Le riflessioni emerse durante il convegno organizzato dal Comitato per la promozione dell’Imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Viterbo.

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  Porre come tema centrale il malessere dei giovani in un convegno proposto dalla Camera di Commercio di Viterbo, potrebbe apparire come una forzatura, ma se posto in relazione al benessere economico e ai ritmi di lavoro, allora la questione assume un’altra connotazione che merita di essere approfondita. È quanto avvenuto nei giorni scorsi (martedì 6 dicembre) nella Sala conferenze di via Fratelli Rosselli, durante i lavori del Convegno “Disagio giovanile: figlio del benessere?”, organizzato dal Comitato per la promozione dell’Imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Viterbo, nell’ambito delle iniziative di “Viterbo con Amore”.
Ma cos’è che porta gli adolescenti di oggi a vivere un malessere così profondo?

  Don Alberto Canuzzi, presidente del CeIS “S. Crispino” e presidente onorario di “Viterbo con Amore”, non ha dubbi: “Ai nostri ragazzi manca la sapienza della vita, la capacità di vivere nella sua interezza la dimensione umana e familiare. Ciò genera in loro confusione e sbandamento e alla fine non sanno distinguere tra ciò che è bene e ciò che è male”.
Un confusione su cui concorda Raffaella Iacoucci, ricercatrice al Dipartimento di Scienze demografiche dell’Università “La Sapienza” di Roma: “Negli ultimi decenni il nucleo familiare ha subito forti mutamenti, che di certo hanno reso più complessa e difficile la crescita dei figli. Basti pensare alle separazioni con il moltiplicarsi delle figure genitoriali, o all’iperattenzione di nonni e bisnonni, o agli scontri tra mondi generazionali divenuti sempre più distanti. A tutto ciò si aggiunga il progressivo isolamento dei giovani dovuto dalla crisi delle nascite: molti ragazzi non hanno fratelli, cugini e coetanei con i quali avere rapporti”.
E poi c’è il lavoro - interviene Vita Sozio, presidente del Comitato per la promozione dell’Imprenditoria femminile - che nella maggior parte dei casi porta entrambi i genitori lontano di casa per l’intera giornata, e quindi a trascurare le esigenze dei figli. Da qui nascono quei disagi di cui spesso ci si accorge solo quando è tardi. A mio avviso bisogna supportare soprattutto la donna nel suo ruolo familiare, anche perché proprio da lì trae la sua forza. Per fare ciò c’è bisogno di organizzare l’orario di lavoro in modo da facilitare i rapporti familiari”.

  Sulla stessa lunghezza d’onda è Maria Antonietta Russo, consigliera di parità della Provincia di Viterbo: “La normativa nazionale e comunitaria in tema di diritto della famiglia tende a tutelare il minore, ma all’atto pratico si rivela insufficiente. Una soluzione potrebbe venire dalla diffusione di forme di lavoro più flessibili come il telelavoro, il part-time reversibile o il lavoro a domicilio. Ma affinché tutto ciò si possa realizzare è auspicabile una maggiore sinergia tra le istituzioni, gli attori sociali e ovviamente le imprese”.
La prima adesione a questo appello arriva da Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo: “Da diversi anni stiamo contribuendo a far crescere una cultura di impresa che tenga conto della realtà sociale in cui si opera e delle ricadute che questa produce, sotto tutti i punti di vista. Siamo convinti infatti che nel modello di sviluppo Tuscia Viterbese, così caratterizzato dalla crescita endogena, il perseguimento di determinati standard qualitativi preveda anche l’attenzione al benessere non solo economico delle persone”.
 

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