Ospiti della Croce Rossa di Canino 10 bambini sahrawi (ex Sahara Occidentale), per i quali è stata organizzata una bellissima festa

La Croce Rossa di Canino ha ospitato nella suggestiva cornice del chiostro di San Francesco 10 bambini sahrawi (ex Sahara Occidentale) ed i loro accompagnatori della Croce Rossa di Tarquinia.
E’ stata una serata all’insegna della solidarietà con buona cucina, musica e giochi che ci ha fornito l’occasione per prendere coscienza del dramma di un popolo dimenticato e costretto a vivere da oltre 25 anni profugo nel deserto. Il Sahara Occidentale è una regione ricca di polifosfati e riserve petrolifere compresa tra il Marocco e la Mauritania.
E' grande circa come l'Inghilterra (266.000 Km quadrati per una popolazione di circa 250.000 abitanti). Sino al 1975 è stata colonia spagnola. In quell'anno la Spagna si è impegnata a rispettare il diritto all'autodeterminazione del popolo Sahrawi. Ma al ritiro delle truppe spagnole seguì immediatamente l'invasione da parte di Marocco e Mauritania che si contesero sino al 1979 il territorio, quando il Marocco occupò l'intera area. Migliaia di profughi si accamparono allora nel deserto algerino del Tindurf in fuga dai bombardamenti dell'esercito marocchino. Doveva essere una soluzione provvisoria e invece da allora vivono sotto le tende, unico riparo al caldo torrido estivo e al clima rigido invernale.
Senza luce, senz'acqua (quella estratta con le pompe viene centellinata) , senza vegetazione, questa gente sopravvive grazie agli aiuti internazionali e a una solida struttura comunitaria che permette una divisione equa del poco disponibile. Regole di vita ferree hanno permesso di far fronte alle emergenze: le epidemie sono state debellate con un'igiene accurata. Ma venticinque anni in queste condizioni hanno logorato anche questo popolo nomade abituato alle avversità del deserto.
I sahrawi - letteralmente: gente del deserto - sono frutto di un incontro tra i berberi che abitavano il Sahara e gli arabi provenienti dallo Yemen. Un popolo che ha sempre vissuto in bilico tra la cultura araba e quella africana. Forse anche per questo la loro lingua, l'hassanya, si è conservata molto più vicina all'arabo classico di quanto non lo sia l'arabo parlato in altri Paesi. Anche la religione, l'islam sunnita, ha evitato involuzioni integraliste. Nel deserto i sahrawi, quando si sono resi conto che il rientro non sarebbe stato immediato, si sono ridislocati secondo le zone di provenienza e hanno ricostruito le loro wilaya (regioni): El Aaiun, Smara, Dakhla e Auserd. E hanno coltivato la loro musica, la pittura, e soprattutto curato l'educazione dei bambini e l'alfabetizzazione degli adulti. Ai tempi della colonizzazione spagnola il 95 per cento della popolazione era analfabeta, ora nei campi, dopo 25 anni di esilio, il 90 per cento dei profughi sa leggere e scrivere. Molti giovani vengono inviati a proseguire gli studi all'estero.
Una sfida per il futuro. Intanto sono riusciti a fare miracoli nel deserto, come produrre ortaggi in qualche campo coltivato con l'acqua estratta da decine di metri sottoterra che al suo passaggio lascia la sabbia incrostata di sale. Servono ai più bisognosi - donne incinta, vecchi e bambini - così come le proteine fornite dalle uova di un allevamento di polli costruito grazie agli aiuti internazionali. Per il resto, il panorama negli ultimi tempi si è arricchito di qualche capra che vaga alla ricerca di cibo tra i rifiuti, accontentandosi, a volte, in mancanza d'altro, addirittura della carta.
A governare i circa 165 mila profughi sahrawi - questa la cifra fornita nel 2000 dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati - è la Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd), proclamata il 27 febbraio del 1976 dal Fronte popolare per la liberazione di Saguia el Hamra e Rìo de oro (Fronte Polisario).
Uno stato senza territorio. Per ora. E per conquistarlo si è battuto il Fronte polisario, fino al 1991 con le armi, poi con la diplomazia. Il piano di pace iniziale Onu, varato nel 1991 prevedeva il diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi. Da esercitare attraverso un referendum con il quale i sahrawi potranno scegliere tra l'indipendenza e l'integrazione nel regno marocchino. Un referendum che avrebbe dovuto svolgersi entro un anno ma che dopo oltre dieci anni rimane ancora un miraggio.

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