarquinia e Montalto (villette in costruzione non solo verso mare – l’Aurelia è ormai inguardabile - ma anche verso l’interno con le sue solitarie campagne), e potrei continuare ancora a lungo.
Il paesaggio sulle strade (“on the road”) è oggi il biglietto da visita per il turismo di qualità, l’unico e vero turismo a cui la Tuscia dovrebbe mirare e a cui mira da anni. E oggi questo biglietto da visita nella Tuscia sta divenendo davvero pessimo. Pensiamo allora, per far un eloquente esempio, al turista che transita sulla Cassia provenendo dalla Toscana, e che, dopo i magnifici paesaggi delle Crete Senesi e della Val d’Orcia, entra in territorio laziale: dopo un primissimo e piacevole tratto che borda la Riserva del Rufeno (e sulla strada, comunque, già si ammirano alcuni impossibili e deturpanti capannoni), egli incontra dapprima i capannoni appena fuori Acquapendente, poi la speculazione edilizia di San Lorenzo Nuovo e Bolsena, infine (dopo un brevissimo quanto splendido tratto tra uliveti e querceti secolari) il degrado totale di Montefiascone. Come potrà, dunque, questo turista non pensare alla Tuscia come ad una zona semplicemente di transito?
Il paesaggio è oggi considerato come un elemento fondamentale nel complesso delle attrattive turistiche. Non è più come in passato quando agli occhi del turista la struttura ricettiva “valorizzava” il luogo: ora, viceversa, è il luogo a valorizzare la struttura ricettiva. Si pensi, a tal proposito, all’exploit agrituristico in Umbria e in Toscana: non è certo il cemento ad attrarre i turisti, ma la bellezza del paesaggio (in Italia oggi divenuta cosa rara, preziosa e quasi sempre remunerativa), valorizzato da strutture possibilmente d’epoca o in stile, e comunque ben inserite nell’ambiente. Nella Tuscia, invece, con quello che sta succedendo lungo quasi tutte le strade (che, fortunatamente, in questa provincia non sono moltissime), spesso il turista ha l’immagine di una zona “degradata”! Siamo al colmo! E’ mai possibile ciò? Stiamo parlando della Tuscia, una delle zone più belle e meno popolate d’Italia, culla della civiltà etrusca!
Ecco il risultato di una politica cieca verso la tutela, la valorizzazione e la promozione del paesaggio: un’immagine turistica deviata e deformata del proprio territorio, che viene così svilito e spregiato agli occhi della domanda turistica.
Concludendo, e tornando all’articolo cui avevo accennato all’inizio, non credo che il turismo nella Tuscia possa essere incentivato con dell’altro cemento, semmai con qualche abbattimento! Iniziamo a guardare in faccia la realtà: anche la Tuscia vuole man mano divenire una periferia di Roma, ed entrare a fare parte nel giro di vent’anni della sua area metropolitana? O si vuole davvero iniziare a elaborare progetti di valorizzazione turistica seri e a lungo termine. Se quest’ultima ipotesi ci pare più consona, come spero, allora esigiamo dagli amministratori locali che questo territorio venga finalmente innanzitutto tutelato (magari tramite l’istituzione di nuovi e più ampi parchi naturali), e poi adeguatamente pubblicizzato. Solo così da “terra di passaggio”, la Tuscia potrebbe divenire “terra di soggiorno”.
 

Temi

Gli Etruschi
Gli Etruschi
I Farnese
I Farnese
Canino
Canino
Luciano Bonaparte
Luciano Bonaparte

 

Interventi
Interventi
Personaggi
Personaggi
Tuscia
Tuscia
Calendario di Lucrezia
Calendario di Lucrezia

 

Antropologia
Antropologia
Teatro
Teatro
Tuscia vista dal cielo
Tuscia vista dal cielo
Artisti
Artisti

 

Primo piano